Un’inchiesta della Procura di Roma, avviata dopo un’ispezione interna del Ministero degli Affari Esteri, ha portato alla luce un presunto sistema illecito nella gestione dei visti presso l’Ambasciata d’Italia a Tashkent, in Uzbekistan. Un caso che, per gravità e implicazioni, sta sollevando interrogativi sulla sicurezza dei flussi migratori verso l’area Schengen.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, un gruppo ristretto di persone avrebbe favorito il rilascio di visti Schengen a pagamento, con tariffe che – stando alle prime stime – variavano tra i 4.000 e i 16.000 euro. Le indagini ipotizzano i reati di corruzione, falso e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con un’attenzione particolare ai visti rilasciati a cittadini russi nonostante le restrizioni europee legate al conflitto in Ucraina.
Il meccanismo, descritto dagli inquirenti come “strutturato e non episodico”, avrebbe operato almeno dal 2025. L’ispezione ministeriale, avviata dopo alcune anomalie riscontrate nei flussi documentali, ha fatto emergere irregolarità tali da attivare immediatamente la magistratura. A Roma sono già scattati due arresti, mentre ulteriori accertamenti sono in corso per verificare eventuali responsabilità interne alla sede diplomatica e possibili connessioni esterne.
La vicenda ha un peso politico e diplomatico significativo. Da un lato, mette in discussione la credibilità del sistema consolare italiano in un’area strategica dell’Asia centrale; dall’altro, apre un fronte delicato sul rispetto delle normative europee in materia di sicurezza e sanzioni. Il rilascio irregolare di visti Schengen, infatti, non riguarda solo la violazione di procedure amministrative, ma tocca direttamente la tutela dei confini comuni e la fiducia tra gli Stati membri.
Fonti del Ministero degli Esteri hanno fatto sapere che la Farnesina sta collaborando “con la massima trasparenza” con la magistratura e che sono già in corso misure interne per rafforzare i controlli e prevenire ulteriori criticità. L’Ambasciata d’Italia a Tashkent, intanto, continua a operare regolarmente, ma con un monitoraggio rafforzato.
L’inchiesta è destinata ad avere sviluppi nelle prossime settimane. Gli investigatori stanno analizzando centinaia di pratiche, ricostruendo flussi finanziari e verificando eventuali responsabilità a più livelli. Un lavoro complesso che potrebbe ridefinire non solo la gestione dei visti in Uzbekistan, ma anche le procedure di controllo dell’intera rete consolare italiana.

