di Bruno Scapini
C’è chi parla di terremoto politico, chi di catastrofe, e chi ancora di profondo choc. Il voto dei tedeschi della Sassonia-Anhalt fa invero molta paura. Ma domandiamoci, per spirito realista, a chi potrebbe fare questo effetto. Il trionfo ottenuto nelle elezioni del Land domenica scorsa da AfD (con un eccellente 43.8%), cui si è accompagnato anche l’indiscutibile successo del partito BSW di Sahra Wagenknecht (5.3%), entrambi movimenti di forte opposizione all’arco delle forze governative, è indubbiamente un segnale più che concreto della diffusa crescente contrarietà delle società europee all’attuale corso politico propugnato dalle leadership di Bruxelles.
La inusualità della situazione si percepisce del resto proprio se si considera il netto rifiuto dei vari Merz, Macron, Tajani e Burnham, come di altri ancora, a voler ammettere che in fondo è il popolo che in ultima istanza ha sempre ragione e che la pretesa contrarietà del partito vincitore ai principi costitutivi dell’ordine liberal-democratico – come già dal 2023 aveva fatto rilevare l’Autorità per la Tutela della Costituzione – è solo un pretesto, falso e simulatore, per accreditare la tesi che la vera democrazia è soltanto quella da loro proposta. In realtà, è proprio vero il contrario.
Obbedienti ai poteri esterni gestiti dai giganti della finanza globalista, le leadership europee hanno nel tempo sottratto terreno alla politica adottando una autocrazia sempre più lontana dai veri interessi dei cittadini che si sono trovati costretti a subire un processo di erosione della sfera delle loro libertà a tutto profitto dei grandi potentati economico-finanziari. La storia recente del resto ce lo dimostra.
In nome delle varie transizioni, dalla ecologica alla climatica, dalla digitale all’ambientale, tutte peraltro imposte rigorosamente come una necessità per contenere le crisi da esse stesse provocate, queste leadership hanno proditoriamente appoggiato la disarticolazione della democrazia tradizionale per favorire un fenomeno, pericolosissimo per la sovranità degli Stati, di progressivo accentramento sovranazionale dei poteri e, in particolare, nella gestione delle politiche estera, di difesa e monetaria. Il tutto a vantaggio delle sempre più potenti oligarchie economico-finanziarie. Se poi collochiamo il voto in Sassonia-Anhalt nel quadro più ampio della mobilitazione euro-scettica o, peggio, nel contesto del processo di militarizzazione in atto nell’Unione Europea – che nulla garantisce se non la radicalizzazione della belligeranza – appare chiaro come l’esito più temuto da questa attuale classe di governanti sia l’effetto a cascata del voto tedesco che farebbe nel caso proprio da apripista per una inversione di tendenza. Non solo. Ma la crisi bellica, con la determinazione dei “volenterosi” a sostenere la guerra dell’Ucraina contro Mosca – sotto la falsa pretensione che difendendo Kiev è l’Europa tutta ad essere difesa – si è certamente rivelata come il fattore più incisivo nell’assicurare alla Sassonia la storica svolta politica. Eppure, nonostante la chiarezza della volontà liberamente espressa dall’elettorato sassone (con una affluenza alle urne del 73%), c’è ancora chi si ostina a non vedere la verità e minaccia – perché proprio di questo si tratta – “contromisure” per evitare che lo stesso scenario possa propagarsi a tutta la Germania e oltre ancora!
Difficile, tuttavia, negare che ciò possa avvenire. I numeri parlano da sé. E se a Magdeburgo, capitale del Land in causa, si brinda e inneggia alla vittoria, foschi e oscuri appaiono invece gli orizzonti di Berlino per il Cancelliere Merz, il cui partito ( CDU) si trova ora a dover fronteggiare un drastico calo di consensi. Certamente AfD, benché trionfante nelle urne, non avrebbe ancora la maggioranza per governare. E anche con l’appoggio della Wagenknecht, stando strettamente ai numeri, tale obiettivo sembrerebbe di misura alquanto dubbio. D’altra parte, i partiti dell’arco governativo avrebbero già rifiutato una qualunque alleanza con i vincitori, il che lascerebbe un punto interrogativo sul tipo di linea risolutiva che il leader di AfD, Ulrich Siegmund, si troverà costretto ad adottare. In ogni caso, una soluzione che non includesse il partito AfD nella formula di governo è ipotesi inimmaginabile, oltre che pericolosissima, sul piano dell’ordine pubblico. Equivarrebbe ad un tentativo di sovversione, e la Costituzione tedesca – ricordiamolo – ammette espressamente il diritto del popolo alla “resistenza” contro chiunque tenti di rimuovere l’ordinamento del Paese senza che ricorrano altri rimedi.
Ecco allora il senso e, al contempo, il rischio dell’esperienza elettorale della Sassonia-Anhalt: la volontà del popolo, quando legittimamente espressa, va rispettata. In caso contrario, le opposizioni si radicalizzano ed il rischio di una frattura della società diventa inevitabile esito finale.
Bruno Scapini – Ambasciatore d’Italia
