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La nuova dottrina nucleare della Russia spiegata a Villa Abamelek

Redazione by Redazione
17 Aprile 2026
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La nuova dottrina nucleare della Russia spiegata a Villa Abamelek
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di Bruno Scapini

Nella splendida cornice offerta da Villa Abamelek, la Residenza dell’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, mercoledì si è svolta, in presenza di un folto pubblico di rappresentanti diplomatici, autorità e simpatizzanti dell’amicizia italo-russa, la presentazione del nuovo saggio pubblicato da Visione Editore “Dalla deterrenza alla coercizione”.

Un’opera che, redatta da tre autorevolissimi esperti di geopolitica e strategia militare russi, Dmitrij Trenin, Sergej Karaganov e Sergej Avakyants, è stata inizialmente sottoposta nel 2024 ai vertici del Cremlino quale rapporto di analisi sulle condizioni della deterrenza strategica russa (con riferimento allo stato del conflitto con l’Ucraina), per poi essere successivamente adattata per un adeguamento alle esigenze di un formato editoriale commerciale. A Villa Abamelek si è, pertanto, presentata l’opera nella sua versione italiana integrata con i contributi del Ministro degli Affari Esteri, Sergej Lavrov, e del suo Direttore del Ministero, Dmitrij Demurin.

Grande l’interesse suscitato da questa iniziativa della casa editrice il cui originario intendimento è stato quello di offrire al grande pubblico letterario italiano una visione alternativa del conflitto russo-ucraino rispetto alla narrativa univoca, e per lo più faziosa e parziale, imposta fin dal 24 febbraio 2022 (data di avvio dell’Operazione Militare Speciale), dai media e da una classe politica informata alla tesi – sostenuta senza riserva di replica e tanto meno di libero dibattito – di una pretesa ingiustificata aggressione della Russia all’Ucraina. La risposta del saggio è lapidaria: partendo dalla constatazione secondo cui il possesso dell’arma atomica non è di per sé garanzia di deterrenza, né condizione per evitare il rischio di uno scontro nucleare, la deterrenza dovrà necessariamente concepirsi in un contesto multivettoriale in grado di assicurare, nell’equilibrato ricorso alle diverse sue componenti strategiche, quella flessibilità di gestione indispensabile a prevenire una pericolosa escalation del conflitto.

Non più, quindi, meri effetti di deterrenza nella sua forma più semplice della intimidazione, bensì coercizione. Non varrà a nulla cercare di convincere l’avversario a intraprendere o meno determinate azioni. Ma occorrerà costringerlo ad effettuare quel calcolo del rischio strategico implicato dalla sua stessa intenzione che lo potrà distogliere dall’assumere pericolose iniziative. In che modo? Il saggio qui, grazie anche ai lucidi registri utilizzati nella critica analitica dai relatori, evidenzia due elementi fondanti: l’ampliamento della sfera soggettiva dei destinatari della reazione nucleare (non solo le potenze nucleari, ma anche quelle non nucleari se sostenute da una nucleare), e l’abbassamento della soglia di reazione con riferimento non più agli interessi prioritari nazionali, ma alla minaccia critica percepita per la sovranità nazionale. Un concetto, questo, evidentemente più elastico e discrezionale che assicurerebbe una risposta adattiva rispetto alla mutevolezza delle circostanze.

Di grande efficacia chiarificatrice è stato anche nel corso della presentazione ascoltare dalla loro viva voce l’opinione di due dei tre Autori, Karaganov e Trenin, i quali, collegati in video-conferenza, hanno inteso puntualizzare come la critica situazione cui si è oggi giunti in Ucraina sia riconducibile proprio all’ostinata determinazione dell’Occidente che, in costanza del sostegno militare offerto a Kiev in forme anche dirette, creerebbe le premesse per una ampliamento del conflitto al di là del perimetro ucraino.

Tuttavia, nella presentazione del saggio, è emerso chiaramente dai vari interventi dei relatori il senso vero della nuova dottrina. Un senso che consisterebbe nella intenzionalità dei suoi autori di prevenire il raggiungimento di livelli di criticità crescenti nel conflitto proprio ricorrendo a una dissuasione non più proposta, ma imposta, cioè portando l’avversario a percepire la minaccia critica non più come temuta possibilità, ma come una concreta eventualità.

Il saggio, dalle reazioni registratesi in sala, ha dato indubbiamente prova della sua capacità di suscitare un grande interesse. Un interesse oggi ampiamente giustificato da una sostanziale incapacità della pubblica opinione di comprendere il perché del prolungarsi del conflitto per tutti questi anni, del perché dell’irrigidimento delle pretese russe ai fini di una pacificazione, e del perché da parte occidentale (soprattutto europea) si tenda oggi ad un moderato disimpegno nel portare la guerra direttamente in territorio russo; e ciò mantenendo un sostegno militare senza determinazione di data finale.

Probabilmente proprio la lettura attenta di questo saggio, esito di una brillante iniziativa di Visione Editore, potrà dare le giuste risposte a tutte queste legittime domande.

Bruno Scapini – Ambasciatore d’Italia  

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