Arrivata a Roma nell’ottobre del 2024, Nita Shala porta con sé un percorso raro nel panorama diplomatico europeo: giurista formata tra Pristina, Oxford e Ginevra, docente di diritto penale, già Vice Ministra della Giustizia e Coordinatrice nazionale contro la violenza domestica in Kosovo, con esperienze nelle Nazioni Unite, nell’OSCE, nella Banca Mondiale e nel Tribunale dell’Aja, oggi rappresenta il Kosovo in Italia, San Marino e Malta, con una visione che intreccia rigore istituzionale, cultura del diritto e una profonda sensibilità per la giustizia di genere.
La sua missione diplomatica nasce da un sentimento che lei stessa definisce “un grande onore”, ma anche una responsabilità verso un Paese che “deve ancora lottare per esserci”. In Italia, Shala lavora per raccontare un Kosovo diverso da quello cristallizzato nell’immaginario post-bellico: “un Kosovo più contemporaneo, giovane, europeo, dinamico”, capace di proporsi come partner credibile nei campi dell’economia, della cultura e dell’innovazione.
Il suo approccio è pragmatico e multilivello e passa per quanto punti essenziali: intensificazione del dialogo istituzionale, promozione economica, diplomazia culturale e valorizzazione della diaspora, che definisce “una risorsa strategica”. E quando parla delle relazioni con l’Italia, l’Ambasciatrice non usa mezzi termini: “Condividiamo un rapporto costruito su fiducia politica, vicinanza istituzionale e collaborazione concreta”.
Nita Shala appartiene a quella generazione di diplomatici che unisce competenza tecnica e visione sociale. Il suo impegno per i diritti umani, in particolare quelli delle donne, attraversa tutta la sua carriera e continua a orientare il suo sguardo sul mondo.
Un mondo che, dice l’Ambasciatrice, si comprende davvero solo con la giusta apertura mentale.
Docente universitario e avvocato con una vasta esperienza professionale nelle istituzioni internazionali, in Italia dall’ottobre del 2024 come Ambasciatrice. Cosa significa per lei rappresentare il suo Paese a Roma? “Per me è un grande onore rappresentare la Repubblica del Kosovo in una capitale come Roma, che occupa un posto unico nella storia, nel diritto e nella diplomazia internazionale. Significa portare la voce di un Paese giovane, ma con una forte dignità istituzionale e una chiara vocazione europea. Rappresentare il Kosovo in Italia vuol dire anche contribuire a raccontare un volto più completo del mio Paese: non solo quello segnato dal dolore del passato, ma anche quello di una società dinamica, resiliente, piena di energia e di volontà di costruire il futuro”.
Come definirebbe oggi le relazioni diplomatiche fra Kosovo e Italia? “Le definirei eccellenti e in costante crescita. L’Italia è per il Kosovo un’amica sincera, un alleato importante e un partner strategico sotto molti aspetti: politico, economico, culturale e umano. Tra i nostri Paesi esiste una relazione fondata sulla fiducia, sul rispetto reciproco e su una collaborazione concreta che negli anni si è consolidata. Oggi questa amicizia può aprirsi ancora di più a nuove opportunità, soprattutto nel campo degli investimenti, della cooperazione universitaria, della cultura e del dialogo tra territori”.

Quali azioni ha messo in campo per consolidare i rapporti in essere? “Ho cercato di articolare il mio lavoro su più piani, seguendo un approccio rigoroso, concreto e fondato sull’ascolto e sull’esperienza. Sul versante istituzionale, abbiamo rafforzato il dialogo con interlocutori italiani a livello nazionale e territoriale, con l’obiettivo di consolidare relazioni stabili e proficue. Sul piano economico, stiamo promuovendo il Kosovo come un Paese serio, giovane e aperto alla cooperazione e agli investimenti. Sul piano culturale, abbiamo lavorato per far emergere un’immagine più ampia e contemporanea del Kosovo, portandolo anche al di fuori dei soli spazi diplomatici, attraverso eventi nelle università, incontri pubblici e costruendo occasioni di scambio. Ritengo inoltre essenziale il rapporto con la diaspora, che rappresenta un legame umano e strategico di grande valore tra i nostri due Paesi”.

Se dovesse descrivere il Kosovo con tre aggettivi, quali sceglierebbe? “Direi giovane, resiliente e dinamico.Giovane, perché il Kosovo è uno degli Stati più giovani d’Europa e guarda avanti con grande energia. Resiliente, perché il nostro popolo ha conosciuto sofferenze profonde ma ha saputo trasformarle in forza civile e volontà di costruzione. Dinamico, perché oggi il Kosovo è una società viva, creativa, con una forte aspirazione europea”.
Secondo le ultime stime ufficiali, in Italia oggi vivono circa 50 mila kosovari. Come si è integrata questa comunità? “La comunità kosovara in Italia si è integrata con grande dignità. È una comunità laboriosa, seria, rispettosa delle regole e profondamente legata ai valori del lavoro, della famiglia e della responsabilità. Molti nostri connazionali vivono in Italia da anni, hanno costruito qui la propria vita, crescono i loro figli nelle scuole italiane e contribuiscono ogni giorno alla società con discrezione e impegno. Allo stesso tempo, mantengono un legame forte con il Kosovo, e questo rende la diaspora non solo una comunità da assistere, ma una risorsa strategica e umana di grande valore”.

In generale, com’è percepita l’Italia in Kosovo? “L’Italia è percepita con affetto, rispetto e profonda vicinanza. Per i cittadini del Kosovo, non è soltanto un partner europeo importante, ma anche un Paese con cui esiste un’affinità culturale e umana molto naturale. C’è grande stima per il ruolo che l’Italia ha avuto e continua ad avere nella stabilità della regione, ma anche per la sua cultura, la sua lingua, il suo sistema universitario e la sua tradizione civile. Per molti kosovari, l’Italia rappresenta una realtà amica, familiare e autorevole”.
Lei come si trova a Roma? “Molto bene. Roma è una città straordinaria, di una bellezza e di una profondità storica uniche. Per chi svolge un incarico diplomatico, è un luogo privilegiato di incontro, di dialogo e di scambio tra culture e istituzioni. Io la vivo anche con grande interesse personale, perché qui si percepisce con forza il valore della memoria, del diritto, delle relazioni e della dimensione internazionale. Tutti elementi che sento molto vicini al mio modo di interpretare la diplomazia”.
Coltiva qualche hobby in particolare? “Amo molto la lettura, che per me è sempre stata uno spazio di riflessione, equilibrio e libertà interiore. Dedico con gioia il mio tempo anche alla famiglia, che resta il mio centro più importante. Quando gli impegni me lo permettono, apprezzo anche il contatto con la natura e i momenti semplici che aiutano a osservare meglio le persone e i luoghi. Mi stanno molto a cuore anche i temi dei diritti umani, in particolare quelli legati alla dignità delle donne, che considero una parte importante del mio impegno umano e professionale”.
C’è un episodio legato a questa esperienza da Ambasciatrice in Italia che ricorda particolarmente volentieri e che le andrebbe di raccontare in questa intervista? “Più che un singolo episodio, ricordo con emozione tutti i momenti in cui il Kosovo viene accolto in Italia con curiosità sincera e con interesse autentico. Ogni volta che vedo nascere un dialogo vero con amministratori, accademici, imprenditori, studenti o membri della diaspora, percepisco che il lavoro diplomatico sta dando frutti concreti. Ricordo con particolare piacere anche i momenti solenni e simbolici legati alle celebrazioni dell’indipendenza del Kosovo, perché sono occasioni in cui la vicinanza degli amici del nostro Paese si manifesta in modo molto chiaro e sentito”.

Come sua prima missione in Italia ha scelto la Calabria, regione in cui ha messo in agenda numerosi incontri con le principali cariche istituzionali del territorio. C’è una motivazione precisa? “Sì, ed era una scelta molto precisa. La Calabria ha per noi un valore speciale, anche per la presenza storica delle comunità arbëreshë, che custodiscono una memoria viva del legame tra il mondo albanese e l’Italia. Iniziare da lì significava riconoscere una radice profonda di questo rapporto, ma anche valorizzare un territorio capace di offrire opportunità concrete di collaborazione istituzionale, culturale ed economica. Credo molto in una diplomazia che non si costruisce soltanto nelle capitali, ma anche nei territori”.

Prossime iniziative in programma dell’Ambasciata? “Continueremo a lavorare lungo tre direzioni principali: rafforzamento del dialogo istituzionale, promozione economica del Kosovo e diplomazia culturale. Vogliamo consolidare i rapporti con le istituzioni italiane, creare nuove opportunità di collaborazione tra imprese e università, e continuare a far conoscere il Kosovo nelle città italiane attraverso eventi e iniziative pubbliche. Un risultato importante che mi rende particolarmente lieta è anche l’avvio del collegamento aereo diretto Roma–Prishtina da settembre 2026, che renderà più semplici i contatti umani, familiari, economici e turistici tra i nostri Paesi. La nostra agenda per questa primavera e per l’estate è particolarmente ricca. Il 19 e 20 maggio organizzeremo a Prishtina il Forum dell’agrobusiness Italia–Kosovo; a giugno porteremo in Italia il Festival del Film Kosovaro; mentre a fine giugno sono previsti due incontri del Business Forum con il Friuli Venezia Giulia, a Prishtina e a Trieste. In estate, inoltre, porteremo a Roma e a Lecce anche il Balletto Nazionale del Kosovo, come ulteriore espressione della diplomazia culturale del nostro Paese”.

Chiuderei questa intervista con un consiglio su un buon libro da leggere… “Consiglierei un libro che aiuta a capire meglio la complessità del nostro tempo. Viviamo in un periodo strano, in cui cultura, storia e geopolitica tornano a intrecciarsi in modo molto evidente. Ma, se devo scegliere con il cuore, consiglierei sempre un buon libro che apra lo sguardo sull’altro, per esempio “Donne che corrono coi lupi” di Clarisa Pinkola Estes. L’ho letto e l’ho riletto. Insieme a “I cannibali” di Montaigne, questi testi mi accompagnano sempre nel mio percorso. Alla fine, come potrei non menzionare il mio poeta preferita kosovaro? Ali Podrimja, che con il suo “Dormi, o mio piccolo dagli occhi glauchi”, ci insegna la lezione di una vita intera. Podrimja trasforma una ninna nanna in un testo di dolore e speranza: il bambino è ferito dalla storia, ma resta portatore di forza, identità e futuro. Per concludere, un buon libro da leggere è come una buona diplomazia: ti fa capire come funziona il mondo, come abbraccia un uomo”.
Intervista di Marco Finelli

