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“KIEV come HIROSHIMA? Ecco come Ursula segna il destino dell’Ucraina!”, l’Editoriale di Bruno Scapini

Redazione by Redazione
5 Settembre 2026
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“KIEV come HIROSHIMA? Ecco come Ursula segna il destino dell’Ucraina!”, l’Editoriale di Bruno Scapini
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di Bruno Scapini

In uno scenario geopolitico caratterizzato da una instabilità dinamica progressiva, qual è per l’appunto quello di cui siamo oggi testimoni, non ci deve tanto preoccupare la storia farlocca del preteso drone russo che sorvola indisturbato i cieli di Lipsia in Germania in barba ai servizi tedeschi di sorveglianza. Ci sono già stati episodi del genere in passato che hanno interessato i Paese baltici, la Polonia e la Romania. E tutti questi casi si sono alla fine risolti in una ritrattazione (non dichiarata) delle accuse a Mosca, per mancanza di prove o per indagini parziali e inaffidabili.

Piuttosto, devono preoccuparci, e anche seriamente, le dichiarazioni di Ursula von der Leyen quando afferma, in esito al recente incontro tenuto a Bruxelles con Mark Rutte, Segretario Generale della NATO, che gli europei – di cui peraltro non ha nessuna legittima rappresentanza democratica – aumenteranno ora la pressione sulla Russia sia ricorrendo ad altre sanzioni, sia con ulteriori forniture di armi all’Ucraina per incrementarne le capacità militari di reazione. Ma la nota che più introduce inquietudine nelle parole della Presidente della Commissione UE è il riferimento alla circostanza che l’aiuto militare preannunciato sarà disposto in stretto raccordo con la NATO come mai prima d’ora! Il drone di Lipsia – si precisa – segnerà lo spartiacque per immediate reazioni.

E’ chiaro a questo punto l’intendimento dei “volenterosi” europei di alzare la provocazione contro Mosca ai limiti della rottura. E’ questo il cosiddetto “chicken game” (gioco del pollo), una delle configurazioni della teoria dei giochi strategici, in cui un avversario cerca di rinviare all’altro la responsabilità della scelta finale. Si cerca, infatti, da parte degli europei di costringere la Russia a porre fine alla guerra estremizzando la sua risposta, ovvero inducendola a decisioni radicali che implichino un suo indebolimento strategico nel falso presupposto che Mosca escluda il ricorso all’arma atomica.

Certamente una guerra nucleare totale non conviene a nessuno. E questo lo sanno bene a Mosca come a Bruxelles, ove i leader europei immaginano di poter continuare “sine die” il gioco perverso dell’”escalation” contando su una quanto mai auspicata implosione del Cremlino. Ma Mosca certamente non attaccherebbe mai per prima l’Europa con armi atomiche. Potrebbe invece ben farlo, quale ultimo rimedio per porre fine alla guerra, proprio contro l’Ucraina, legittimo obiettivo militare, ricorrendo tuttavia ad armi atomiche tattiche, ovvero, di ridotta e contenuta (si fa per dire) letalità. A quel punto, chi oserebbe tra gli europei provocare ancora la Russia? Il passo successivo sarebbe altrimenti un attacco diretto degli europei contro Mosca, le cui conseguenze non occorre grande immaginazione per prevederle.

Così agendo, la “first lady” di Bruxelles chiaramente segna il tragico destino dell’Ucraina, e spinge Mosca a fare del suo popolo una carneficina in nome della falsa pretensione a dover difendere l’intero continente europeo dall’aggressività dei russi fino all’ultimo ucraino! Qualora un tale scenario dovesse concretizzarsi – e non mancano inquietanti segnali nella attuale instabilità interna della stessa Germania – Kiev e Odessa potrebbero essere gli obiettivi preferenziali (per rilevanza strategica) di un attacco atomico tattico da parte russa. Proprio come accaduto con Hiroshima e Nagasaki. Solo così gli americani, nel lontano 1945, riuscirono a porre fine alla guerra col Giappone. La Storia rischia spesso di ripetersi. Ma speriamo che dai fatti drammatici di quell’anno le implacabili Parche di Bruxelles sappiano trarre ogni dovuta lezione!

Bruno Scapini – Ambasciatore d’Italia

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