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Il Console Generale Emilio Lolli Ceroni saluta Nizza: “La collaborazione con la Francia è stata eccellente. Le emozioni vissute in questi anni resteranno con me a lungo”

Redazione by Redazione
27 Agosto 2026
in Interviste
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Il Console Generale Emilio Lolli Ceroni saluta Nizza: “La collaborazione con la Francia è stata eccellente. Le emozioni vissute in questi anni resteranno con me a lungo”
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Nel salutare la città di Nizza al termine del suo incarico, il Console Generale Emilio Lolli Ceroni consegna alla comunità italiana e alle istituzioni francesi una testimonianza di servizio che unisce rigore professionale, cura delle persone e una profonda attenzione per la dimensione culturale del territorio.

Entrato in carriera diplomatica nel 2000 e protagonista di un percorso che lo ha portato da Almaty ad Astana, da Varsavia a Caracas, fino alle sedi consolari di Colonia, Metz e appunto Nizza, Lolli Ceroni ha attraversato oltre un quarto di secolo di diplomazia con una costante: l’idea che il lavoro consolare sia, prima di tutto, un lavoro sulle vite reali dei connazionali.

Nella città azzurra ha guidato una sede complessa e prestigiosa, impegnandosi nel garantire servizi rapidi ed efficienti, nel rilanciare la promozione culturale dopo la pandemia e nel cercare di restituire pieno splendore agli edifici storici del Consolato, dalla villa ottocentesca al palazzo monumentale degli Anni Trenta che custodisce un teatro interno. “Occuparsi di materie consolari significa occuparsi delle persone in carne ed ossa”, ama ripetere, ricordando come le emozioni legate all’aiuto prestato ai connazionali in difficoltà siano destinate a restare la parte più viva della sua esperienza. Un messaggio che sintetizza la sua visione di diplomazia territoriale, fondata sulla qualità dei servizi, sulla collaborazione con le istituzioni e sulla capacità di coinvolgere la comunità locale attraverso iniziative culturali condivise.

Nel passaggio alla nuova destinazione presso il Ministero degli Affari Esteri a Roma, Lolli Ceroni porta con sé un bagaglio di esperienze che, come lui stesso riconosce, continuerà a orientare il suo modo di intendere il servizio pubblico: un equilibrio tra competenza, sensibilità umana e spirito europeo.

Console, il termine di un mandato rappresenta sempre un tempo propizio per stilare dei bilanci: qual è stato il filo conduttore del suo lavoro svolto a Nizza e quali risultati, tra quelli raggiunti, considera più rappresentativi della sua azione diplomatica? “I fili conduttori sono stati più di uno. Il primo, naturalmente, è stato quello di garantire in tempi ragionevoli servizi consolari di qualità. Vi è stato poi il rilancio dell’attività di promozione culturale dopo la pausa imposta dalla pandemia e, infine, l’impegno per restaurare gli splendidi edifici che compongono la sede consolare: una villa ottocentesca con le relative scuderie ed il palazzo degli Anni ’30 del ’900 in stile monumentale al cui interno è presente un vero e proprio teatro”.

Che cosa ha rappresentato per lei, sul piano umano, guidare una sede così dinamica e complessa? “È stata una sfida – come sempre –, ma anche un momento importante di realizzazione professionale e, soprattutto, umana. In fondo, occuparsi di materie consolari significa occuparsi delle persone in carne ed ossa, delle loro esigenze e dei loro problemi”.

Come si è trovato a Nizza e cosa l’ha colpita maggiormente della città? “Nizza, oltre ad essere una città incantevole collocata in un ambiente naturale straordinario, offre anche una qualità di vita altissima. La sua storia, così intrecciata con quella dell’Italia, la rende per noi un luogo di grande interesse”.

Come descriverebbe il rapporto tra Consolato e comunità italiana durante il suo mandato? “Preferirei che a questa domanda rispondesse la comunità stessa. Essendo stati i principali destinatari del mio operato, infatti, nessuno meglio dei nostri connazionali potrebbe valutarne l’efficacia. La mia sensazione è che, grazie soprattutto alla buona qualità dei servizi offerti (una settimana per ottenere il passaporto, quattro per consentire l’avvio della produzione della carta d’identità), il rapporto sia stato complessivamente sereno”.

Come si è evoluta la presenza italiana a Nizza e quali sono oggi le esigenze principali dei connazionali? “I primi, significativi spostamenti di popolazione dalle aree montane del Piemonte in direzione della Costa Azzurra iniziarono alla fine del XVIII secolo, quando Nizza cominciò a trasformarsi in una meta turistica internazionale, con una crescente necessità di personale di servizio. Da allora, l’emigrazione italiana nel Sud-Est della Francia, sia pure con fasi di maggiore o minore intensità, è continuata sino alla fine degli Anni ’70 del XX secolo, quando ai migranti di un tempo si sono sostituiti i tanti connazionali che a Nizza hanno acquistato una seconda casa per trascorrervi le vacanze o la pensione. Più di recente, s’è manifestato anche in Costa Azzurra – seppure non nella misura di altre grandi città europee – un afflusso di giovani italiani in cerca di migliori opportunità di realizzazione professionale. La principale esigenza che i connazionali manifestano nei confronti del Consolato Generale è ciò che io chiamo il core business di una Sede come questa: il rilascio in tempi brevi di passaporti e carte d’identità”.

Se le chiedessi di raccontare un aneddoto rappresentativo della sua esperienza di Console Generale a Nizza, quale sceglierebbe? “Più che di aneddoti, parlerei di emozioni: sono queste – in particolare allorché ho potuto essere d’aiuto ai connazionali in difficoltà –, che imprimeranno più profondamente nella mia memoria e nel mio animo l’esperienza professionale a Nizza”.

Come descriverebbe l’evoluzione dei rapporti con le istituzioni francesi? “Eccellente! Le istituzioni locali sono state straordinariamente collaborative e, tutte le volte che ce n’è stato bisogno, ho trovato da parte loro una disponibilità autentica e a 360 gradi”.

In generale, come viene percepita l’Italia nella società? “Bene! I francesi amano molto l’Italia e gli italiani. Per loro, noi siamo un fondamentale partner politico ed economico con il quale confrontarsi, nel più ampio quadro europeo, sulle grandi sfide della modernità”.

Quali iniziative culturali o identitarie ritiene abbiano “funzionato” maggiormente? “Ne abbiamo realizzate tante, ma quelle che hanno funzionato meglio sono state le iniziative realizzate in collaborazione con gli amici francesi, perché ci hanno consentito di raggiungere un pubblico decisamente più ampio rispetto a quelle organizzate solamente dal Consolato Generale. Penso per esempio alla sinergia creatasi con l’associazione “Espace Magnan” di Nizza, che, con le sue Giornate del Cinema Italiano, richiama ogni anno un pubblico di oltre 6.000 cinefili. Estremamente positiva è stata anche la collaborazione con il Comitato degli Italiani all’Estero (Com.It.Es.) di Nizza, con il quale, mettendo in comune le forze, abbiamo realizzato numerosissime manifestazioni culturali di alta qualità e di grande richiamo e successo”.

Nizza a parte, qual è il suo ricordo più bello legato alla carriera diplomatica? “I ricordi più belli sono legati a quei momenti in cui, grazie al mio ruolo, ho potuto influire positivamente sulla vita di connazionali che si trovavano in situazioni estremamente difficili, se non addirittura drammatiche”.

E il più brutto? “I ricordi più brutti sono quelli legati a situazioni in cui, essenzialmente per ragioni di forza maggiore, non ho potuto portare l’aiuto che avrei voluto o realizzare ciò che mi sembrava giusto ed opportuno”.

Coltiva qualche hobby in particolare? “Tantissimi! I miei genitori, fin da quando ero bambino, hanno molto stimolato la mia curiosità intellettuale e artistica: credo che questo abbia contribuito a rendermi una persona che, in quanto sempre entusiasmata da qualche nuovo interesse (dalla lettura al giardinaggio, dallo studio delle lingue straniere allo sport), non si annoia mai”.

Fra le tante personalità conosciute, ne ricorda qualcuna in particolare? “È molto difficile – se non impossibile – fare una selezione. Sicuramente, se dovessi proprio operare un discrimine, non mancherebbe tra i prescelti la Presidente del Com.It.Es., Architetto Elisabetta Castellano”.

Se le chiedessi di consigliarmi un buon libro da leggere? “Per quanto riguarda la narrativa, “Il Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov per la sua dimensione onirica a cavallo fra satira e misticismo. Per quanto riguarda la saggistica, “Gli Internazionalisti” di Oona A. Hathaway e Scott J. Shapiro per la sua interpretazione inedita e rivelatrice della natura delle relazioni internazionali contemporanee, all’incrocio fra idealismo e Realpolitik”.

Oggi quali riflessioni porta con sé nel passaggio alla prossima destinazione professionale? “La prossima destinazione sarà la sede centrale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale a Roma. Porterò con me un ampio bagaglio di esperienze e riflessioni che – credo – mi aiuterà molto ad affrontare le nuove sfide professionali che mi attendono”.

Quale messaggio desidera lasciare alla comunità italiana e alle istituzioni francesi al termine del suo incarico? “Ho cercato, avvalendomi dell’eccellente staff del Consolato Generale, di erogare servizi in quantità e qualità all’altezza delle legittime attese dei nostri concittadini. Ho provato a costruire sempre nuovi ponti di amicizia e collaborazione con il Paese che ci ospita, in uno spirito europeo di reciproca comprensione e mutuo beneficio. Spero vivamente di essere riuscito – almeno parzialmente – in entrambi gli intenti”.

Intervista di Marco Finelli

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