C’è una frase che la Console Generale Onoraria di Romania a Napoli, Gilda Pacifico, ripete con naturalezza, come fosse la sintesi più autentica del suo mandato: “la diplomazia, spesso, si trasforma in umanità concreta”. In queste parole si concentra il senso di un impegno che, dal 2008, intreccia istituzioni, comunità e storie personali.
La Console parla con orgoglio dei giovani romeni cresciuti in Campania, “fieri della loro doppia identità”, e di quei momenti in cui un cittadino entra nel Consolato con un problema ed esce “sentendosi protetto dal proprio Paese e accolto da quello in cui vive”. Sono scene quotidiane che rivelano la dimensione più vera della diplomazia: non solo cerimoniale, ma presenza, ascolto, responsabilità verso una comunità che in Campania conta oltre 32mila residenti.
Il legame di Gilda Pacifico con la Romania nasce ben prima dell’incarico istituzionale: un rapporto costruito attraverso la famiglia, l’imprenditoria, la fiducia reciproca. Un ponte – come lei stessa lo definisce – che ha trovato nel Consolato di Napoli la sua espressione più compiuta.
In un territorio che rappresenta “un laboratorio naturale di integrazione”, sotto la sua guida, la sede consolare è diventata negli anni un presidio culturale, sociale e identitario. Un luogo in cui la Romania contemporanea – dinamica, innovativa, proiettata verso il futuro – incontra una Campania che condivide storia, carattere e resilienza.
Ed è in questo dialogo continuo tra due mondi affini che la diplomazia consolare si fa, davvero, umanità concreta.
Console, come si lega la sua storia personale alla Romania? “Gli interessi che mi legano a questa terra meravigliosa sono molteplici: primo fra tutti un “ponte” lavorativo costruito negli anni assieme alla mia famiglia in ambito imprenditoriale, soprattutto nel settore siderurgico. Ricordo con orgoglio ed emozione l’apertura del Consolato Onorario di Romania a Napoli, il primo con giurisdizione in Campania, inaugurato il 12 novembre 2008 alla presenza dell’Ambasciatore della Romania in Italia, Răzvan Rusu, di un folto pubblico e di numerose autorità locali. Allora, la motivazione principale dell’apertura di questa sede fu la massiccia presenza di cittadini romeni in Campania, che secondo i dati ISTAT erano già 12.565. Oggi, al 1° gennaio 2025, i residenti romeni in Campania sono quasi triplicati, registrando ben 32.360 residenti”.

Se dovesse descrivere la Romania di oggi con tre aggettivi, quali sceglierebbe? “Direi autentica, naturale e culturale. Sono i tre aggettivi che, a mio avviso, catturano meglio l’essenza della Romania, un Paese dinamico e ricco di storia, arte e paesaggi mozzafiato. Visitandolo, in poche ore di viaggio è possibile passare dal Danubio alle fortezze medievali del centro del Paese; da Bucarest al Delta del Danubio; dai monasteri dipinti della Moldavia settentrionale ai villaggi secolari del Maramureș. La Romania ha inoltre una straordinaria capacità di assorbire i “traumi” della storia e trasformarli in cambiamento. Dopo decenni di dittatura e una transizione economica complessa, oggi è infatti una delle economie a più rapida crescita dell’Unione Europea. Questa resilienza si riflette nello spirito dei cittadini, che si distinguono per pragmatismo, determinazione e una forte volontà di costruire un futuro moderno. La loro energia è palpabile soprattutto in centri urbani come Bucarest, Cluj-Napoca e Iași, dove convivono fermento tecnologico, arte contemporanea e una vita sociale vivace. Le città sono veri e propri laboratori a cielo aperto, luoghi in cui l’architettura brutalista dialoga con caffè modernissimi e spazi di co‑working. Poli tecnologici d’avanguardia convivono con villaggi della Transilvania dove il tempo sembra essersi fermato. Questi contrasti rendono la Romania un Paese vincente, nel quale un profondo attaccamento alle radici culturali e religiose si intreccia con una gioventù cosmopolita e pro‑Europa. In sintesi, la Romania è un Paese che ha costruito molto, che è ancora in pieno “work in progress”, e che sta definendo con forza la propria identità europea”.
In che modo il Consolato contribuisce a rafforzare i rapporti diplomatici tra Romania e Italia? “I Consolati romeni in Italia svolgono un ruolo fondamentale nel rafforzare i rapporti bilaterali, agendo come ponti amministrativi, economici e culturali, integrando l’azione dell’Ambasciata a Roma. Sono attori chiave nella promozione culturale per quanto riguarda l’organizzazione di eventi, celebrazioni, iniziative per valorizzare l’identità romena e il dialogo interculturale. Una delle iniziative più recenti, realizzata con il Corpo Consolare di Napoli nell’ambito dei 2.500 anni dalla fondazione della città e del 50° anniversario del Corpo Consolare, è stata la pubblicazione – in collaborazione con Deloitte – di un libro dedicato alle tradizioni culinarie dei Paesi rappresentati in Campania. L’evento di presentazione ha sottolineato temi centrali, come identità culturale, convivialità, dialogo tra popoli e l’importanza della sostenibilità alimentare. I Consolati, inclusi quelli onorari, fungono inoltre da uffici tecnici per lo sviluppo commerciale: assistono le imprese, forniscono informazioni sulle opportunità economiche in Romania, favoriscono la cooperazione tra imprenditori e sostengono l’internazionalizzazione delle PMI italiane e romene. Con oltre un milione di romeni residenti in Italia, i Consolati garantiscono stabilità sociale attraverso servizi amministrativi, tutela dei diritti, assistenza legale e sanitaria, collaborazione con Prefetture e Questure. Il dialogo quotidiano con gli enti locali è essenziale per monitorare e risolvere questioni legate a lavoro, sicurezza e integrazione. Il 2026 è l’Anno Culturale Romania‑Italia: un’occasione per intensificare eventi e iniziative volute dall’Ambasciata, oggi una delle più strutturate e dinamiche”.

Ricordo più bello da Console Onorario? “I miei ricordi più belli non sono legati a grandi eventi formali, ma a tutti quei momenti in cui la diplomazia si è trasformata in umanità concreta. Mi piace sottolineare la solidarietà della comunità durante le crisi, prova evidente di come il legame tra persone vada oltre i trattati. Sono orgogliosa di vedere giovani nati o cresciuti in Campania eccellere nelle scuole e nelle università, restando fieri della loro doppia identità, e partecipare alle cerimonie in cui vengono premiati. Quando un cittadino entra nel Consolato con un problema ed esce sentendosi protetto dal proprio Paese e accolto da quello in cui vive, capisco che il ruolo del Console non è solo burocratico, ma significa soprattutto essere custode di legami umani che arricchiscono entrambe le culture a beneficio di una concreta integrazione”.
E il più difficile? “I ricordi più dolorosi sono legati a quando si tocca con mano il dolore umano: il rimpatrio delle salme, lo sfruttamento dei connazionali vulnerabili, la solitudine di chi muore senza familiari rintracciabili. Sono momenti in cui il Consolato diventa l’unica “famiglia” possibile. Sono esperienze che pesano, ma che danno un senso profondo al nostro lavoro”.
Tra le personalità diplomatiche incontrate, ne ricorda qualcuna in particolare? “Nel corso degli anni ho avuto il privilegio di incontrare figure di altissimo profilo. Tra queste, il Presidente della Romania Klaus Iohannis, ricevuto nel 2018 insieme all’allora Ambasciatore George Bologan e al Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella. La sua visita – la prima di un Presidente romeno in Italia dopo 40 anni – ha richiesto tre mesi di preparazione, tra cerimoniale e sicurezza, lasciando un ricordo indelebile. Nel 2019 ho ricevuto la nomina di Console Generale Onorario. Una figura centrale per la nostra rete consolare è oggi Gabriela Dancău, Ambasciatore di Romania in Italia: diplomatica di carriera, tenace, preparata, con una visione moderna della diplomazia. La sua energia nell’organizzare l’Anno Culturale 2026 è stata determinante. Ricordo con stima anche Prefetti e Questori della Campania, che hanno mostrato grande sensibilità verso l’integrazione della comunità romena. Infine, le personalità della diplomazia culturale – accademici, direttori di istituti – che costruiscono ponti duraturi tra i popoli. Da ognuno ho imparato che la diplomazia si fa soprattutto con l’ascolto”.

Quali iniziative culturali sono state promosse dal Consolato? “Iniziative che mirano soprattutto a trasformare la vicinanza geografica in integrazione reale. Mostre, concerti, eventi dedicati alle radici latine comuni, tavoli istituzionali con Prefetture, Questure, associazioni e Organismi internazionali. Un esempio significativo è stato l’incontro al MAECI per promuovere “Napoli Capitale del Mediterraneo”, con l’intervento del Ministro Antonio Tajani. Napoli, nel 2.500° anniversario della sua fondazione, è stata teatro di conferenze UNESCO e incontri scientifici, che hanno anche valorizzato il ruolo della rete consolare nel processo di internazionalizzazione”.
Quali settori economici offrono oggi maggiori opportunità di collaborazione? “Nel 2026 la Romania si conferma una delle economie più dinamiche dell’Est Europa, con un interscambio che supera i 20 miliardi di euro. I settori più promettenti sono transizione energetica e nucleare, infrastrutture e logistica, Information Technology e innovazione, agroalimentare, manifatturiero e meccanica. Il Consolato facilita contatti con il Ministero dell’Economia romeno e organizza business forum per illustrare vantaggi fiscali e zone franche. A proposito di collaborazione, sottolineo anche con piacere il ruolo centrale di coordinamento delle elezioni romene in Campania: dal 2008 con il Consolato abbiamo garantito il corretto svolgimento di ben 14 consultazioni elettorali”.

Napoli può essere considerata un ponte ideale con la Romania? “Assolutamente sì. Napoli non è solo un ponte, ma un laboratorio naturale di integrazione. Esiste una vera “affinità latina”: calore umano, centralità della famiglia, resilienza. Questa sintonia facilita l’integrazione dei circa 33mila romeni in Campania. Napoli è la porta del Mediterraneo; la Romania è il pilastro del fianco Est europeo. Rafforzare l’asse Napoli‑Bucarest significa collegare due aree strategiche per logistica, commercio, meccanica e agroalimentare. Le Università napoletane vantano una lunga tradizione di studi romeni e cooperazioni scientifiche, formando una classe dirigente bilingue. Il Porto di Napoli può diventare uno snodo fondamentale per i traffici con il Mar Nero tramite il Porto di Costanza. In sintesi, Napoli non è solo una sede consolare: è il luogo dove il Partenariato Strategico tra Italia e Romania diventa quotidiano, trasformando la diversità in un motore di crescita condivisa”.
Qual è il significato simbolico e culturale della decisione di dedicare un toponimo del Parco Virgiliano alla Regina Maria di Romania? “Dopo Parigi, anche Napoli dedicherà un toponimo alla Regina Maria di Romania, in un’are molto prestigiosa. La scelta del Parco Virgiliano non è casuale: il luogo richiama la bellezza paesaggistica e il patrimonio naturale della città, elementi spesso celebrati negli scritti della Regina Maria. Questa ulteriore iniziativa rafforzerà ancor di più i legami tra Italia e Romania nell’Anno Culturale dedicato, consolidando il rapporto tra le nostre comunità e i nostri territori”.
Intervista di Marco Finelli

