Alla Caserma “La Marmora” di Roma, sede del Reparto Operativo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), sono stati presentati oggi 337 beni culturali rimpatriati dagli Stati Uniti, all’esito di operazioni concluse tra il dicembre 2025 e l’aprile 2026.
All’iniziativa sono intervenuti il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, l’Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Tilman J. Fertitta, il Comandante dei Carabinieri CUMS Palidoro, Generale Massimo Mennitti e il Comandante Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, Generale Antonio Petti.
I beni recuperati comprendono prevalentemente reperti archeologici, materiali archivistici e opere d’arte, in larga parte provenienti da scavi clandestini o sottratti a istituzioni culturali e successivamente immessi nel mercato internazionale.
Per le operazioni di ricerca e recupero il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale ha collaborato con le competenti autorità investigative e le Forze di polizia statunitensi (Manhattan District Attorney’s Office, il Federal Bureau of Investigation e l’Homeland Security Investigations). L’attività articolata su più livelli – investigativo, giudiziario e istituzionale – ha consentito il recupero e il rimpatrio di beni illecitamente sottratti e trasferiti all’estero.
“La cultura – ha dichiarato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli – non si perde, non si dimentica, ma si tutela, si recupera e, sopra tutto, si restituisce alla collettività. Queste testimonianze preziose saranno ora oggetto di studio, Tutela e valorizzazione affinché possano tornare ai luoghi di provenienza e alla fruizione pubblica. L’eccellente risultato che celebriamo oggi è frutto di un lavoro corale, che coinvolge istituzioni, forze dell’ordine, esperti di Italia e Stati Uniti. Il nostro – ha concluso l’esponente dell’esecutivo – è un impegno che guarda al futuro: proteggere il nostro patrimonio significa difendere la memoria, rafforzare l’identità e trasmettere alle nuove generazioni il valore della cultura come bene pubblico universale”.
“Oggi ricorre il 25° anniversario della stretta collaborazione tra le forze dell’ordine italiane e statunitensi, tra cui l’Arma dei Carabinieri, Homeland Security Investigations e il Federal Bureau of Investigation. Questa partnership – ha spiegato l’Ambasciatore Usa Tilman J. Fertitta – riflette il nostro impegno condiviso nella tutela del patrimonio culturale e nel contrasto al traffico illecito di reperti. Rappresenta un esempio concreto di ciò che possiamo realizzare insieme: preservare tesori di inestimabile valore, garantire il rispetto dello Stato di diritto e rafforzare i legami duraturi tra gli Stati Uniti e l’Italia per le generazioni future”.
“Siamo di fronte a un fenomeno criminale complesso, capace di alimentare circuiti transnazionali sempre più sofisticati – ha detto il Comandante TPC, Generale Antonio Petti, aggiungendo – per contrastare con fermezza l’espoliazione del nostro patrimonio culturale è necessaria una risposta tempestiva e, soprattutto, fondata su una cooperazione investigativa senza confini. Solo attraverso una sinergia operativa costante con le Autorità estere possiamo interrompere la catena del profitto illecito e restituire alla collettività le tracce della nostra storia”.
“La cooperazione internazionale di polizia, oltre a favorire una preziosa conoscenza reciproca, permette di ricostruire la nostra memoria collettiva recuperando opere che, come “figlioli prodighi”, vengono riaccolte con un apprezzamento e un affetto persino superiore a quello goduto prima della loro perdita”, ha aggiunto il Comandante dei Carabinieri CUMS Palidoro, Generale Massimo Mennitti.
Dei 337 beni rimpatriati, 221 sono rientrati grazie alla collaborazione con il Manhattan District Attorney’s Office, mentre i restanti 116 sono stati recuperati il 10 aprile 2026 attraverso l’attività congiunta del Federal Bureau of Investigation, dell’Homeland Security Investigations, del District Attorney’s Office e, in un caso, con il contributo della casa d’aste Christie’s di New York.
Tra i reperti di maggiore rilievo figurano una testa in marmo di Alessandro Magno (I secolo d.C.) rinvenuta nel Foro Romano, una scultura in bronzo trafugata a Ercolano e due sculture egizie in basalto. Il nucleo di opere restituito grazie alla collaborazione con la Procura distrettuale di Manhattan include inoltre una selezione di opere databili tra il V secolo a.C. e il III secolo d.C., tra cui sculture, bronzi, ceramiche e oggetti di oreficeria.
Il gruppo recuperato con il Federal Bureau of Investigation comprende bronzi e terrecotte dall’Età del Ferro al periodo ellenistico, mentre tra i beni restituiti grazie all’assistenza dell’Homeland Security Investigations figurano un timone navale, un vaso canosino e un insieme di monete di epoca romana.
Il rimpatrio di questi beni è il frutto di indagini complesse e di un lavoro di collaborazione internazionale che negli ultimi anni si è progressivamente rafforzato nel contrasto al traffico illecito di opere d’arte.
Il 5 dicembre 2025, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli e l’Under-Secretary per la Diplomazia Pubblica degli Stati Uniti, Sarah Rogers hanno rinnovato il Memorandum d’Intesa tra Italia e Stati Uniti che disciplina la cooperazione bilaterale nel settore. L’accordo ha esteso le restrizioni all’importazione di alcune categorie di beni archeologici italiani e ha rafforzato i controlli doganali, insieme allo scambio di informazioni tra le autorità dei due Stati.
A questo si affianca la collaborazione con istituzioni museali e accademiche statunitensi, che si integra con le attività investigative e consente restituzioni, prestiti a lungo termine e progetti di ricerca condivisi.
Dal 2022 a oggi sono rientrate in Italia migliaia di opere, per un valore complessivo stimato in decine di milioni di euro. Un risultato che conferma anche il ruolo degli Stati Uniti all’interno delle principali rotte del traffico internazionale, in un mercato articolato che coinvolge antiquariato, case d’asta e collezionismo, sia pubblico sia privato.
I beni presentati oggi rientrano in questo quadro e offrono una testimonianza della produzione artistica e materiale dell’Italia antica, dall’età villanoviana al periodo romano ed ellenistico, con presenze etrusche, greche, italiche ed egizie. Il loro rientro consente di ricondurre opere disperse ai contesti di origine e di renderle nuovamente accessibili allo studio e alla fruizione pubblica.
L’operazione conferma l’efficacia della sinergia sul piano investigativo, giudiziario e diplomatico e contribuisce al contrasto del traffico illecito, con effetti rilevanti anche sotto il profilo economico e culturale, restituendo alla collettività una parte del patrimonio.
