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COM.IT.ES.: perché, nonostante tutto, vale ancora la pena partecipare

Redazione by Redazione
7 Luglio 2026
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COM.IT.ES.: perché, nonostante tutto, vale ancora la pena partecipare
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di Flavio Bellinato

Tra pochi mesi gli italiani residenti all’estero saranno chiamati a eleggere i nuovi Comitati degli Italiani all’Estero (Com.It.Es.). Come accade a ogni tornata elettorale, molti non sapranno nemmeno che si vota. Altri si chiederanno a cosa servano realmente questi organismi. Qualcuno li riterrà inutili. Altri, al contrario, attribuiranno loro poteri che, in realtà, non hanno.

Dopo quasi dieci anni trascorsi all’interno di due diversi Com.It.Es. e, in considerazione del fatto che, in base alla normativa vigente, non potrò candidarmi per un terzo mandato consecutivo, credo sia arrivato il momento di condividere qualche riflessione. Non per convincere qualcuno a candidarsi o a sostenere una determinata lista, ma per spiegare, nel modo più onesto possibile, cosa sono realmente questi organismi, quali possibilità offrono e quali limiti impone loro la legge.

La prima cosa che ho imparato è che il Com.It.Es. vive un paradosso che pochi conoscono.

La legge attribuisce infatti a questi organismi una duplice funzione: rappresentare la collettività italiana residente nella circoscrizione consolare e, allo stesso tempo, collaborare con l’Autorità diplomatico-consolare nell’individuazione delle esigenze della comunità e nella promozione di iniziative di interesse collettivo.

Sono due funzioni perfettamente compatibili, ma non sempre facili da conciliare. Rappresentare una comunità significa, talvolta, evidenziarne criticità e problemi (e spesso, ahimè, ci si trova a scontrarsi su temi riguardanti l’erogazione dei servizi consolari). Collaborare con le istituzioni significa, allo stesso tempo, costruire un rapporto fondato sul dialogo e sul rispetto reciproco. È probabilmente questo il compito più difficile di un Com.It.Es.: trovare il giusto equilibrio tra autonomia, spirito di collaborazione e capacità di rappresentanza.

Esiste poi un’altra convinzione che, a mio avviso, andrebbe superata.

Molti immaginano il Com.It.Es. come un organismo capace di risolvere direttamente i problemi consolari. Non è così.

Il Com.It.Es. non rilascia passaporti, non decide sulle pratiche di cittadinanza, non modifica le leggi e non sostituisce il Consolato.

Tra le competenze che, a mio avviso, potrebbero essere introdotte in futuro vi è quella del Difensore Civico degli italiani all’estero, proposta che in passato è stata oggetto di alcune iniziative legislative senza però trovare accoglimento.

Se questo ruolo venisse previsto dalla legge, il Com.It.Es. potrebbe disporre di strumenti ispettivi o sostitutivi oggi inesistenti, offrendo ai cittadini un’importante garanzia ulteriore nella tutela dei propri diritti.

Può però ascoltare i cittadini, raccoglierne le esigenze, formulare proposte, promuovere iniziative, favorire il dialogo con le istituzioni e contribuire, attraverso il confronto, a migliorare la qualità dei servizi e della vita della collettività italiana residente all’estero.

È un ruolo meno appariscente di quanto si possa immaginare, ma non per questo meno importante.

Anche il sistema elettorale presenta alcune contraddizioni.

La più evidente è il cosiddetto meccanismo dell’“inversione dell’opzione”. Per votare non basta essere iscritti all’AIRE: occorre manifestare preventivamente la volontà di partecipare alle elezioni. Una procedura che, negli anni, ha inevitabilmente limitato la partecipazione democratica, lasciando fuori molti cittadini semplicemente perché non erano a conoscenza dell’adempimento o non hanno rispettato i termini previsti.

Esiste poi un secondo paradosso.

La normativa prevede che le candidature si presentino esclusivamente attraverso liste civiche, escludendo formalmente i partiti politici. È una scelta che mira a preservare il carattere apartitico dei Com.It.Es. Nella pratica, tuttavia, è naturale che persone accomunate da idee, valori o sensibilità simili possano ritrovarsi all’interno della stessa lista. Una riflessione su questo modello, forse, potrebbe essere utile.

Esiste infine un ulteriore elemento che raramente viene considerato.

Le elezioni dei Com.It.Es. sono organizzate dalle sedi consolari e le stesse rappresentanze diplomatico-consolari esercitano un ruolo di vigilanza sui bilanci annuali e sui progetti finanziati con fondi pubblici.

Ciò significa che l’organismo chiamato, in alcuni casi, a rappresentare le esigenze della collettività nei confronti dell’Autorità consolare opera all’interno di un sistema nel quale la stessa Autorità esercita importanti funzioni di controllo amministrativo. Anche questo è un aspetto che contribuisce a rendere il ruolo del consigliere del Com.It.Es. particolarmente delicato.

Ed è qui che torno alla domanda iniziale.

Perché, nonostante tutto, vale ancora la pena partecipare?

Perché i Com.It.Es. rappresentano ancora oggi uno dei pochi strumenti attraverso cui gli italiani residenti all’estero possono contribuire direttamente alla vita della propria comunità.

Sono organismi perfettibili. Alcuni aspetti della normativa meriterebbero probabilmente di essere aggiornati. Le aspettative di chi vi entra per la prima volta rischiano talvolta di scontrarsi con competenze più limitate di quanto si immaginasse. È una frustrazione che, non di rado, porta alcuni consiglieri a rassegnare le proprie dimissioni prima della conclusione del mandato.

Eppure, quando affrontato con spirito di servizio e senso delle istituzioni, il lavoro all’interno di un Com.It.Es. può produrre risultati concreti. Non sempre immediati. Non sempre visibili. Ma spesso importanti per la collettività.

Le istituzioni non migliorano da sole. Migliorano quando chi ne conosce i limiti sceglie comunque di partecipare, anziché voltarsi dall’altra parte. Anche il futuro dei Com.It.Es., con tutti i loro difetti, dipenderà soprattutto dalla qualità delle persone che decideranno di mettersi a disposizione della collettività.

Se oggi mi chiedessero se rifarei questa esperienza, la risposta sarebbe sì.

Non perché ritenga perfetto il sistema, tutt’altro. Ma perché credo che il modo migliore per migliorarlo sia conoscerlo, viverlo e contribuire, dall’interno, a farlo evolvere.

Nei prossimi mesi inizierà una nuova campagna elettorale.

Il mio auspicio è che si parli meno di slogan e un po’ di più del ruolo reale dei Com.It.Es., delle loro potenzialità, ma anche dei loro limiti.

Perché una comunità forte non nasce soltanto da chi viene eletto.

Nasce soprattutto da chi sceglie di partecipare.

Flavio Bellinato – Italiani Oltreconfine (https://www.italianioltreconfine.com/)

Calendario indicativo delle elezioni Com.It.Es. 2026

Le date riportate di seguito non sono ancora ufficiali, ma sono elaborate sulla base della normativa vigente e delle tempistiche osservate nelle precedenti consultazioni. Salvo modifiche da parte del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), è ragionevole attendersi un calendario molto simile.

Data (indicativa)Adempimento
3 settembre 2026Indizione ufficiale delle elezioni
Entro il 20 settembre 2026Presentazione dei simboli, delle liste e delle accettazioni di candidatura
24 settembre – 4 ottobre 2026Raccolta delle firme vidimate dal Consolato
10 ottobre – 31 ottobre 2026Richiesta di iscrizione nell’elenco elettorale (cosiddetta “inversione dell’opzione”)
15 novembre 2026Spedizione dei plichi elettorali
1 dicembre 2026Termine ultimo per la restituzione del voto per corrispondenza
4 dicembre 2026Scrutinio delle schede
5 dicembre 2026Proclamazione degli eletti

Nota: il calendario definitivo sarà stabilito con il decreto di indizione delle elezioni emanato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Le date sopra riportate hanno carattere puramente indicativo, ma sono coerenti con la normativa vigente e con le tempistiche delle precedenti consultazioni.

 

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