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Sanità e IMU: le proposte in Parlamento rischiano di penalizzare gli italiani all’estero

Redazione by Redazione
24 Novembre 2025
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Sanità e IMU: le proposte in Parlamento rischiano di penalizzare gli italiani all’estero
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di Costantino Salis*

Attualmente in discussione alla Camera, due proposte in materia di Sanità e IMU, se approvate così come presentate, rischiano di penalizzare gli italiani all’estero, toccando direttamente la vita di milioni di italiani nel mondo: mi riferisco all’idea dei “2.000 euro all’anno” dovuti per continuare a utilizzare il Servizio Sanitario Nazionale se si vive fuori dall’Unione Europea e all’abolizione dell’IMU sulla casa in Italia per gli iscritti AIRE, promessa da anni, ma ancora ferma in Parlamento.

Tali misure sollevano dubbi e preoccupazioni, fra costi elevati e regole poco chiare che, unitamente ai noti ritardi cronici del sistema, rischiano di rendere le scelte in discussione decisamente ingiuste e penalizzanti per tutti i cittadini all’estero.

L’assistenza sanitaria per chi vive fuori dall’UE e la nostra eterna battaglia per una tassazione più equa sulla casa in Italia, rappresentano oggi due questioni fondamentali, che fino a oggi hanno comportato seri interrogativi e visto poche soluzioni. Vale dunque la pena analizzare le proposte in discussione.

Sanità a pagamento per chi vive fuori dall’UE

Una delle proposte prevede che gli italiani iscritti all’AIRE e residenti in Paesi extra-UE possano continuare ad usufruire del Servizio Sanitario Nazionale pagando un contributo annuale di 2.000 euro. Sulla carta questa misura può sembrare un modo per “garantire un diritto”, ma nella realtà dei fatti tale provvedimento rischia solo di trasformarsi in un costo che graverà soprattutto sulle persone più deboli. Perché? Perché 2.000 euro all’anno sono una cifra significativa, superiore a quella da corrispondere a molte assicurazioni private all’estero. E soprattutto perché la quota è uguale per tutti, senza differenze tra chi ha una pensione minima e chi un reddito elevato. Il pensionato, lo studente o il lavoratore con stipendi modesti, infatti, andrebbero a pagare la stessa cifra del professionista benestante.

Inoltre, non è chiaro cosa coprirebbe esattamente il contributo: cure complete, solo emergenze o solo assistenza prevista con i rientri in Italia? Alle troppe domande, purtroppo, finora corrispondono poche risposte.

Resterebbe poi la disparità sanitaria tra cittadini europei: un cittadino greco residente in Italia, infatti, può oggi curarsi sia in Italia sia in Grecia, grazie alla copertura europea garantita dalla tessera sanitaria italiana che vale anche nel suo Paese d’origine. Per un italiano residente in Grecia, invece, l’iscrizione all’AIRE comporta la perdita dell’assistenza sanitaria italiana, potendo accedere solo a quella del Paese di residenza. Tra le proposte discusse in Parlamento, nessuna misura affronta questa ingiustizia evidente, e il diritto alla sanità italiana per chi vive in un altro Paese dell’UE resta dunque ignorato.

L’IMU sulla casa degli iscritti AIRE: una riforma promessa e sempre rinviata

L’altra proposta riguarda l’abolizione dell’IMU sulla casa considerata “prima abitazione” degli iscritti AIRE, richiesta questa che si pone da anni, sostenuta anche da più parti politiche, ma finora puntualmente rimasta impantanata tra Commissioni e rinvii.

Chi vive in Italia non paga l’IMU sulla prima casa. Molti italiani all’estero, invece, devono pagarla anche se l’immobile resta vuoto e non produce reddito. Ogni Comune applica aliquote diverse, creando una giungla di differenze che aumentano l’ingiustizia.

Di fatto, oggi non si tiene conto che chi vive fuori contribuisce comunque all’Italia: con investimenti, tasse, rientri estivi, rapporti culturali e familiari.

Conclusioni

Queste due misure preoccupano non solo per una questione tecnica, ma soprattutto per i dubbi in tema di equità. Le comunità italiane all’estero chiedono da anni che lo Stato riconosca il loro ruolo. Invece, le misure in discussione rischiano di complicare la loro vita con un contributo sanitario elevato e uguale per tutti e una riforma IMU attesa da anni, ma mai realizzata.

In un momento in cui si parla di “turismo delle radici” e di rafforzare i rapporti con gli italiani nel mondo, queste scelte legislative sembrano andare in direzione opposta. Le proposte sono ancora in discussione e potranno essere migliorate. È fondamentale che il Parlamento ascolti chi vive fuori dall’Italia e comprenda che non si possono chiedere ulteriori sacrifici a chi già sostiene il Paese da lontano.

Gli italiani all’estero non chiedono privilegi: chiedono equità, chiarezza e rispetto.

* Presidente del Comites Grecia

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Comments 2

  1. DANIELE BERTOLANI says:
    4 giorni ago

    La riflessione contenuta in questo passaggio mette in luce con grande lucidità una disparità che non può più essere ignorata. Se l’Unione Europea si fonda sul principio di parità di diritti tra i cittadini degli Stati membri, è inaccettabile che questo principio venga applicato in modo così disomogeneo proprio su un tema fondamentale come la tutela della salute. La situazione degli italiani residenti in Grecia (e, più in generale, all’estero) appare non solo penalizzante, ma anche profondamente confusa: formalmente cittadini europei con pieni diritti, di fatto esclusi o lasciati in una zona grigia per quanto riguarda l’accesso al Servizio Sanitario Nazionale.

    L’iscrizione all’AIRE, che dovrebbe essere uno strumento di riconoscimento del legame con il proprio Paese, si trasforma invece in un meccanismo che spezza questo diritto, senza offrire reali alternative chiare o equivalenti. Il paradosso denunciato – per cui un cittadino greco residente in Italia gode di una doppia possibilità di accesso, mentre un italiano in Grecia si vede precluso o reso ambiguo il rapporto con il SSN – evidenzia una falla evidente nel sistema.

    Rafforzare questo punto significa ribadire che il problema non è solo giuridico o amministrativo, ma profondamente politico e valoriale: o l’Europa garantisce davvero diritti uguali per tutti i suoi cittadini, oppure continuerà a produrre cittadini di serie A e di serie B. E il silenzio del Parlamento su questa questione rappresenta un’ulteriore forma di esclusione, che merita attenzione, denuncia e una risposta concreta.

    Rispondi
  2. Angelo De Stefano says:
    3 giorni ago

    IMU sulla casa “considerata prima abitazione” degli iscritti AIRE…!?
    No, la casa in Italia degli AIRE non è “considerata prima abitazione”!
    ————————————————————————————————————
    In realtà, la casa (che “è” prima abitazione) in Italia, per gli iscritti AIRE non è più “considerata” prima abitazione, ma “considerata seconda abitazione”, per cui gli iscritti all’AIRE sono “obbligati” all’assurdo pagamento dell’IMU, tra l’altro stabilita con criteri variabili e sempre con caratteristiche che appaiono “punitive” a discrezione di ogni singolo Comune!

    Analogo discorso vale per la TARI sul suddetto immobile, che, per un servizio ovviamente “nullo” o “ridotto”, viene applicata con criteri ingiustificatamente “maggiorati”, con tariffa sempre “aumentata” per una tipologia “contraddittoria” di “non residenti”, che in questa qualità non la dovrebbero corrispondere affatto!

    Grazie per la pubblicazione, buon lavoro, e cordialità,

    Angelo De Stefano
    (AIRE in Grecia)

    Rispondi

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