La lunga parentesi di silenzio diplomatico tra Italia e Siria si chiude ufficialmente. Dopo quattordici anni di relazioni congelate, Roma si prepara a riaccogliere la missione diplomatica siriana, segnando un passaggio che va oltre la semplice riapertura di una sede: è il primo vero tassello di un percorso di riavvicinamento politico e istituzionale tra i due Paesi.
A guidare la nuova fase sarà Hussein Sabbagh, diplomatico di esperienza internazionale e figura dal profilo emblematico. Nato ad Aleppo, formatosi in relazioni internazionali e attivo per decenni nelle sedi multilaterali di Vienna e New York, Sabbagh rappresenta una scelta che racconta la volontà di Damasco di presentarsi con un volto rinnovato. La sua defezione nelle prime fasi della guerra civile, motivata dalla condanna delle violenze interne, lo aveva allontanato dal regime; il recente reintegro e la nomina a Roma segnano una discontinuità significativa nella narrativa diplomatica siriana.
La chiusura dell’ambasciata nel 2012 aveva rappresentato uno dei momenti più duri nei rapporti bilaterali. L’Italia, in linea con i partner europei, aveva dichiarato “persona non grata” l’allora Ambasciatore siriano, mentre le tensioni internazionali e le proteste della diaspora contribuivano a un clima di rottura totale. Per oltre un decennio, i contatti si erano limitati a canali tecnici e iniziative umanitarie.
Il quadro geopolitico attuale, però, impone nuove priorità. La stabilizzazione del Mediterraneo, la gestione dei flussi migratori e la necessità di un dialogo diretto con gli attori regionali hanno spinto l’Italia a riaprire un ufficio diplomatico già nel 2024, anticipando altri Paesi occidentali. La conferma dell’arrivo di Sabbagh, annunciata dall’Ambasciatore italiano a Damasco Stefano Ravagnan, suggella ora un passaggio politico più ampio.
Negli ultimi mesi, i contatti tra i due governi si sono intensificati su dossier pragmatici: questioni consolari, sicurezza regionale, cooperazione minima in ambito umanitario. La riapertura dell’Ambasciata non implica un ritorno alla piena normalizzazione pre 2011, ma rappresenta un segnale chiaro: il dialogo, dopo anni di gelo, torna a essere possibile.
Parallelamente, la Siria sta riemergendo nei tavoli multilaterali dedicati alla stabilità del Mediterraneo orientale, trovando una crescente disponibilità internazionale a riaprire canali di confronto. La presenza di un Capo Missione a Roma si inserisce in questo contesto, come parte di un processo graduale e ancora fragile, ma ormai avviato.

