L’Ambasciata del Bangladesh si è aggiudicata la Commonwealth Cricket Cup 2026, disputata sabato 26 settembre presso il Roma Cricket Ground, al termine di una giornata che ha saputo unire sport, amicizia, cultura gastronomica e spirito internazionale.
Organizzato dal Commonwealth Club of Rome in collaborazione con UISP Roma e con il patrocinio della Federazione Cricket Italiana, il torneo ha riunito cinque squadre rappresentative di diverse realtà della comunità internazionale presente nella Capitale.
L’Ambasciata del Bangladesh ha conquistato il trofeo, precedendo il Team delle Nazioni Unite, classificatosi al secondo posto. Sul gradino più basso del podio, a pari merito, Rome International-UniCassino e l’Ambasciata dello Sri Lanka. Il Commonwealth Club ha invece chiuso la classifica, aggiudicandosi simbolicamente il tradizionale “cucchiaio di legno”.

Sebbene le squadre in campo fossero cinque, il Roma Cricket Ground ha accolto una comunità internazionale ben più ampia. Tra giocatori e sostenitori erano presenti persone legate a Bangladesh, India, Pakistan, Sri Lanka, Australia, Sudafrica e Regno Unito, oltre a rappresentanti delle Nazioni Unite, università, organizzazioni internazionali e della più ampia comunità del cricket romano.
Proprio questa varietà di nazionalità e di percorsi rappresenta uno degli elementi distintivi della Commonwealth Cricket Cup: persone che solitamente si incontrano in contesti diplomatici, istituzionali o professionali possono condividere il campo da gioco come compagni di squadra, avversari e amici. Un’atmosfera che ha caratterizzato l’intera giornata.
Accanto al torneo sportivo, uno dei momenti più apprezzati è stato ancora una volta il Commonwealth Food Fair.
Le diverse comunità presenti hanno portato specialità e tradizioni culinarie dei rispettivi Paesi, dando vita a una grande tavola internazionale dove giocatori, diplomatici, famiglie e spettatori hanno potuto incontrarsi e trascorrere momenti conviviali.
Il premio per il miglior stand gastronomico è stato assegnato all’Ambasciata dello Sri Lanka, protagonista di una delle esperienze culinarie più apprezzate della manifestazione. Alla rappresentanza diplomatica srilankese è andato anche il riconoscimento per le migliori divise, centrando così una prestigiosa doppietta.

Il torneo ha premiato anche le migliori prestazioni individuali e i contributi distintivi dentro e fuori dal campo. I riconoscimenti sono stati attribuiti sulla base delle valutazioni condivise dalle squadre partecipanti e delle osservazioni dell’arbitro durante l’intera manifestazione.

I premi assegnati sono stati:
- Miglior battitore: Jack (Team ONU)
- Miglior lanciatore: Urmil (Rome International-UniCassino)
- Miglior difensore: Roy B. Joy (Ambasciata del Bangladesh)
- Migliori divise: Ambasciata dello Sri Lanka
- Migliore offerta gastronomica: Ambasciata dello Sri Lanka
- Miglior ospitalità: Roma Cricket Ground / Roma Cricket Club
Riconoscimenti che hanno ulteriormente valorizzato una giornata nella quale la competizione sportiva è stata accompagnata da spirito di squadra, accoglienza e convivialità.

La manifestazione affonda le proprie radici in una tradizione sportiva romana ben più antica. Negli anni Sessanta e nei primi anni Settanta, il cricket veniva praticato a Villa Doria Pamphilj, quando la tenuta apparteneva ancora alla famiglia Pamphilj. In quel contesto si disputava il torneo conosciuto come “Rome Ashes”, che vedeva coinvolte squadre collegate alle Ambasciate britannica e australiana, alla FAO, alla Commonwealth War Graves Commission, al Venerabile Collegio Inglese e al Beda College. La prima edizione documentata risale al 1962, quando l’Australia sconfisse in finale l’English College. Con il passaggio della villa al Comune di Roma quella stagione sportiva giunse al termine. Decenni più tardi, il Commonwealth Club of Rome ha contribuito a far rivivere quello spirito attraverso la Commonwealth Cricket Cup, organizzata nella sua forma attuale a partire dal 2017.
L’edizione 2026 segna così il decimo anniversario della competizione moderna, creando un ideale collegamento tra la comunità internazionale del cricket di oggi e la straordinaria storia delle Rome Ashes.
Il fascino duraturo della Commonwealth Cricket Cup risiede nella sua semplicità: il cricket offre la competizione sportiva, il Food Fair crea lo spazio di incontro e la natura internazionale dei partecipanti favorisce relazioni e amicizie che spesso proseguono ben oltre il perimetro del campo di gioco.
Per il Commonwealth Club of Rome questo connubio rappresenta l’essenza stessa dell’evento. Anche nel 2026 il torneo ha dimostrato come il cricket possa essere un efficace strumento di dialogo, capace di riunire ambasciate, organizzazioni internazionali, università, associazioni e singoli cittadini attorno a una passione comune.
Il Commonwealth Club of Rome, in una nota, ha voluto esprimere la propria gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita dell’iniziativa. Un particolare ringraziamento è stato rivolto al Roma Cricket Ground e al Roma Cricket Club per l’ospitalità e il supporto logistico fornito, inclusi gazebo, tavoli, sedie, energia elettrica e tutte le strutture necessarie allo svolgimento del torneo e della fiera gastronomica.
Un ringraziamento speciale è andato inoltre a Leslie, responsabile del campo, per il prezioso lavoro di preparazione dell’impianto, e a Denham, manager del Roma Cricket Club, per il costante sostegno organizzativo.
Riconoscenza è stata espressa anche verso i ristoranti e le attività che hanno collaborato con le squadre partecipanti, contribuendo al successo del Commonwealth Food Fair, nonché verso UISP Roma per la collaborazione nell’organizzazione dell’evento e verso la Federazione Cricket Italiana per il patrocinio accordato alla manifestazione.
Il Commonwealth Club ha inoltre voluto ringraziare arbitri, segnapunti, volontari, sostenitori e tutte le squadre partecipanti, il cui entusiasmo ha reso possibile l’atmosfera che da anni contraddistingue la Commonwealth Cricket Cup.
E, al termine di una lunga giornata di sport, sapori e amicizia, è stata l’Ambasciata del Bangladesh a sollevare il trofeo, mentre il Commonwealth Club ha accettato con sportività il tradizionale “cucchiaio di legno”.

