Mantenere alta l’attenzione sulla sorte dei prigionieri di guerra ucraini, dei dispersi e dei civili detenuti nella Federazione Russa: questo lo scopo dell’incontro che si è tenuto lo scorso 23 settembre tra l’Ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, Brian Burch, e una delegazione di rappresentanti delle associazioni che riuniscono i familiari dei militari ucraini prigionieri, dispersi o caduti, nonché dei civili trattenuti nei territori occupati.
Nel corso del colloquio, le componenti della delegazione hanno condiviso testimonianze personali particolarmente toccanti, raccontando le storie dei propri figli, mariti e fratelli ancora in attesa di fare ritorno dalla prigionia russa, così come il dolore per le perdite subite dall’inizio del conflitto.
Tra gli interventi, particolare rilievo ha assunto la testimonianza di Olesia Aulina, presidente dell’organizzazione “Uniti dal mare”, che ha ricordato la vicenda del marito Damir Aulin, capitano di corvetta della Marina ucraina, al comando del pattugliatore Sloviansk, imbarcazione originariamente appartenente agli Stati Uniti e trasferita all’Ucraina nel 2019. Il 3 marzo 2022, nei primi giorni dell’invasione russa su larga scala, l’unità fu colpita da un missile nel Mar Nero durante le operazioni di difesa del Paese. Da allora undici membri dell’equipaggio risultano dispersi, tra loro anche il comandante.
Concludendo l’incontro, l’Ambasciatore Brian Burch ha sottolineato l’importanza di ascoltare e valorizzare testimonianze dirette come quelle portate dalla delegazione ucraina. Storie che, ha osservato, consentono di comprendere la dimensione più autentica e drammatica della guerra, spesso oscurata dalle analisi geopolitiche e dalle valutazioni politiche. Dietro ogni tragedia del conflitto vi sono infatti persone, famiglie e vite profondamente segnate dagli eventi.
Al termine dell’incontro, le rappresentanti delle associazioni hanno consegnato all’Ambasciatore statunitense gli elenchi dei prigionieri di guerra e delle persone disperse, chiedendo il sostegno delle autorità americane nei percorsi finalizzati al loro rientro. Brian Burch ha assicurato che la documentazione sarà trasmessa agli organismi competenti degli Stati Uniti e ha ribadito l’impegno a sostenere ogni iniziativa utile al ritorno dei prigionieri e dei dispersi alle proprie famiglie. Ha inoltre evidenziato come Washington continui a profondere ogni sforzo per favorire il raggiungimento della pace in Ucraina.
In segno di riconoscenza per l’attenzione e il sostegno ricevuti, la delegazione ha donato all’Ambasciatore due simboli della tradizione ucraina: un rushnyk, il tipico telo ricamato, e una motanka, la tradizionale bambola artigianale considerata emblema della cultura popolare del Paese.
L’incontro, promosso presso la sede diplomatica ucraina accreditata presso la Santa Sede, ha rappresentato un’importante occasione per riportare l’attenzione internazionale sulla sorte di migliaia di persone coinvolte dal conflitto e per rinnovare l’appello a proseguire senza sosta gli sforzi diplomatici e umanitari volti a favorire il ricongiungimento dei prigionieri, dei dispersi e dei civili detenuti con le loro famiglie.

