Dal 2004 Concetta Cenci è una presenza costante nella vita della Comunità italiana del Venezuela. Il suo percorso inizia a Puerto Ordaz come assistente del viceconsole Antonio Iovino, ruolo che le permette di conoscere da vicino le esigenze dei connazionali in un territorio complesso e in continua trasformazione. Dal 2010 affianca tre diverse presidenze dei Comites, maturando un’esperienza che la porterà, nel 2021, a candidarsi come Consigliere e a risultare la più votata della sua lista. Diviene così Presidente del Comites Oriente, prima donna a ricoprire questo incarico, e anche dell’Intercomites al primo anno di mandato, di cui oggi è Coordinatrice.
Nel suo lavoro, Cenci ha sempre mantenuto una linea di vicinanza ai connazionali, impegnandosi con senso di responsabilità. “La nostra – spiega – è una comunità molto colpita a livello socio‑economico” e il ruolo dei Comites è quello di “dare risposte concrete alle difficoltà degli italiani“. La sua visione si fonda su due pilastri principali: la collaborazione costante con gli altri Comites del Paese, perché “tutto va deciso insieme“, e un’idea forte di identità: “l’italianità si porta nel sangue“.
Presidente, come definirebbe oggi il lavoro dei Comites in Venezuela, in un contesto sociale ed economico che continua a evolvere? “Il lavoro dei Comites è stato, e continua a essere, impegnativo. La nostra comunità vive una condizione di forte vulnerabilità socio‑economica, aggravata da anni di difficoltà strutturali. Molti connazionali sono anziani e richiedono un’attenzione particolare, sia dal punto di vista dell’assistenza sia della comunicazione istituzionale. Nonostante questo, abbiamo cercato di mantenere una presenza costante, vicina e affidabile”.
Qual è la visione che guida il suo lavoro alla presidenza del Comites Oriente e dell’Intercomites Venezuela? “La mia visione si fonda sulla collaborazione. Mantengo un dialogo continuo con i presidenti degli altri due Comites, quello di Caracas e quello dell’Occidente, e le decisioni vengono sempre condivise. Anche coordinando l’Intercomites, ho lavorato affinché ogni scelta fosse frutto di un confronto collegiale, perché solo così si garantisce una rappresentanza equilibrata dell’intero territorio”.

In che modo la comunità italiana del Venezuela è cambiata negli ultimi anni, e quali nuove esigenze emergono? “La nostra comunità è stata duramente colpita e oggi presenta molte fragilità. La principale esigenza riguarda l’assistenza sociale, che viene gestita dall’Ufficio assistenza del Consolato Generale di Caracas. Le richieste sono aumentate e spesso riguardano situazioni di reale emergenza, che richiedono interventi rapidi e coordinati”.
Quali sono le istanze più urgenti che la comunità italiana le porta quotidianamente? “La maggior parte delle domande riguarda la cittadinanza iure sanguinis, soprattutto dopo le modifiche normative del 2025 che hanno ristretto il riconoscimento alle prime due generazioni. Questo cambiamento ha generato dubbi, preoccupazioni e la necessità di fornire chiarimenti continui ai connazionali”.
Quali strumenti ritiene più efficaci per mantenere vivo il legame identitario tra gli italiani del Venezuela e l’Italia? “I Comites svolgono un ruolo essenziale nella diffusione della lingua e della cultura italiana, lavorando in sinergia con la rete diplomatico‑consolare e con il rappresentante del CGIE, ingegnere Antonio Iachini. Abbiamo realizzato numerose attività culturali, documentate anche sui nostri canali social Comites Oriente. Inoltre, le scuole paritarie presenti nel territorio contribuiscono a mantenere vivo il legame linguistico con l’Italia”.
Come descriverebbe oggi il dialogo tra Comites, Intercomites e rete consolare italiana in Venezuela? “Il dialogo è costante e strutturato. Nell’Oriente del Paese operano cinque viceconsoli onorari, mentre in ogni città del territorio nazionale è presente un ufficio onorario che fa riferimento al Consolato Generale di Caracas. Questa rete permette di mantenere un contatto diretto con la Comunità e di rispondere con maggiore tempestività alle esigenze locali”.
Fra i diplomatici conosciuti ne ricorda uno in particolare? “Ricordo con grande stima il Console Generale uscente, Nicola Occhipinti, e il Console di Caracas Francesco Mannia. Con l’attuale Console, Jacopo Martino, abbiamo instaurato un rapporto armonico e collaborativo, sempre orientato al bene della Comunità”.
Il suo ricordo più bello legato al Comites? “I momenti più significativi sono quelli trascorsi nei centri italiani del Paese, durante gli incontri con i consiglieri e con la comunità. Informare i connazionali sugli aggiornamenti in materia di cittadinanza e servizi consolari è un dovere, ma anche una grande soddisfazione, perché l’accoglienza che riceviamo dimostra la fiducia che la comunità ripone in noi”.
Quali sono le principali criticità che richiedono un intervento istituzionale più rapido o strutturale? “La tragedia dei terremoti multipli del 24 giugno ha colpito duramente il Venezuela e, in particolare, molte famiglie italiane che hanno perso tutto. Molti connazionali si trovano oggi senza casa e in condizioni di estrema vulnerabilità. Ho coordinato, insieme ai Comites del mondo, al Comites di Caracas e alla Croce Rossa del Venezuela, interventi di aiuto umanitario per sostenere chi è stato colpito da questa catastrofe. È una situazione che richiede un supporto istituzionale continuo e strutturato”.
In che modo l’Intercomites può facilitare una rappresentanza più coesa e coordinata a livello nazionale? “Siamo alla conclusione del mandato e a dicembre si terranno le nuove elezioni dei Comites. Per quanto mi riguarda, continuerò comunque a lavorare al fianco della comunità italiana all’estero, perché la rappresentanza deve essere sempre attiva, coesa e orientata alla tutela dei diritti dei nostri connazionali”.
Come immagina il futuro della presenza italiana nel Paese nei prossimi dieci anni? “Mi auguro di poter continuare il mio lavoro e che chi verrà dopo di me comprenda il valore della comunità italiana all’estero. Siamo italiani, anche se viviamo lontano dall’Italia, e abbiamo lo stesso valore dei cittadini residenti sul territorio nazionale. L’italianità è un’identità che si porta nel sangue, e che io stessa sento profondamente”.
Qual è il messaggio che desidera rivolgere oggi agli italiani del Venezuela? “Desidero dire alla Comunità che saremo sempre presenti, pronti a rispondere alle loro domande e a sostenere le loro difficoltà. Il nostro impegno è quello di continuare a lottare per i diritti dei connazionali all’estero, senza mai venir meno alla responsabilità che ci è stata affidata”.
Quali sono le priorità che intende portare avanti nei prossimi mesi? “La priorità assoluta è sostenere i connazionali colpiti dal terremoto, ma continueremo anche a difendere i diritti legati alla cittadinanza iure sanguinis, affinché le generazioni dei discendenti possano mantenere vivo il legame con le proprie radici italiane”.
Intervista di Marco Finelli
