La CNA ha partecipato a Roma alla XIII riunione del Forum Italia-Giappone, appuntamento dedicato al rafforzamento delle relazioni economiche, sociali e culturali tra i due Paesi, nell’anno in cui ricorre il 160° anniversario dell’avvio dei rapporti diplomatici.
A rappresentare la Confederazione è stata la vicepresidente nazionale Cinzia Fabris, che ha illustrato il contributo dell’artigianato e delle piccole e medie imprese italiane allo sviluppo di nuove opportunità di collaborazione con il mercato giapponese.
“Italia e Giappone condividono una particolare attenzione per la qualità, la precisione, la bellezza e il valore della tradizione. Su queste basi possiamo rafforzare una cooperazione capace di coinvolgere sempre di più le piccole imprese e le eccellenze dei nostri territori“, ha sottolineato Fabris.

Nell’anno del suo ottantesimo anniversario, CNA si conferma una delle più importanti organizzazioni di rappresentanza dell’artigianato e della piccola e media impresa. La Confederazione è presente in tutta Italia con 20 articolazioni regionali, 95 sedi territoriali e circa mille uffici, attivi anche nei comuni più piccoli.
Nel percorso di internazionalizzazione verso il Giappone, uno dei mercati più esigenti e sensibili all’eccellenza italiana, CNA ha costruito un ponte fondato su qualità, capacità di raccontare il prodotto e continuità della presenza. Consumatori e operatori giapponesi cercano infatti nel Made in Italy non soltanto bellezza e stile, ma anche precisione costruttiva, storia, autenticità e valore umano della produzione.
Sono caratteristiche proprie dell’artigianato e delle piccole imprese italiane, grazie al loro legame con i territori e con le comunità nelle quali operano. Un patrimonio produttivo che rappresenta anche un importante fattore di coesione economica e sociale.
L’azione di CNA sul mercato giapponese si sviluppa lungo tre direttrici principali. La prima è la collaborazione con le istituzioni, a partire da ICE Agenzia, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e Camere di commercio, per assicurare alle piccole imprese supporto organizzativo, accompagnamento e visibilità.
La seconda direttrice riguarda la valorizzazione del saper fare. Il Made in Italy non è soltanto un marchio, ma l’espressione di filiere territoriali nelle quali convivono competenze, innovazione, sostenibilità, responsabilità sociale ed etica della produzione.
Il terzo pilastro è rappresentato dagli incontri tra imprese. CNA organizza iniziative B2B, workshop e delegazioni commerciali per favorire il contatto diretto tra gli artigiani e gli imprenditori italiani e i buyer, le boutique, gli importatori e gli operatori della distribuzione giapponese.
Numerose sono le esperienze già realizzate. Nel comparto della moda, decine di imprese del tessile, dell’abbigliamento, della pelletteria e delle calzature hanno partecipato alle principali manifestazioni fieristiche di Tokyo.
Particolarmente significativa anche la presenza all’Expo 2025 di Osaka, dove CNA ha contribuito a valorizzare le competenze artigiane attraverso iniziative realizzate in collaborazione con i sistemi regionali e nazionali. Masterclass, dimostrazioni dal vivo e appuntamenti dedicati alla ceramica, al tessile, all’artigianato artistico e all’enogastronomia hanno permesso ai visitatori di conoscere non soltanto i prodotti, ma anche le persone, le tecniche e le storie che rendono unica la manifattura italiana.
La Confederazione promuove inoltre progetti rivolti all’agroalimentare di qualità, al design, all’arredo, all’oggettistica di alta gamma e alla decorazione d’interni, comparti nei quali esistono ampi margini per consolidare la collaborazione tra Italia e Giappone.

“Il nostro modello associativo può offrire un contributo importante – ha concluso Fabris – perché consente di presentare la genuinità delle filiere italiane, far vivere esperienze dirette legate al prodotto e assicurare alle imprese un sostegno continuativo nel rapporto con il mercato giapponese. La piccola dimensione, quando è inserita in una rete strutturata, non rappresenta un limite: diventa una forza che permette alle eccellenze dei nostri territori di competere ai vertici dei mercati internazionali“.

