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“La governance globalista e il punto di massima crescenza”, l’Editoriale dell’Ambasciatore Bruno Scapini

Redazione by Redazione
22 Settembre 2026
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“La governance globalista e il punto di massima crescenza”, l’Editoriale dell’Ambasciatore Bruno Scapini
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di Bruno Scapini

Nell’attuale processo di destabilizzazione che il mondo si trova oggi ad affrontare sembra arduo trovare per esso un senso, o, più semplicemente, sapersi orientare per poterlo comprendere nelle sua cause più profonde. Le crisi si succedono; e anziché risolversi per magari lasciare posto ad altre, restano irrisolte, sovrapponendosi l’una all’altra per alimentare a spirale il livello di entropia del sistema internazionale.

Di fronte a tale situazione chi osserva si trova smarrito, in caduta libera nel vuoto di conoscenza; e senza punti di riferimento perde la capacità di collocarsi in un preciso corso storico, acquisendo per contro la percezione di una crescente instabilità senza riuscire a coglierne le vere cause. Si soffre, per dirla in altre parole, di una perdita delle certezze avute nel passato senza che ad essa corrisponda una prospettiva di speranza per il futuro.

L’attualità internazionale ci offre, in appoggio a tale visione, un amplissimo spettro di criticità. Dalle tante guerre in corso nei vari scacchieri geopolitici, alla crisi energetica; dalla militarizzazione alla crisi dello stato sociale. Oggi tutto è messo in discussione: il Diritto internazionale, lo stato di diritto e, perfino, i fondamentali valori etici e sociali. Si tenta di scardinare il concetto unitario della famiglia (fattore primario di coesione sociale), si demolisce il culto della Patria (scambiato per arido nazionalismo), si propugna lo screditamento della propria Fede nel rispetto dell’altrui religione, e si banalizza la vita umana per esaltare al suo posto il culto della morte, come dimostrato dalla liberalizzazione incondizionata dell’eutanasia in Olanda.

 I focolai di crisi poi si annidano un po’ ovunque sul Pianeta, e sono pronti a deflagrare in aperti conflitti alla prima utile occasione. Dall’Europa orientale al Medio Oriente gli esempi sono tanti: l’Ucraina, il Kosovo, la Moldavia, Gaza, il Libano e la Cisgiordania; dall’Artico all’Indo-pacifico e all’Asia: Taiwan, il Kashmir, il Belucistan sono solo alcune delle terre contese da più Paesi. Tutti casi di criticità in cui è facile individuare fattori potenziali di scontri bellici.

Eppure, alcuni più recenti fatti ed episodi indurrebbero a pensare che qualcosa stia in effetti cambiando.  

Le recenti elezioni in importanti Laender in Germania (Sassonia-Anhalt, Meclemburgo- Pomerania e Berlino) attestano l’avanzata impietosa di AfD e BSW quali nuove forze politiche contrarie al corso globalista e in favore della tutela degli interessi nazionali. Sempre più europei, infatti, non solo in Germania, rifiutano oggi di singolarizzare la Russia come l’eterno avversario e vedono nell’azione condotta dai “giganti” della finanza mondiale, annidati in quel piccolo, ma potentissimo, miglio quadrato londinese (The Square Mile), il tentativo della City di egemonizzare il mondo nell’illusione di ripristinare gli ormai superati fasti dell’Impero Britannico. Perfino in Africa il vento della emancipazione coloniale ha ripreso a soffiare. Il patto concluso di reciproca assistenza dai tre Stati del Sahel. Niger, Malì e Burkina Faso, dopo la cacciata dei francesi, è chiaramente  indicativo di una presa di consapevolezza da parte dei popoli africani di acquisire una piena e compiuta autodeterminazione al di là delle forme di protezionismo mascherate da una falsa cooperazione allo sviluppo.

In tale quadro di fondo, poi, le ultime elezioni politiche in Russia confermerebbero la tendenza.  Il Partito di Vladimir Putin, Russia Unita, ha spuntato un nuovo record di successo con un 57,83% dei voti portandosi dietro, in una crescita accelerata, anche le altre formazioni nazionaliste o, comunque, in appoggio del Presidente.

 Domandiamoci allora: Mosca vuole vincere la guerra per puro imperialismo? La Russia intende veramente – come proclamato a gran voce dal Generale britannico Sir Richard Shirreff – conquistare l’Europa per stabilire il suo dominio fino a Lisbona? No. Questa è solo fantasia compulsiva di chi crede che perseguendo la sconfitta strategica della Russia, si possa rimuovere il principale ostacolo alla affermazione incondizionata di una governance globale. La Russia – e lo dimostra la Storia – non ha velleità di conquiste. Il suo territorio esteso su 9000 chilometri da ovest ad est include ben 11 fusi orari e le dovrebbe bastare. La Russia vuole solo difendere la propria integrità di sicurezza. Quella sicurezza messa a rischio da una sconsiderata espansione della NATO ai suoi confini portata avanti in ben sette tappe successive a partire dal 1999.  Una circostanza che l’Amministrazione Trump sembra abbia compreso nell’ adottare un corso politico con Mosca più incline alla distensione anzichè al diretto scontro come invece prospettava la Presidenza Biden. Una evoluzione questa, quindi, che punterebbe verso una concezione innovativa delle dinamiche geopolitiche mondiali con conseguente loro transizione da una visione unipolare ad altra multipolare. Uno sviluppo evidenziato proprio dal rafforzamento del rapporto triangolare “Washington-Mosca-Pechino” ultimamente meglio delineatosi nei contorni formali come anche nei suoi contenuti. Il riconoscimento reciproco di aree di influenza sembrerebbe un dato implicito in tale nuovo corso geopolitico. L’America agli americani, afferma Trump risvegliando il ricordo della Dottrina Monroe. E così interviene in Venezuela assicurandosi la fedeltà di Caracas, e sostiene a gran voce – e a gran dispetto di Londra –  la riunificazione delle Isole Falkland (possedimento britannico) all’Argentina e dell’Irlanda del Nord all’Irlanda. Quanto poi alla Groenlandia e alle mire di conquista inizialmente annunciate, Trump ottiene da Copenaghen un vantaggioso trattato in tema di sicurezza e di sfruttamento minerario, mentre si appresta a dialogare con XI-Jinping per rimuovere le vischiosità di un antico critico rapporto con la Cina.

A ben guardare allora, verrebbe da chiedersi se tutti questi elementi non siano altrettanti indicatori di un cambiamento di direzione del processo di destabilizzazione perseguito dalle elite globaliste, ivi incluse quelle di Bruxelles. La corsa alla instabilità, funzionale alla affermazione di una governance globale, con accentramento delle ricchezze e dei poteri nelle mani di pochissime oligarchie, sembrerebbe, infatti, aver raggiunto ai nostri giorni il punto di sua massima crescenza per intraprendere una probabile inversione di tendenza di cui soffrirebbero proprio le forze del “Grande Reset”, oggi alla ricerca disperata di utili mezzi e strumenti capaci di ostacolare e respingere qualunque tentativo di opposizione.

 All’attualità dei nostri giorni, la prospettiva di un contenimento dell’ondata globalista acquisterebbe così vieppiù di credibilità; ma nulla tuttavia può essere dato per scontato. Un colpo di coda del drago è sempre possibile finchè saranno i “giganti” della finanza mondiale a detenere la leva del controllo sulle economie dei Paesi occidentali e non solo. Molto dipenderà dall’azione di Trump certamente, e soprattutto dalla coerenza con la quale l’uomo riterrà di garantire continuità alla sua linea politica. I condizionamenti, del resto, non mancano per l’azione della Casa Bianca. Le lobby conservatrici radicali operano all’interno del suo stesso Partito e gli remano contro, come anche esistono i condizionamenti – se non addirittura i ricatti – che verrebbero imposti al “tycoon” dalle lobby sioniste ricorrendo a casi di possibile screditamento come i  ben noti “Epstein Files”.

Il mondo è, dunque, in ebollizione. Difficile ancora riconoscerne con certezza orientamenti e tendenze. Ma per percepirle appare sempre con maggior evidenza l’importanza del modo in cui andrà a concludersi la guerra in Ucraina. Il suo esito, infatti, non segnerà soltanto la fine di un conflitto, ma anche il corso futuro della Storia, perché in Ucraina non è solo una partita territoriale in gioco, ma uno scontro tra civiltà, tra due diverse visioni del mondo e due modi di percepirne valori e traguardi.  Le condizioni e i termini della pacificazione, infatti, saranno il metro per valutare il futuro corso delle relazioni internazionali, anche se già da ora uno sviluppo sembra assai improbabile che accada: i rapporti tra la Russia e l’Europa, benchè normalizzabili sul piano formale, difficilmente potranno riprendersi su rinnovate basi di reciproca fiducia in assenza di un radicale ribaltamento generazionale delle classi politiche oggi al potere nell’Occidente.  

Bruno Scapini – Ambasciatore d’Italia

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Comments 1

  1. Biagio De Luca says:
    3 ore ago

    Il pianeta è in ebollizione come mai era accaduto. Focolai di guerra ovunque e piccoli episodi, come la vittoria in due lander tedeschi di due partiti che vogliono smettere di regalare miliardi all’ ucraina corrotta,che danno un filo di speranza ma sono poca cosa. In tutto questo inferno, centinaia di milioni di persone confuse,impaurite,incerte sul futuro che le aspetta. Ciò che preoccupa fortemente l’ uomo comune come me, è la quantità di attacchi che arrivano da ogni dove. Gli Stati Uniti che hanno scatenato la guerra russo ucraina,oggi sembrano essersene tirati fuori ma,in realtà non è così. La folle leadership UE,appoggiata dalla Perfida Albione,batte sul chiodo della provocazione a oltranza verso la Russia e sembrano dimenticate che la Federazione detiene 6000 ordigni nucleari. Infine,a mio parere,i più pericolosi di tutti: i sionisti,i quali dopo una meticolosa, silenziosa azione,si sono preparati finanziariamente e militarmente ramificandosi in tutto il mondo,a conquistare ciò che il loro “messia” gli ha promesso:” la grande Israele”. Uno spaventoso tourbillon che mette angoscia e lascia noi, gente comune,in attesa del primo fungo atomico.
    Che dannata prospettiva!!!

    Rispondi

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