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Davide Giglio, Ambasciatore d’Italia a Manila: “L’Asia mi ha insegnato a comprendere contesti, mentalità e culture diverse. La mia più grande soddisfazione da diplomatico? Aver potuto condividere la mia esperienza con la mia famiglia”

Redazione by Redazione
28 Settembre 2026
in Interviste
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Davide Giglio, Ambasciatore d’Italia a Manila: “L’Asia mi ha insegnato a comprendere contesti, mentalità e culture diverse. La mia più grande soddisfazione da diplomatico? Aver potuto condividere la mia esperienza con la mia famiglia”
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Dalle rive del Mediterraneo alle grandi capitali dell’Asia-Pacifico, il percorso diplomatico di Davide Giglio racconta oltre trent’anni di presenza italiana in una delle aree più dinamiche e strategiche del mondo. Nato a Siracusa, formatosi alla “Cesare Alfieri” di Firenze ed entrato in carriera diplomatica nel 1994, ha costruito un’esperienza professionale quasi interamente asiatica, servendo l’Italia a Islamabad, Hong Kong, Osaka, Pechino e Taipei prima di assumere il suo attuale incarico nelle Filippine.

Un itinerario che gli ha consentito di osservare da vicino le profonde trasformazioni geopolitiche del continente, sviluppando quella che lui stesso definisce una “familiarità avanzata con il continente, con le questioni regionali, con i contesti e le mentalità”, maturata vivendo in prima persona i cambiamenti che hanno ridefinito gli equilibri internazionali dell’ultimo mezzo secolo.

Oggi, alla guida della rappresentanza italiana a Manila, segue una relazione bilaterale che si avvicina agli ottant’anni di rapporti diplomatici e che attraversa una fase di crescente intensità sul piano politico, economico, culturale e della sicurezza. Una relazione che, nelle sue parole, poggia su legami “solidi e amichevoli” e che guarda con fiducia alle sfide e alle opportunità dell’Indo-Pacifico.

Ma dietro il diplomatico vi è anche un uomo che conserva il ricordo delle visite di Stato in Asia, che ha vissuto in Giappone il dramma del terremoto e dello tsunami del 2011, che continua a giocare a basket nelle Filippine, lo sport nazionale del Paese, e che considera il sostegno della propria famiglia il vero filo conduttore della sua esperienza professionale. Perché, come afferma con particolare efficacia, il ricordo più bello della sua carriera è quello di aver potuto condividere questa straordinaria avventura con la moglie e i figli.

Ascoltare Davide Giglio significa percorrere un viaggio che attraversa culture, economie e scenari geopolitici differenti, ma anche riflettere sul valore della diplomazia come strumento di dialogo, comprensione reciproca e costruzione di ponti tra popoli lontani solo geograficamente.

Ambasciatore Giglio, come descriverebbe oggi lo stato delle relazioni diplomatiche tra Italia e Filippine e quali sono gli ambiti che stanno conoscendo la crescita più significativa? “I rapporti tra Italia e Filippine sono tradizionalmente molto positivi, solidi e amichevoli. Il prossimo anno celebreremo gli 80 anni di relazioni diplomatiche, un traguardo che arriva in una fase di rinnovato dinamismo. È una relazione quindi sempre più articolata, il cui potenziale è ancora da sviluppare pienamente, nel quadro del generale impegno italiano nell’area dell’Indo-Pacifico e del Sud-est Asiatico. Stiamo assistendo a una crescita e rafforzamento soprattutto nei rapporti economico- commerciali, sostenuti da iniziative istituzionali,      trainati anche dalla forte urbanizzazione. Si aggiunge poi la cooperazione nel settore difesa e della sicurezza, con forte convergenza di vedute sull’interesse per la pace e la stabilità. Questi ambiti sono affiancati dalla cooperazione scientifica e tecnologica, e dai profondi legami umani tra le due popolazioni”.

Le Filippine rappresentano una delle economie più dinamiche del Sud-Est asiatico. Quali opportunità offre oggi il Paese alle imprese italiane? “L’Italia guarda con vivo interesse al forte progresso economico in corso nelle Filippine      guidato dall’espansione demografica, dalla rapida urbanizzazione e da oltre 200 piani di sviluppo infrastrutturale, oltre che dalle prospettive di un accordo di libero scambio con l’UE, che il nostro Paese sostiene con convinzione. Questo scenario offre importanti opportunità per accrescere la presenza commerciale nell’edilizia e nelle infrastrutture di trasporto, anche legate ai progetti sostenuti dalla Banca Asiatica di Sviluppo (ADB). Altri settori come le energie rinnovabili, la gestione idrica, i servizi di consulenza e l’agricoltura offrono ampi margini di inserimento.  L’Ambasciata, insieme a ICE, SACE, SIMEST, CDP e alla Camera di Commercio Italiana accompagna il Sistema Italia sul mercato filippino”.

Il rapporto tra Roma e Manila ha celebrato negli ultimi anni importanti ricorrenze diplomatiche. Quali elementi rendono particolarmente solida l’amicizia tra i due Paesi? “La solidità deriva innanzitutto da una lunga storia delle relazioni diplomatiche iniziata nel 1947, ma non si limita ai soli canali istituzionali. Un elemento fondamentale è rappresentato dai legami umani: l’Italia ospita una delle comunità filippine più ampie dell’Unione Europea (circa 165.000 persone), mentre nelle Filippine la condivisione di valori familiari e religiosi, unita alle opportunità economiche, ha favorito lo stabilirsi di una presenza italiana. In prospettiva futura, questa amicizia si rafforza ulteriormente grazie alla convergenza sulle grandi questioni internazionali: dalla promozione della pace e della stabilità nell’Indo-Pacifico fino alla cooperazione economica per lo sviluppo sostenibile”.

Quali sono oggi i principali dossier bilaterali sui quali l’Ambasciata è maggiormente impegnata? “La missione principale è quella di avvicinare il più possibile i due Paesi. Sul piano intergovernativo, come menzionato, l’obiettivo è di facilitare una interazione sempre più intensa in ambito politico, securitario, commerciale e culturale. Le Filippine rientrano tra le aree target del Piano Export del MAECI per l’area ASEAN: nel quadro della “diplomazia della crescita”, lavoriamo per mettere a fuoco le opportunità di mercato e promuovere il Sistema Italia. Un altro dossier prioritario riguarda il rafforzamento del dialogo politico bilaterale, incentrato sui temi della pace e della sicurezza nella regione Indo-Pacifica. Sul fronte culturale e sociale, l’Ambasciata è promuove iniziative diversificate, sia per il tipo di evento che per modalità di organizzazione (cinema, teatro e danza, arte, restauro, design e cucina)”. 

Le Filippine stanno dunque assumendo un ruolo crescente nello scenario indo-pacifico. Come vede l’evoluzione del loro contributo alla stabilità e alla cooperazione regionale? “Le Filippine costituiscono uno dei paesi più importanti del sud-est asiatico, anche in qualità di paese fondatore dell’ASEAN, di cui detengono la presidenza nell’anno in corso. Intanto tra Roma e Manila sussiste una sintonia di vedute sulla promozione della pace e della stabilità nell’Indo-Pacifico, un’area sempre più centrale negli equilibri geopolitici mondiali. La maggiore attenzione politica e strategica dell’Italia verso le Filippine e la regione si traduce nel dispiegamento delle nostre forze armate, con transiti operativi sia dell’Aeronautica Militare sia della Marina Militare. Tra questi si ricordano, nel 2024, quelli della portaerei Cavour e della nave scuola Amerigo Vespucci. Contestualmente, le Filippine costituiscono un mercato di evidente interesse per le aziende italiane del comparto della difesa”.

Qual è oggi la presenza della comunità italiana nelle Filippine e quale ruolo svolge nel rafforzamento dei rapporti tra i nostri due Paesi? “Oggi nelle Filippine vivono circa 2.500 cittadini italiani. Si tratta di una presenza con radici storiche, consolidatasi nel secondo dopoguerra grazie al prezioso operato dei religiosi italiani e al contributo dato allo sviluppo infrastrutturale negli anni ’70. Oggi la comunità comprende anche numerose famiglie italo-Filippine, nate dai flussi migratori, principalmente quello dalle Filippine all’Italia, e comprende realtà dinamiche nel mondo dell’impresa e della società civile. Questo tessuto umano ha contribuito e contribuisce a sedimentare un’immagine italiana complessivamente favorevole nel pubblico filippino, a Manila in particolare”.

Lei ha maturato una lunga esperienza diplomatica in Asia, da Islamabad a Hong Kong, da Osaka a Pechino e anche a Taipei. In che modo questo percorso la aiuta oggi nel suo incarico a Manila?  “Non ho avuto una formazione universitaria da orientalista, ma la carriera mi ha portato esclusivamente in Asia. Non mi ritengo un esperto, ma ho sviluppato una familiarità avanzata con il continente, con le questioni regionali, con i contesti      e le mentalità e con gli operatori attivi nel continente, ciò      che mi      consente una rapida operatività all’arrivo in sede”. 

Dopo tanti anni trascorsi nella regione Asia-Pacifico, quali cambiamenti ritiene abbiano maggiormente trasformato gli equilibri geopolitici dell’area?  “Il ritorno della Cina al suo ruolo storico di potenza di riferimento in Asia è il fatto storico più importante degli ultimi 50 anni. La rivalità tra Pechino e Washington è destinata a continuare ponendo a tutti i paesi della regione una difficile sfida. In questo scenario, l’Italia condivide con le Filippine l’interesse alla stabilità regionale, al rispetto del diritto internazionale e alla libertà di navigazione degli oceani”.

Qual è l’immagine dell’Italia che incontra più frequentemente tra i cittadini filippini? “La mia attività è facilitata da una percezione dell’Italia nitida e positiva. In generale l’Italia gode nelle Filippine di un’immagine fortemente associata a valori di eleganza, creatività e qualità. È percepita come una nazione portatrice di una cultura profonda e raffinata, di uno stile di vita distintivo e di un gusto estetico riconoscibile. Ciò contribuisce al successo dei nostri prodotti ed anche alla crescita di flussi turistici dalle Filippine verso l’Italia. Al contempo, l’ambiente locale si dimostra particolarmente ricettivo ed interessato alla cultura italiana nei suoi vari aspetti come la musica – l’opera in particolare – il cinema, il teatro e la danza, l’arte, il restauro, il design e la cucina”.

Il Made in Italy continua ad esercitare una forte attrazione a livello internazionale. Quali settori dell’eccellenza italiana suscitano oggi maggiore interesse nelle Filippine? “L’emergere di una classe media giovane, urbana e cosmopolita alimenta una costante domanda di beni di alta qualità. Questo offre opportunità per il Made in Italy nei settori del consumo e del lifestyle. Meccanica, moda, design, agroalimentare. La finalizzazione in corso di una intesa tra Bruxelles e Manila per un’area di libero scambio darà certamente un forte impulso alla promozione dei prodotti italiani e in generale agli scambi commerciali nei due sensi”.

Se dovesse descrivere le Filippine in tre parole a un italiano che non le ha mai visitate, quali sceglierebbe? “Le descriverei con queste tre parole: diversità, perché l’arcipelago unisce centinaia di culture e lingue; natura, con paesaggi che spaziano dalle terrazze di riso alle barriere coralline; e resilienza, che caratterizza la forza e la vitalità del popolo filippino nella vita quotidiana”.

C’è un aspetto delle Filippine che l’ha particolarmente colpita sin dal suo arrivo e che gli italiani conoscono ancora poco? “Un aspetto relativamente sconosciuto è la straordinaria ricchezza delle culture indigene, soprattutto nelle regioni montane del Nord di Luzon e nel Sud di Mindanao. Oltre alle spiagge e alle isole da cartolina, le Filippine offrono gemme come le terrazze di riso di Batad e Banaue che mostrano un volto sorprendente del Paese. Questo patrimonio culturale rende l’arcipelago davvero unico”.

Un arcipelago di straordinaria varietà culturale e geografica. Quali luoghi consiglierebbe a un viaggiatore italiano desideroso di scoprire il volto più autentico del Paese? “Consiglierei di visitare le terrazze di riso di Banaue nel Nord di Luzon, patrimonio UNESCO e simbolo di una cultura agricola millenaria. Le isole di Palawan e Coron offrono lagune e barriere coralline tra le più belle al mondo. Infine, una tappa a Manila, tra Intramuros e i quartieri moderni, mostra il contrasto tra storia coloniale e vita urbana contemporanea”.

Manila, per l’appunto, è una metropoli vivace e in continua evoluzione. Cosa la affascina maggiormente della vita quotidiana nella capitale filippina? “Ciò che affascina maggiormente della vita a Manila è l’energia della città: mercati sempre animati, trasporti caotici ma vitali, e una popolazione che sa reinventarsi ogni giorno. Colpisce la capacità dei manileños di mantenere un forte senso di comunità anche in una metropoli così vasta. Inoltre, la convivenza tra tradizione e modernità — dalle chiese storiche di Intramuros ai grattacieli di Makati — rende la capitale un luogo vibrante di incontro tra passato e futuro”.

Nel corso della sua carriera ha servito in contesti molto diversi tra loro. C’è un aneddoto curioso che le va di raccontarmi? “Sono accreditato anche in tre paesi insulari del Pacifico (Micronesia, Palau e Isole Marshall). La cerimonia delle credenziali presso quelle autorità unisce la solennità dell’occasione ad un’informalità dell’abbigliamento gradevolmente esotica”.

Ricordo più bello da diplomatico? “Ne ho fortunatamente molti ed è difficile sceglierne uno in particolare. Le visite di Stato sia in Italia che all’estero (in Cina e in Giappone specialmente) sono state certamente un momento memorabile anche per gli aspetti di cerimoniale, ricchi di solennità e simbolismi. Aggiungo che è per me un particolare motivo costante di soddisfazione poter condividere la mia esperienza diplomatica con la mia famiglia. Mia moglie e i miei figli sono stati eccezionali compagni in questa avventura e mi hanno sempre offerto tutto il sostegno necessario per svolgere serenamente le mie missioni. Al termine del mio servizio diplomatico sarà questo il mio ricordo più bello”.

E il più brutto? “Ero in servizio in Giappone l’11 marzo 2011 quando si verificò il grande terremoto del Tohoku seguito poi dal terribile tsunami. L’incidente del reattore nucleare di Fukushima creò una situazione prolungata di grande incertezza e tensione nel paese e nella popolazione. Furono momenti difficili per tutti, inclusi gli stranieri, e anche per tutto il personale diplomatico in servizio in Giappone”.

Coltiva qualche hobby? “Sono da sempre un giocatore di basket che è lo sport nazionale nelle Filippine. In occasione dei loro transiti navali nel paese, ho avuto modo di giocare con gli equipaggi della Vespucci e della Cavour contro selezioni militari locali. Mi rendo disponibile per partite in scuole filippine che cercano di recuperare ragazzi provenienti da contesti disagiati.  Mi piacciono molto anche i giochi da scacchiera. In Cina e Giappone ho imparato a giocare agli scacchi cinesi e al go. Ultimamente sto imparando a suonare la chitarra”.      

Fra le tante personalità incontrare nell’ambito della sua carriera ne ricorda qualcuna in particolare che le ha lasciato un insegnamento importante? “Mi hanno sempre colpito le persone che si operano nel settore umanitario, sia laici che religiosi. Ho avuto la fortuna di incontrarne tante nel mio percorso, da ultimo anche qui nelle Filippine dove l’impronta cattolica è marcata e la presenza missionaria italiana è ancora consistente”.

Come consuetudine, chiuderei questa intervista chiedendole il titolo di un libro che ritiene particolarmente significativo e che consiglierebbe ai nostri lettori. “Ho letto con vivo interesse l’enciclica papale Magnifica Humanitas. E’ un documento di altissimo valore che delinea la perdurante validità della dottrina sociale della Chiesa di fronte alle sfide poste da una evoluzione tecnologica forsennata e disumanizzante”.

Intervista di Marco Finelli

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