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Festa della Repubblica: al Quirinale il concerto in onore del Corpo Diplomatico accreditato in Italia

Redazione by Redazione
2 Giugno 2026
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Festa della Repubblica: al Quirinale il concerto in onore del Corpo Diplomatico accreditato in Italia
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Come ogni anno, il 1° giugno si è svolto al Palazzo del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il tradizionale concerto in onore del Corpo Diplomatico accreditato presso lo Stato italiano, organizzato nell’ambito delle celebrazioni per l’80° anniversario della Repubblica.

Il concerto, trasmesso in diretta su Rai Uno dal Salone dei Corazzieri, è stato eseguito, per questa occasione, dall’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, diretta dal Maestro Michele Mariotti, con musiche di Gioacchino Rossini – Ouverture da “L’italiana in Algeri” e “Il barbiere di Siviglia” e Wolfgang Amadeus Mozart – Sinfonia n. 40 in sol minore K550.

L’evento è stato aperto dal discorso del Capo dello Stato. Di seguito il testo completo:

Eccellentissimo Nunzio, Signore Ambasciatrici, Signori Ambasciatori,

ringrazio il Maestro Mariotti e l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma che ci offriranno a breve affascinanti momenti d’arte.

I rappresentanti dei diversi Paesi, ottanta anni fa, riferivano, nei loro rapporti, del clima politico e sociale che precedeva il referendum del 2 giugno del 1946 e poi del suo esito, che avrebbe fatto dell’Italia una Repubblica.

Ricorreva, in quella corrispondenza, la preoccupazione delle conseguenze che quel delicato passaggio istituzionale avrebbe potuto avere in un Paese fortemente provato, in un clima di intensa polarizzazione.

Un segnale di autentica svolta democratica del nostro Paese veniva dal voto delle donne, finalmente, in quel 1946, chiamate per la prima volta alle urne.

Un percorso nuovo, basato su libertà, pace, democrazia e giustizia sociale, sancito dalla Costituzione che sarebbe entrata in vigore il 1° gennaio 1948.

Durante i lavori dell’Assemblea Costituente, nei commenti degli osservatori venivano enfatizzati due principi che poi sarebbero diventati il nucleo dell’Articolo 11 della nostra Carta fondamentale: il ripudio della guerra per regolare vertenze internazionali – irreversibile cambio di prospettiva rispetto al fascismo – e la scelta di condividere sovranità con altri popoli, in condizione di parità, per dar vita a un ordinamento che potesse assicurare pacifica convivenza ed eguaglianza fra gli Stati.

Segno eloquente della volontà della Repubblica di essere parte attiva nella comunità internazionale, partecipando alla costruzione del nuovo ordine multilaterale.

L’adesione al progetto europeo, all’Alleanza Atlantica e alle Nazioni Unite fu, negli anni, conferma e concreta declinazione di quei principi che hanno condotto la Repubblica Italiana a sostenere l’opera dell’Onu anche con le missioni di pace da essa patrocinate e l’azione delle Corti internazionali, presidio indispensabile di una civiltà fondata sul presupposto che, anche nelle relazioni fra gli Stati, a prevalere debba essere la forza della legge e non la prepotenza della forza delle armi.

Signore Ambasciatrici, Signori Ambasciatori,

in questa importante ricorrenza, constatiamo che la promessa per il futuro, rappresentata dalla scelta repubblicana, è stata realizzata.

La Repubblica Italiana vive saldamente ancorata ai valori che ha testimoniato in questi 80 anni, votata alla ricerca di soluzioni di pace e della indipendenza dei popoli; impegnata nella difesa della dignità e dei diritti della persona; sostenitrice convinta della cooperazione internazionale: principi che oggi vediamo gravemente aggrediti.

Una tendenza regressiva dell’ordine internazionale che ha avuto un acceleratore preciso: l’ingiustificabile invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa. Avvertiamo come nostra la causa della indipendenza e della libertà di Kyiv.

Il caos è tristemente evidente anche in Medio Oriente, conferma che le cattive pratiche raccolgono velocemente seguaci.

Ne sono l’eloquente esempio la irrisolta crisi indotta dal conflitto tuttora in atto a Gaza e la perdurante minaccia di una guerra su vasta scala che dall’Iran potrebbe irradiarsi a tutta la regione, e che già colpisce così brutalmente e in modo indebito la popolazione civile del Libano.

Tutto questo non deve indurre alla rassegnazione, in nome di un malinteso realismo che, oltre che moralmente deprecabile, rappresenterebbe un grave errore di valutazione.

Nel quadro, che appare desolante per la legalità internazionale, va ribadito che si tratta di questione di volontà e di scelte.

Possiamo decidere, infatti, di continuare a promuovere la primazia del diritto internazionale e la ricerca di soluzioni condivise, avverso alla logica dello scontro e della discordia.

Alimentare giacimenti di rancore, di odio spinge, infatti, soltanto sulla strada della guerra e dei conflitti perpetui.

Signore Ambasciatrici, Signori Ambasciatori,

ottant’anni orsono la diplomazia fu basilare nell’indirizzare progressivamente gli orientamenti dei vostri Stati a favorire un pieno e proficuo inserimento dell’Italia repubblicana nel consesso internazionale.

Di questo siamo riconoscenti.

Oggi, in una realtà internazionale frammentata e complessa, il ruolo della diplomazia, la vostra professionalità, sono ancora più essenziali, per la capacità di attingere alle radici dei rapporti tra Paesi, di saper leggere in profondità la realtà nella quale si opera.

Con rispetto e apprezzamento per l’impegno che profondete nel mettere a disposizione dei vostri governi elementi di comprensione e intelligenza utili a favorire una sempre migliore collaborazione con l’Italia, sono lieto di poter celebrare con voi gli ottant’anni della nostra Repubblica.

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