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In ricordo di Nicolò Giuseppe Brancato. Annotazioni su vita e opere del grande epigrafista

Redazione by Redazione
25 Ottobre 2026
in Curiosità
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In ricordo di Nicolò Giuseppe Brancato. Annotazioni su vita e opere del grande epigrafista
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di Goffredo Palmerini

È scomparso il 13 ottobre scorso, a Roma, il professor Nicolò Giuseppe Brancato. Ricoverato da alcune settimane per un delicato intervento chirurgico, ha affrontato con coraggio le difficoltà degli ultimi giorni. Sua moglie, Eugenia Serafini, compagna di una vita e di un fecondo cammino culturale, mi ha tenuto costantemente informato sulle sue condizioni fino al momento della sua dipartita. Ho avuto il privilegio di conoscere Nicolò e di incontrarlo in diverse occasioni culturali a Roma e in altre città italiane. Di lui conserverò il ricordo di una persona di rara levatura umana: una vastissima cultura unita a una straordinaria modestia, un’intelligenza vivace accompagnata da sensibilità, mitezza e autentica disponibilità verso gli altri. Qualità che raramente convivono in una sola persona e che in lui trovavano una sintesi armoniosa e naturale. Docente, epigrafista di formazione archeologica fra i più insigni studiosi italiani, storico dell’arte e artista egli stesso, Nicolò Giuseppe Brancato è stato una figura di eccezionale versatilità culturale. Fondatore e presidente dell’Accademia in Europa di Studi Superiori ARTECOM, ha lasciato un patrimonio scientifico di straordinario valore. Le sue ricerche sull’epigrafia classica e le numerose pubblicazioni sono oggi un punto di riferimento per studiosi e università di tutto il mondo.

Nato a Caltanissetta il 1° ottobre 1944, durante gli anni del Liceo aveva collaborato con il quotidiano “La Sicilia” con articoli di carattere archeologico-artistico. Giovanissimo studente, aveva presieduto dal 1962 al 1965 l’Associazione Culturale Artistica Nissena e ne era stato membro del direttivo fino al 1970 e ora Socio onorario. Con l’Associazione aveva approfondito le indagini sui siti greci del centro-Sicilia, e storico-artistiche sui monumenti medievali e barocchi di Caltanissetta, maturando il suo profondo interesse per l’Archeologia classica. Conseguita la maturità presso il prestigioso Liceo Classico “Ruggero Settimo” – il Liceo di Luigi Russo, Pier Maria Rosso di San Secondo e Salvo Randone -, il suo interesse per l’Archeologia e l’Arte lo aveva portato a Roma all’Università La Sapienza a studiare Archeologia a livello specialistico, laureandosi in Lettere Classiche, gruppo Archeologia, con una poderosa tesi sperimentale sulla Scultura non funeraria a Palmira.

Aveva partecipato agli scavi di Pyrgi con il prof. Pallottino, contribuendo alla messa in luce di alcune strutture del tempio etrusco di Giove, e di Ostia alle “Terme del nuotatore” con il prof. Carandini, poi come osservatore esterno agli scavi di Sabucina. Con vari Gruppi Archeologici d’Italia aveva eseguito importanti ricognizioni archeologiche, come ai Monti Cimini, poi come redattore della rivista ARCHEOLOGIA. Contemporaneamente gli era nato l’interesse per la pittura: iniziano le sue prime mostre ed esperienze che troveranno dagli anni Settanta in poi un’intensa affermazione nell’ambito della corrente della “Nuova figurazione”, dove si sarebbe imposto per originalità espressiva, ricerca cromatica e visione della figura, attraverso l’uso magistrale dell’olio su tela. Fondamentale l’amicizia con il pittore Ennio Calabria.

Aveva frequentato la Scuola delle Arti Ornamentali del Comune di Roma e con la guida esperta della professoressa Adriana Gai, aveva appreso, insieme ad Eugenia Serafini, l’arte dell’incisione su metallo, legno e linoleum. Con Eugenia, che diventerà sua moglie, aveva appreso l’incisione serigrafica, subito distinguendosi per raffinatezza, originalità e gusto nella fluidità del segno inciso, tanto da essere chiamato nel 1972 dall’editore Armando Ginesi di Jesi a pubblicare la famosa Cartella “5 serigrafie di Nicolò Giuseppe Brancato”, collezionata nei più grandi musei del mondo. Così ne annota Serena D’Arbela nel testo critico: “Brancato recupera una «condizione collettiva» dell’uomo che spesso è anche il soggetto delle sue tele. Il tratto nervoso, dinamico e scavante compone una situazione di rapporti che hanno una loro intensità epica. L’uomo soggetto alla violenza, la violenza interpretata come «assecondamento», come alienazione, cosificazione, prostituzione, espropriazione dei propri valori fondamentali. Discorso grafico sociale molto essenziale e vibrante che si ritrova nelle grandi tele degli anni Settanta, del Ciclo contro la guerra, dove la sua arte trova una delle massime espressioni”.

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