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Massimiliano Colasuonno Taricone, Console Onorario della Repubblica del Ghana a L’Aquila: “Qui nessuno chiede carità, ma partnership alla pari. Tra Italia e Ghana c’è un potenziale straordinario ancora inespresso. Il mio ricordo più bello? Gli occhi lucidi di mio padre quando gli raccontai della mia nomina”

Redazione by Redazione
15 Aprile 2026
in Interviste
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Massimiliano Colasuonno Taricone, Console Onorario della Repubblica del Ghana a L’Aquila: “Qui nessuno chiede carità, ma partnership alla pari. Tra Italia e Ghana c’è un potenziale straordinario ancora inespresso. Il mio ricordo più bello? Gli occhi lucidi di mio padre quando gli raccontai della mia nomina”
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Ci sono vite che sembrano seguire una rotta precisa ancor prima che chi le vive ne sia consapevole. Quella di Massimiliano Colasuonno Taricone è una di queste. È la storia di un uomo che, tornando in Ghana dopo anni, ha sentito “gli odori, i luoghi, i suoni dell’infanzia innescare qualcosa di irresistibile”, e che da quel momento ha scelto di costruire un ponte stabile tra l’Italia e uno dei Paesi più dinamici dell’Africa occidentale.

Imprenditore di terza generazione, cresciuto all’ombra della visione pionieristica del nonno — fondatore della Trasacco Group negli anni in cui il Ghana era ancora la Gold Coast — Massimiliano Colasuonno Taricone ha saputo trasformare un’eredità familiare in una missione contemporanea. Dopo aver contribuito per vent’anni alla realizzazione di stadi, infrastrutture pubbliche, strutture alberghiere e dei più alti grattacieli del Paese, ha dato vita nel 2007 a Casa Trasacco, società che oggi rappresenta un crocevia strategico per l’arredo design tra Europa e Africa e un incubatore di progetti dedicati alla valorizzazione del made in Ghana.

Il suo sguardo, però, non è solo economico. È culturale, umano, diplomatico. “Il Ghana è casa mia, io sono ghanese… e allo stesso tempo sono italiano”, afferma. Una doppia appartenenza che nel 2016 è stata riconosciuta ufficialmente con la nomina a Console Onorario del Ghana in Italia, con competenza territoriale in Abruzzo, Umbria, Toscana e Liguria, ruolo che interpreta con una naturalezza rara, frutto di una vita trascorsa a cavallo tra due mondi.

Il Console racconta oggi un Paese “resiliente, flessibile, aperto”, ma soprattutto un Ghana capace di sorprendere chiunque sappia guardarlo senza stereotipi. E lo fa con la lucidità di chi conosce a fondo le sue sfide, con l’affetto di chi ne ha vissuto la magia da bambino, e con la determinazione di chi continua a credere che tra Italia e Ghana, a cominciare dal suo Abruzzo, ci sia “una brace ardente sotto la cenere”, pronta a trasformarsi in una collaborazione straordinaria.

Console, come si lega la sua storia personale al Ghana? “Mio nonno, nei primi anni 60, molto prima che nascessi, emigrò in Ghana, in cerca d’oro. Anche se lo Stato africano all’epoca veniva chiamato “Gold Coast”, non trovò proprio nulla, tuttavia sul posto intuì il grande potenziale che c’era nel Paese. Fu così che fondò la Trasacco Group, scegliendo come nome proprio quello del paesino dell’Abruzzo dal quale era emigrato. All’apice del suo splendore, purtroppo dopo la sua dipartita, l’intero gruppo contava dodici industrie sinergiche nelle costruzioni, con oltre 4.000 dipendenti. Purtroppo i tempi oggi sono cambiati e le persone sono diverse, si è persa molta umanità”.

Come descriverebbe il suo rapporto personale con il Paese? Cosa l’ha colpita di più la prima volta che è stato ad Accra? “Della mia primissima infanzia, ricordo il profumo del pane che faceva mia nonna la domenica, con il poco che si poteva recuperare in quegli anni, soprattutto con viaggi interminabili in auto a Lome (Togo) e Abidjan (Costa D’avorio). Andavamo a mangiare i nostri panini ad Aburi, una collina a nord di Pantang, dove abitavamo. Assieme a un amico di mio nonno che aveva una radiolina AM con un’antenna lunghissima tutta inclinata, eravamo sempre alla ricerca di una spora di segnale, e a volte, quasi fosse un miracolo, fioco fioco riuscivamo a sentire “Tutto il calcio minuto per minuto”. Erano davvero momenti magici per tutti noi, stretti attorno a quella radiolina. Purtroppo però, quando ero ancora piccolo, sopraggiunsero tempi difficili, e mia nonna mi riportò a Roma non essendo il Paese più sicuro per noi. Fu così che perdemmo quasi tutto quello che mio nonno aveva costruito. Non sono più tornato in Ghana per anni. Anche dopo i miei studi universitari a Roma non  prendevo in considerazione un ritorno in Africa, anche perché al tempo avevo iniziato una brillante carriera, in un settore che adoravo, che mi faceva girare il mondo. Mio zio, l’attuale Chairman del gruppo, un visionario incredibile, con la sua perseveranza riuscì nel frattempo a recuperare tutto, e perfino ad accrescere il Gruppo. Fu lui a fare di tutto per farmi tornare in Ghana, e alla fine ci riuscì. E devo dire che appena sono tornato, gli odori, i luoghi, i suoni della mia infanzia hanno innescato in me qualcosa di irresistibile. Una volta rientrato, ho cominciato a portare il mio contributo in settori che il Gruppo non aveva ancora sperimentato, con grande soddisfazione”.

Come descriverebbe la cultura ghanese a chi non la conosce: quali sono i tratti distintivi che l’hanno affascinata di più? “C’è un grande rispetto delle tradizioni, della famiglia, delle persone anziane, che vengono viste come punto di riferimento, non come un peso da evitare. Una grande parte della popolazione è in età scolare, aperta alle nuove tecnologie, con grande spirito di iniziativa”.

Come definirebbe oggi il rapporto tra Abruzzo e Ghana, sia sul piano istituzionale che culturale? “Brace ardente sotto la cenere! Ci sono ambiti che possono far esplodere una collaborazione pazzesca… ma entrambe le parti sono ancora in una fase di studio. A livello istituzionale invece, i rapporti sono già meravigliosi: il comune, la regione, il governo stesso hanno una grande attenzione che viene ricambiata. Devo dire che avere un Gruppo con il nome di un paese abruzzese, Trasacco appunto, fa la sua parte”.

Quali sono, secondo lei, i settori in cui la collaborazione tra Abruzzo e Ghana ha mostrato i risultati più significativi negli ultimi anni? “Sicuramente agricoltura e zootecnia”.

Se dovesse descrivere il Ghana di oggi con tre aggettivi, quali utilizzerebbe e perché. “Resiliente, Flessibile, Aperto. Resiliente perché avendo una popolazione relativamente giovane, ha un naturale approccio al sacrificio mirato ai risultati, e si adatta a condizioni di sfida in periodi difficili, vedi covid. Flessibile, perché le istituzioni, nonostante ci siano leggi e regole precise, quando ne vale veramente la pena, sono disponibili ad ascoltare ed adattare le procedure al fine di favorire lo sviluppo. Aperto, perché il Ghana è un Paese veramente accogliente verso chiunque abbia voglia di intraprendere una nuova impresa e supporta al meglio le nuove iniziative”.

Qual è l’immagine del Ghana che vorrebbe arrivasse al pubblico italiano, al di là degli stereotipi? “Quella di un Paese moderno, in via di sviluppo, che non ha bisogno di carità a caro prezzo, ma di una collaborazione allo stesso livello”.

Il Ghana è considerato uno dei Paesi più stabili e dinamici dell’Africa occidentale. Quali sono, secondo lei, i fattori che ne hanno determinato questa stabilità? “La popolazione, pacifica rispettosa delle idee religiose, con valori a volte stagnanti (vedi la loro avversità per quanto concerne i diritti LGBTQIA+) ma ricchi di umanità… qui sono sempre pronti a supportarti quando ne hai bisogno”.

Il Ghana è spesso citato come modello di democrazia africana. Quali elementi del suo sistema politico e sociale ritiene più significativi? “La classe politica è matura, conosce l’elettorato. I toni, anche se accessi, qui non trascendono quasi mai nella violenza, e non per ripetermi, sottolineo la maturità del popolo, capace di godere delle vittorie del proprio partito, ed accettare le sconfitte. Ad ogni modo, forse questo aspetto di considerare il proprio partito come fosse una squadra di calcio potrebbe avere una chiave di lettura più approfondita”.

Quali settori dell’economia ghanese ritiene oggi più promettenti per collaborazioni con l’Italia? “A parte l’ENI, che fa storia a sé, l’Italia sarebbe un Paese fatto su misura per il Ghana. Oggi, infatti, qui è presente un tessuto sociale molto simile al nostro degli anni 60’. Purtroppo, però, questo potenziale non viene per nulla recepito. L’approccio è sempre lo stesso: il Ghana, così come l’Africa in generale, viene considerato un posto troppo lontano e diverso. Se da qui arriva una commessa con pagamento anticipato si prende subito in considerazione, mentre se si chiede di investire in un progetto a medio-lungo termine, la proposta non riscontra mai nessun interesse. Così, purtroppo, si è perso inesorabilmente quello che a mio avviso poteva essere il “treno Ghana” per le imprese italiane”.

C’è un progetto o una partnership recente che ritiene particolarmente rappresentativa del rapporto economico in essere? “ENI a parte, sono molto orgoglioso di quello che il calcio italiano sta facendo in Ghana. La Lega Serie A ha già intuito il potenziale locale, ma ancora non ha fatto il passo decisivo, mentre la Juventus FC ha instaurato una accademia, che è considerata oggi un’eccellenza nel calcio africano. Non c’è bisogno di spiegare le eccezionali ricadute sociali legate al calcio”.

In generale, a suo avviso, com’è percepita l’Italia in Ghana? “Molto bene dalla gente, è un modello di qualità e di bellezza, il sogno a cui molti aspirano. Politicamente invece, nonostante i rapporti eccellenti da sempre, e la grande cordialità reciproca, ENI a parte non vedo una reciproca soddisfazione, mi sembra che da entrambe le parti ci sia alla fine poca voglia di approfondire la conoscenza reciproca, superando gli ostacoli culturali ed economici esistenti. Il Ghana sa quali sono i suoi limiti, e non prova neanche a mettere l’altra parte alla prova. Un po’ come quando due persone si piacciono e si stimano, ma non così tanto da scegliere un percorso condiviso”.

In che modo la sua storia familiare e imprenditoriale ha influenzato il suo approccio alla diplomazia di prossimità? “Il Ghana è casa mia, io sono ghanese, capisco la gente, la mentalità e la cultura del posto. Allo stesso tempo sono italiano. Diciamo che è stato un processo quasi naturale”.

Quali valori o insegnamenti ha tratto dalla cultura ghanese e oggi porta nel suo lavoro quotidiano? “La gestione del tempo non frenetica, non asfissiante: l’idea che le cose si fanno ugualmente ed il mondo continua a girare lo stesso”.

Qual è il suo ricordo più bello da Console Onorario? “Per facilità potrei dire quando ho ospitato i proprietari della mia squadra del cuore, la Roma, insieme ad uno dei miei migliori amici, il Global Chairman di JP Morgan. Fu una visita istituzionale incredibile, ma in realtà il ricordo più bello in assoluto è per me un altro e risale al 2015, quando, in qualità di imprenditore accompagnai il Presidente Mahama, in una visita di stato, con tappe a Roma e a Milano, durante l’EXPO. Nell’occasione erano previsti diversi incontri con personalità politiche e non, e fui sollecitato più volte a raccontare la mia esperienza di imprenditore italiano in Ghana. Alla fine di quei tre giorni, mentre rientravo in treno da Milano, ricevetti la telefonata proprio del Presidente Mahama il quale, contento del mio modo di descrivere il Paese, mi propose la mi attuale carica diplomatica. Per completare tutte le procedure ci vollero ben otto mesi, ma feci comunque in tempo a raccontare a mio padre, che sarebbe scomparso di lì a poco, che sarei diventato Console. E anche se non avevo ancora ricevuto la nomina, ricordo benissimo i suoi occhi lucidi di orgoglio mentre mi ascoltava… questo è decisamente il mio ricordo più bello”.

E il più brutto? “I ricordi più brutti sono legati ad episodi spiacevoli, a sfondo razziale. Un paio di volte sono stato sollecitato a prendere posizione dal mio governo, su vicende che riguardavano calciatori ghanesi in Italia, vittime di episodi discriminatori. La popolarità del calcio contribuì a rendere queste vicende virali, e così finii per essere attaccato violentemente da masse di tifosi, che non pensavano alla vicenda di per se’, ma solo a difendere il proprio calciatore di riferimento. Molti, soprattutto delle nuove generazioni in Ghana, fanno fatica ad accettare di essere rappresentati da un “Obroni” (Uomo Bianco), per cui ogni mia esternazione pubblica rischia sempre di essere vista a sfondo politico e non personale. La discriminazione è un male comune e sfortunatamente diffuso, ma se ne parla in un verso solo”.

Fra le personalità incontrate, ne ricorda qualcuna in particolare? “Viaggiando con il precedente Presidente del Ghana, Akufo Addo, molto spesso mi è capitato di interagire con capi di stato e personalità pazzesche, fra tutti potrei citare Obama e Re Carlo. Ma se devo scegliere una autorità, assolutamente dico il Presidente Mattarella. Durante la sua ultima visita in Ghana ho avuto modo di interagire con lui molte volte, trovando sempre una persona fresca, curiosa, profonda: sono rimasto veramente colpito dal suo modo di svolgere con grande responsabilità un compito così solenne, e farlo al tempo stesso in un modo così umano”.

Chiuderei questa intervista con qualche consiglio di viaggio destinato agli italiani che desiderano visitare il Ghana. “Accra, la capitale, è una città sicuramente giovane e moderna, piena di luoghi divertenti. Ma io consiglierei ai nostri connazionali di andare oltre, considerando i castelli di Cape Coast, da cui partivano gli schiavi, una testimonianza che ti spacca il cuore, nonché le spiagge di Akosombo, Kokobrite e Ada. E ancora, le numerose eco strutture che raffinano cacao e permettono di fare la cioccolata con le proprie mani, e non ultimo i musei di Tamale del famoso artista Ibrahim Mahama. Ai turisti italiani consiglio di non essere pigri, e non fermarsi solo ad Accra”.

Intervista di Marco Finelli

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Comments 1

  1. Alessio Peciarolo says:
    9 ore ago

    Persona stupenda, a prescindere la carica di console onorario che può ricoprire. Ho avuto la fortuna di conoscere e posso solo dire che è una persona piena di cultura di positività. E soprattutto educazione. in Massimiliano ho visto questo.

    Rispondi

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