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Claudia Patricia Barrientos Cámbara, Console Onorario della Repubblica del Guatemala in Puglia: “Ogni pratica consolare custodisce una storia di coraggio, identità e resilienza”

Redazione by Redazione
11 Giugno 2026
in Interviste
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Claudia Patricia Barrientos Cámbara, Console Onorario della Repubblica del Guatemala in Puglia: “Ogni pratica consolare custodisce una storia di coraggio, identità e resilienza”
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Nel percorso umano e istituzionale di Claudia Patricia Barrientos Cámbara, Console Onorario della Repubblica del Guatemala per la Regione Puglia, si intrecciano radici profonde e responsabilità contemporanee che attraversano due mondi e due civiltà. La sua biografia unisce diplomazia, educazione e impegno umanitario, delineando una figura che vive il servizio consolare come un ponte vivo tra culture, persone e territori, all’interno del quale ogni relazione diventa occasione di crescita reciproca.

Della Puglia, terra alla quale riconosce di dovere molto e che definisce “dinamica, intraprendente e ricca di una straordinaria energia umana”, sottolinea la capacità di accoglienza e quel patrimonio di competenze che rende l’Italia un riferimento ammirato nel mondo.

In questa cornice, la sua azione consolare assume la forma di una diplomazia intesa come incontro, come “strumento di costruzione della pace, capace di generare sviluppo umano integrale”, e come cura quotidiana delle relazioni, nelle quali ogni storia custodisce “scelte di vita, sacrifici e una straordinaria capacità di resilienza”.

Lo sguardo della Console abbraccia due civiltà millenarie, quella maya e quella romana, unite da un dialogo che definisce “amichevole, cordiale e fondato su una crescente curiosità reciproca”, un dialogo che non appartiene solo al passato ma che continua a rinnovarsi oggi attraverso scambi culturali, istituzionali ed economici. Una visione questa che si traduce in un impegno costante nel rafforzare legami e nel promuovere opportunità, guidato dalla convinzione che “dietro ogni pratica e ogni progetto vi sono persone, famiglie e comunità”.

In questo equilibrio tra identità e apertura, tra memoria e prospettiva, si compone il profilo di una diplomazia che non si limita a rappresentare uno Stato, ma che accompagna le persone, interpreta i territori e costruisce ponti destinati a durare.

Console, cosa significa per lei rappresentare il Guatemala in una regione dinamica come la Puglia e quali sono oggi le priorità del suo mandato? “Rappresentare il Guatemala in una Regione dinamica e straordinaria come la Puglia è per me un grande privilegio. È una responsabilità che accolgo con gratitudine e profondo rispetto e senso di servizio. La Puglia è una terra alla quale devo molto e che continuo a ringraziare per l’accoglienza ricevuta. Come giustamente ha osservato, è una Regione dinamica, intraprendente e ricca di una straordinaria energia umana. Da questa terra ho imparato tanto, il valore umano, il lavoro ben fatto, per non parlare poi del patrimonio di competenze e di know-how unico, che poi è lo stesso che rende l’Italia ammirata nel mondo. Tra le priorità del mio mandato vi è senz’altro il rafforzamento delle relazioni umane, culturali, accademiche, istituzionali ed economiche tra il Guatemala e la Puglia, promuovendo iniziative fondate sul bene comune. Credo fermamente che la diplomazia debba essere innanzitutto uno strumento di incontro tra le persone e di costruzione della pace, capace di generare sviluppo umano integrale e nuove opportunità per le future generazioni”.

Come definirebbe oggi le relazioni fra Puglia e Guatemala? “Le definirei amichevoli, cordiali e caratterizzate da una crescente curiosità reciproca. I nostri territori sono fortemente complementari: il Guatemala dispone di importanti risorse agricole e materie prime di alta qualità come il caffè arabico e il cacao, mentre la Puglia e l’Italia esprimono grande capacità di trasformazione, innovazione e valorizzazione dei prodotti. Inoltre, non siamo culturalmente distanti: condividiamo valori profondi legati alla famiglia, alla fede e alla comunità. Questa vicinanza umana e culturale rappresenta una solida base per rafforzare la cooperazione nei settori dell’economia, della cultura, del turismo e della formazione. Mi piace pensare che questo dialogo unisca simbolicamente due grandi civiltà che hanno segnato la storia dell’umanità: due imperi, quello maya e quello romano. Due patrimoni culturali straordinari che, ancora oggi, continuano a trasmettere conoscenza, identità e valori”.

In che modo il Consolato dialoga con Istituzioni locali, Università, enti culturali e sistema produttivo pugliese? “Il Consolato mantiene un dialogo attraverso incontri istituzionali, protocolli d’intessa, iniziative culturali e progetti di collaborazione. Promuoviamo scambi accademici e culturali, gemellaggi tra comunità e istituzioni, nonché occasioni di incontro con il mondo imprenditoriale. Un ruolo particolarmente significativo in questo senso è da ascrivere anche alla partecipazione alla Fiera del Levante, importante punto di incontro tra istituzioni, Corpo Consolare e imprese, che oggi rappresenta una preziosa piattaforma per favorire l’internazionalizzazione attraverso incontri B2G, tavoli e workshop bilaterali su turismo, cultura, scambi economici e relazioni commerciali”.

Quali settori offrono oggi, a suo avviso, maggiori opportunità di collaborazione economica tra Puglia e Guatemala? “A mio avviso, le maggiori opportunità di collaborazione tra la Puglia e il Guatemala sono quelle legate alla ricerca, all’innovazione digitale, allo sviluppo sostenibile, al trasferimento di competenze e alle infrastrutture. In particolare sottolineo il grande interesse registrato su energie rinnovabili, agritech, macchinari nonché per i sistemi di irrigazione avanzati a supporto delle filiere agricole guatemalteche. La Puglia può offrire competenze, tecnologie e know-how in settori strategici per lo sviluppo sostenibile del Guatemala. Vi sono inoltre interessanti prospettive nei campi del turismo, dell’arte, della cultura, della formazione universitaria e nella valorizzazione delle produzioni agroalimentari, ambiti nei quali Puglia e Guatemala possono costruire percorsi di cooperazione reciprocamente vantaggiosi”.

Qual è il profilo della diaspora nella regione e quali sono i bisogni più ricorrenti che emergono dall’attività consolare? “La comunità guatemalteca presente in Puglia è numericamente contenuta, ma ben integrata nel tessuto sociale ed economico del territorio. Il Consolato opera per accompagnare i connazionali anche nella promozione della loro piena partecipazione alla vita della comunità locale. Tra le esigenze che emergono più frequentemente dall’attività consolare c’è senz’altro l’assistenza per le pratiche documentali e amministrative, nonché l’orientamento rispetto ai servizi pubblici, il sostegno nei percorsi di integrazione sociale e lavorativa, e il mantenimento dei legami culturali e familiari con il Paese d’origine. Riceviamo inoltre numerose richieste da parte di cittadini italiani interessati a visitare il Guatemala e a conoscere le opportunità turistiche, commerciali e di investimento offerte dal Paese. L’attività consolare è quindi orientata non solo all’assistenza dei connazionali, ma anche a favorire la conoscenza reciproca e il dialogo tra Guatemala e territorio pugliese”.

C’è un episodio, un incontro o una storia che l’ha colpita particolarmente nel suo lavoro quotidiano? “Più che un singolo episodio, ciò che mi colpisce maggiormente nel mio lavoro è l’incontro quotidiano con persone e istituzioni. Ogni storia racchiude scelte di vita, sacrifici, rinunce e una straordinaria capacità di resilienza. Scelte peraltro spesso vissute tra Paesi e continenti diversi. Allo stesso tempo, è motivo di grande soddisfazione poter contare sulla vicinanza di istituzioni che si dimostrano disponibili a collaborare con spirito costruttivo e grande sensibilità. Si tratta di un vero accompagnamento istituzionale che contribuisce a rafforzare i legami tra i nostri territori e a offrire risposte concrete alle esigenze dei cittadini. In questo servizio cerco sempre di coniugare professionalità, umanità e ascolto, perché dietro a ogni pratica e a ogni progetto vi sono persone, famiglie e comunità che guardano al futuro con speranza e senso di responsabilità”.

Un momento significativo del suo percorso diplomatico che conserva con particolare affetto? “I momenti significativi del mio percorso diplomatico sono molteplici e non facilmente riducibili a una selezione. Tra questi, desidero tuttavia ricordare la recente visita in Guatemala, presso le istituzioni del Ministero degli Affari Esteri. In quell’occasione, oltre agli incontri di natura istituzionale e professionale, ho vissuto un momento di profonda valenza simbolica e spirituale. Nei giardini della sede è collocata la replica del venerato Cristo Negro de Esquipulas, dinanzi alla quale si è svolto un momento di raccoglimento condiviso. Tale esperienza ha conferito all’incontro una dimensione ulteriore di interiorità e comunione, intrecciando il piano istituzionale con quello umano e spirituale”.

Ricordo più brutto da Console Onorario? “Anche nell’esperienza consolare vi sono momenti che, per la loro natura, restano più difficili da richiamare alla memoria. Si tratta di situazioni nelle quali l’esercizio delle funzioni istituzionali impone decisioni e responsabilità complesse, spesso legate alla necessità di dare esecuzione a provvedimenti delle autorità competenti, anche in contesti umani particolarmente delicati, come quelli dei rimpatri. In tali circostanze si è chiamati a coniugare il rigoroso rispetto delle normative vigenti con la necessaria attenzione alla dignità della persona, gestendo passaggi che hanno inevitabilmente un forte impatto umano ed emotivo. Sono esperienze che restano impresse, proprio perché segnate da un’intensa dimensione di responsabilità istituzionale e di sensibilità personale”.

Fra le tante personalità conosciute ne ricorda qualcuna in particolare? Ha delle figure, diplomatiche o culturali, che considera punti di riferimento? “Tra le figure che considero punti di riferimento sul piano umano, intellettuale e spirituale, desidero ricordare anzitutto Sua Santità Papa Benedetto XVI, la cui mitezza e profonda ricerca della verità continuano a ispirarmi. In particolare, l’Enciclica Caritas in Veritate rappresenta un riferimento fondamentale per la sua visione dello sviluppo umano integrale. Tra i grandi guatemaltechi Miguel Ángel Asturias, scrittore, diplomatico e Premio Nobel per la Letteratura nel 1967, è una delle figure più illustri del Guatemala. Con la sua opera e il suo impegno diplomatico contribuì a far conoscere al mondo la cultura del suo Paese. Rappresenta un esempio di come cultura e diplomazia possano essere strumenti di mediazione. Rigoberta Menchú, Premio Nobel per la Pace, rappresenta un esempio di coraggio, dignità e riconciliazione. Ammiro profondamente la sua capacità di trasformare la sofferenza in un messaggio di dialogo, perdono e pace. Ricordo inoltre con ammirazione David Sassoli, il cui impegno istituzionale e umano, in particolare alla guida del Parlamento Europeo, è stato caratterizzato da una visione profondamente ispirata ai valori della dignità della persona. Un punto di riferimento, figura di massimo rilievo della scuola diplomatica vaticana è il Cardinale Pietro Parolin, per la sua leadership diplomatica, il suo equilibrio e la sua autorevole capacità di lettura e comprensione delle dinamiche geopolitiche internazionali e il costante impegno nella promozione del dialogo, della dignità della persona, il bene comune e la tutela dei diritti umani”.

Come racconterebbe il Guatemala a chi non lo conosce: quali elementi culturali, storici o paesaggistici ritiene più rappresentativi? “Il Guatemala può essere raccontato attraverso la straordinaria eredità della civiltà maya, che ancora oggi segna profondamente la sua identità storica e culturale. A questo si unisce una grande ricchezza di cultura e tradizioni, visibile nella vita quotidiana dei popoli indigeni, nelle loro lingue, nei tessuti, nelle feste religiose e nelle espressioni artistiche che conservano un forte legame con le radici ancestrali. Il Paese si distingue inoltre per la sua notevole bellezza paesaggistica, caratterizzata da una natura vulcanica imponente e dalla sua posizione geografica tra l’oceano Atlantico e il Pacifico. Ma ciò che più colpisce è la sua gente: un popolo amabile, cordiale e profondamente autentico, segnato da umiltà e da un forte senso di identità, che rende il Guatemala una realtà umana, oltre che storica e geografica, di grande fascino”.

Quali itinerari o esperienze consiglierebbe a un viaggiatore italiano interessato a scoprire il Paese in modo autentico? “Consiglierei un itinerario essenziale che unisca storia, natura e incontro con le comunità locali. Una prima tappa potrebbe essere Antigua Guatemala, con il suo patrimonio coloniale e la forte presenza dei vulcani che la circondano, ideale per entrare nella storia e nella cultura del Paese. Imprescindibile è poi il sito di Tikal National Park, cuore della civiltà maya immerso nella foresta tropicale, di grande valore storico e spirituale. Nel territorio degli altopiani, il Lake Atitlán offre un’esperienza di straordinaria bellezza naturale e di contatto diretto con le comunità indigene e le loro tradizioni. Infine, il mercato di Chichicastenango rappresenta uno dei luoghi più autentici per vivere la cultura maya contemporanea attraverso il colore del suo vestiario, l’artigianato e la ritualità. Nel complesso, il Guatemala si scopre davvero attraverso l’incontro con la sua gente e con una cultura viva, profondamente radicata nella storia e nelle tradizioni”.

Qual è il ruolo delle tradizioni indigene nella costruzione dell’identità nazionale contemporanea? “Le tradizioni indigene svolgono un ruolo fondamentale nell’identità nazionale contemporanea del Guatemala. L’eredità maya continua a vivere nelle lingue, nell’artigianato, nelle pratiche comunitarie, nella spiritualità e nel rapporto con la natura, contribuendo a definire il carattere culturale del Paese. Un esempio significativo è rappresentato dai 48 Cantones di Totonicapán, storica autorità comunitaria del popolo Maya K’iche’, riconosciuta per il suo sistema ancestrale di autogoverno e per il suo impegno nella difesa dei diritti collettivi, dell’ambiente, del patrimonio naturale e dei principi democratici. Esperienze come questa dimostrano come le tradizioni indigene non appartengano soltanto al passato, ma contribuiscano attivamente alla vita civile e alla costruzione dell’identità nazionale del Guatemala contemporaneo”.

Un libro, un autore o un’opera che consiglierebbe per comprendere meglio il Guatemala? “Miguel Ángel Asturias, che ha servito lui stesso come diplomatico e Ambasciatore a Parigi, ha utilizzato la letteratura come uno straordinario strumento di soft power. Con il conferimento del Premio Nobel nel 1967, la sua opera ha internazionalizzato la complessa realtà guatemalteca. Uomini di mais ha “introdotto” nei circoli globali la complessità delle strutture sociali centroamericane, dimostrando come la diplomazia culturale possa colmare vuoti informativi e sensibilizzare la comunità internazionale sui diritti dei popoli nativi”.

Quali sono le sue priorità per i prossimi anni e quali obiettivi ritiene più strategici? “Le priorità che considero maggiormente rilevanti per i prossimi anni riguardano il consolidamento delle relazioni bilaterali tra Italia e Guatemala attraverso la diplomazia scientifica e la cooperazione internazionale, strumenti essenziali per promuovere uno sviluppo condiviso e contribuire alla costruzione di un’economia di pace. Tra gli obiettivi strategici c’è anche la valorizzazione della diplomazia sportiva. Lo sport, infatti, parla un linguaggio universale che supera confini e barriere ideologiche. Non si tratta solo di competizione, ma di un mezzo attraverso il quale i grandi eventi e i valori dell’atletismo possono contribuire a costruire fiducia reciproca, promuovere il soft power, favorire una maggiore comprensione tra le nazioni e sostenere fortemente la pace”.

Chiudendo questa intervista, quale messaggio desidera rivolgere ai lettori italiani che guardano al Guatemala con interesse? “Desidero innanzitutto ringraziarvi per questa gradita opportunità e per l’attenzione rivolta al Guatemala. Invito i lettori italiani a scoprire questo straordinario Paese con spirito di apertura e disponibilità all’incontro. Terra di cultura, tradizioni e profonde radici spirituali, il Guatemala è il cuore del mondo maya e una delle principali economie dell’America Centrale. Tra i simboli più rappresentativi della sua identità culturale vi è la marimba, espressione autentica dell’anima e delle tradizioni del Paese. La sua vera ricchezza è rappresentata dalla sua gente, semplice e autentica. La tradizione maya, fondata sul rispetto del Creatore, della creazione e della comunità, continua a offrire insegnamenti di grande attualità. Il Popol Vuh, testo sacro della civiltà Maya K’iche’, ricorda che il progresso è autentico solo se condiviso. In questa prospettiva, gli scambi culturali e le relazioni tra i popoli rappresentano strumenti preziosi di comprensione reciproca e di promozione dello sviluppo umano integrale, il «nuovo nome della pace», secondo l’espressione di Papa Paolo VI”.

Intervista di Marco Finelli

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