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Alessandro Iovino, Console Onorario della Costa d’Avorio in Campania: “Voglio far conoscere un’Africa che produce, innova e costruisce futuro. La mia nomina? Non è un titolo da esibire, ma una responsabilità da onorare ogni giorno”

Redazione by Redazione
7 Agosto 2026
in Interviste
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Alessandro Iovino, Console Onorario della Costa d’Avorio in Campania: “Voglio far conoscere un’Africa che produce, innova e costruisce futuro. La mia nomina? Non è un titolo da esibire, ma una responsabilità da onorare ogni giorno”
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Nella traiettoria professionale di Alessandro Iovino, che dalla laurea in storia con una tesi sullo stalinismo pubblicata con prefazione di Giulio Andreotti lo ha portato a firmare più di venti libri, intervistare premi Nobel, Capi di Stato e figure simboliche della cultura internazionale, esiste un filo che non si spezza: la capacità di trasformare ogni incontro in una relazione, ogni incarico in una responsabilità, ogni storia in un ponte.

È lo stesso filo che oggi attraversa la sua nuova missione diplomatica. Nominato Console onorario della Costa d’Avorio in Campania nel 2026, dopo essere stato rappresentante europeo del Museo della Bibbia di Washington e Cavaliere della Repubblica, Iovino vive questo ruolo non come un approdo, ma come un nuovo inizio.

“La nomina non è un titolo da esibire, ma una funzione da esercitare con disciplina, equilibrio e spirito di servizio“, ama ripetere con quella sobrietà che ha sempre contraddistinto il suo modo di interpretare le istituzioni. Il legame con la Costa d’Avorio nasce per lui dall’incontro con un popolo, prima ancora che da un mandato: “ho conosciuto una nazione capace di accogliere, di trasmettere calore umano e, nello stesso tempo, di guardare al futuro con grande determinazione“, racconta, restituendo così la misura di un rapporto che non è solo professionale, ma umano, costruito nel tempo e oggi chiamato a tradursi in progettualità, ascolto, diplomazia concreta.

L’inaugurazione del Consolato, lo scorso 24 luglio, ha rappresentato un passaggio simbolico e insieme operativo: “non ho interpretato quella partecipazione come un omaggio personale – ammette – ma come un segno di rispetto verso la Costa d’Avorio e verso l’amicizia tra i nostri popoli. E in queste parole si riconosce la cifra di un uomo che ha attraversato la cultura, la politica, la diplomazia e la comunicazione senza mai perdere il senso della misura e della responsabilità.

Oggi quel percorso converge in una visione che unisce Campania e Africa occidentale, istituzioni e comunità, economia e cultura, con l’ambizione di trasformare un Consolato in un luogo vivo, capace di generare opportunità reali. È da questa prospettiva che prende forma l’intervista che segue, proprio nel giorno della Festa Nazionale della Costa d’Avorio: non solo il racconto di un incarico, ma la narrazione di un impegno che si radica nella biografia del neo Console e si proietta verso una nuova stagione di relazioni tra territori, persone e visioni.

Console, come si lega la sua storia personale alla Costa d’Avorio? “Il mio legame con la Costa d’Avorio nasce prima di tutto dall’incontro con il suo popolo. Nel corso della mia vita professionale e delle mie esperienze internazionali ho sempre cercato di costruire ponti tra culture, istituzioni e comunità diverse. Ho conosciuto una nazione capace di accogliere, di trasmettere calore umano e, nello stesso tempo, di guardare al futuro con grande determinazione. Progressivamente questo rapporto è diventato qualcosa di più profondo: non soltanto un incarico istituzionale, ma una responsabilità umana verso un Paese che oggi sento anche mio”.

Cosa rappresenta per lei questo traguardo? “Rappresenta certamente uno dei traguardi più importanti della mia vita, ma preferisco considerarlo soprattutto un punto di partenza. La nomina a Console onorario della Costa d’Avorio in Campania non è un titolo da esibire, ma una funzione da esercitare con disciplina, equilibrio e spirito di servizio. Significa rappresentare una nazione, tutelare i suoi cittadini, favorire nuove relazioni e lavorare affinché Campania e Costa d’Avorio possano conoscersi sempre meglio. È un grande onore, ma è anche un impegno quotidiano”.

Mi racconta la sua emozione nel vedere, lo scorso 24 luglio, così tante personalità all’inaugurazione del Consolato? “È stata un’emozione difficilmente descrivibile. Vedere riuniti rappresentanti delle istituzioni, del mondo diplomatico, imprenditoriale, culturale e religioso ha dimostrato che attorno al nuovo Consolato esistono attenzione, fiducia e aspettative importanti. Non ho interpretato quella partecipazione come un omaggio personale, ma come un segno di rispetto verso la Costa d’Avorio e verso l’amicizia tra i nostri popoli. In alcuni momenti ho ripensato al cammino compiuto, alle responsabilità ricevute e alle persone che hanno creduto in questo progetto. Ho provato gratitudine, ma anche una rinnovata consapevolezza: dopo una giornata così significativa, bisogna essere ancora più credibili nel lavoro concreto”.

Ora quali priorità ha messo in agenda? “La prima priorità è rendere il Consolato una casa aperta e un punto di riferimento autentico per i cittadini ivoriani presenti in Campania. Dobbiamo ascoltare le loro necessità, accompagnarli nei rapporti con le istituzioni e contribuire alla soluzione delle problematiche che rientrano nelle nostre competenze. Parallelamente desidero rafforzare le relazioni economiche, culturali e accademiche tra la Campania e la Costa d’Avorio. Penso a incontri tra imprenditori, università, associazioni e istituzioni; alla promozione di missioni economiche; a iniziative dedicate ai giovani e alla formazione. Il Consolato dovrà essere un luogo nel quale le relazioni diplomatiche si trasformano in opportunità reali”.

Se dovesse definire la Costa d’Avorio con tre aggettivi, quali utilizzerebbe e perché? “La definirei accogliente, dinamica e sorprendente. Accogliente, perché il popolo ivoriano possiede una capacità straordinaria di far sentire l’altro parte della propria comunità. Dinamica, perché è una nazione giovane, vitale, in trasformazione, con una società che guarda con fiducia alla crescita e all’innovazione. Sorprendente, perché la Costa d’Avorio è molto più complessa e ricca dell’immagine con cui spesso viene raccontata in Europa. È un Paese di cultura, spiritualità, creatività, bellezze naturali e grandi potenzialità economiche”.

Qual è l’immagine del Paese che desidera portare in Campania? “Desidero presentare una Costa d’Avorio moderna, stabile, affidabile e protagonista dell’Africa occidentale. Voglio superare una rappresentazione dell’Africa legata esclusivamente alle emergenze o alle difficoltà. Esiste un’Africa che produce, innova, studia, crea impresa e costruisce futuro. La Costa d’Avorio conserva con orgoglio le proprie tradizioni, ma possiede anche città contemporanee, una nuova generazione preparata, una forte vocazione imprenditoriale e una posizione strategica nel continente. È questa l’immagine che dobbiamo far conoscere: non un Paese da assistere, ma un partner con il quale collaborare alla pari”.

In quali settori ritiene ci siano maggiori opportunità di crescita per le imprese italiane interessate al mercato ivoriano? “Le opportunità sono numerose. Penso innanzitutto all’agroindustria e alla trasformazione delle materie prime, perché il vero salto di qualità consiste nel creare maggiore valore direttamente sul territorio. Ci sono poi le infrastrutture, l’edilizia, l’energia, la gestione delle risorse idriche, la logistica, le tecnologie digitali e la formazione professionale. Il mio compito sarà favorire incontri seri, accompagnare la conoscenza reciproca e aiutare le imprese a comprendere che per operare con successo in Africa servono continuità, rispetto del contesto locale e una visione di lungo periodo”.

Ha avuto modo di parlarne con l’Ambasciatrice Nogozène Bakayoko? “Certamente. Con Sua Eccellenza l’Ambasciatrice Nogozène Bakayoko esiste un confronto costante e molto costruttivo. Abbiamo condiviso l’esigenza di rafforzare la cooperazione economica, ma anche di sviluppare rapporti culturali, accademici e sociali.
L’Ambasciatrice ha una visione molto chiara della diplomazia: non soltanto relazioni formali tra Stati, ma costruzione di legami concreti tra territori, imprese e persone. Il Consolato in Campania si inserisce pienamente in questa prospettiva”.

A proposito, cosa le ha detto l’Ambasciatrice il giorno dell’inaugurazione del Consolato? Sarà rimasta sorpresa… “L’Ambasciatrice ha espresso grande soddisfazione per la partecipazione e per l’affetto dimostrato nei confronti della Costa d’Avorio. È rimasta positivamente colpita dalla presenza di tante autorità e personalità, ma soprattutto dal clima di sincera amicizia che si respirava. Le sue parole mi hanno trasmesso fiducia, ma anche un forte senso di responsabilità. Mi ha fatto comprendere che l’inaugurazione non rappresentava soltanto l’apertura di una sede consolare, ma l’inizio di una nuova stagione nei rapporti tra la Costa d’Avorio e la Campania. È un mandato che intendo onorare con lealtà e con risultati concreti”.

Come si è evoluta la presenza ivoriana in Campania e quali sono oggi le esigenze più sentite dalla comunità? “La presenza ivoriana in Campania si è consolidata ed è diventata sempre più parte del tessuto sociale e lavorativo del territorio. Parliamo di persone che studiano, lavorano, costruiscono famiglie, partecipano alla vita delle nostre città e contribuiscono alla crescita della comunità regionale”.

Ha già pensato a iniziative specifiche per favorire l’integrazione della comunità ivoriana nel tessuto sociale campano? “Sì. Vorrei promuovere momenti di incontro nelle scuole, nelle università e nei luoghi della cultura, coinvolgendo direttamente i cittadini ivoriani. L’integrazione non deve essere intesa come cancellazione dell’identità, ma come capacità di partecipare pienamente alla vita della comunità conservando e condividendo le proprie radici”.

Ha in mente qualche gemellaggio? “È un’ipotesi sulla quale stiamo lavorando. Un gemellaggio non deve limitarsi a una cerimonia o alla firma di un documento: deve produrre scambi, progetti e occasioni di crescita. Napoli e Abidjan sono certamente due realtà che possono dialogare per energia, dimensione internazionale e rapporto con il mare. Ma guardiamo anche ad altre città e territori ivoriani che possano costruire relazioni con comuni campani sulla base di vocazioni comuni: agricoltura, turismo, artigianato, cultura, formazione e attività portuali. Annunceremo i progetti quando saranno maturi e condivisi con tutte le autorità competenti”.

A suo avviso, che ruolo può giocare Napoli nella diplomazia africana contemporanea? “Napoli può svolgere un ruolo straordinario. È una città mediterranea, storicamente aperta agli incontri e alle contaminazioni, capace di comprendere le differenze senza perdere la propria identità. È inoltre una città che conosce la complessità, le difficoltà e la capacità di rinascere. Il Mediterraneo non deve essere considerato un confine che separa l’Europa dall’Africa, ma uno spazio che le unisce. Napoli, attraverso il suo porto, le sue università, le sue imprese, la sua cultura e la sua naturale vocazione internazionale, può diventare una piattaforma privilegiata di dialogo con il continente africano. La diplomazia contemporanea non si esercita soltanto nelle capitali: passa anche attraverso città capaci di costruire relazioni umane ed economiche durature”.

Prossime iniziative in programma? “Stiamo lavorando su diversi livelli. Il primo riguarda l’ascolto della comunità ivoriana e la costruzione di una rete con le istituzioni locali. Il secondo è dedicato alla promozione economica, con incontri tra operatori campani e interlocutori ivoriani. Il terzo riguarda la cultura e la formazione, perché desideriamo coinvolgere scuole, università, giovani e associazioni. Vorrei inoltre organizzare una giornata interamente dedicata alla Costa d’Avorio, durante la quale presentare la sua economia, la cultura, l’arte, la musica e la gastronomia. L’obiettivo è fare del Consolato un organismo vivo: non soltanto un ufficio, ma un centro di relazioni e progettualità”.

Qualche consiglio di viaggio rivolto agli italiani che desiderano visitare la Costa d’Avorio? “Il primo consiglio è di partire con curiosità e senza pregiudizi. Abidjan è una grande metropoli africana, moderna e piena di energia, ma la Costa d’Avorio offre anche località costiere, parchi naturali, città storiche, tradizioni e paesaggi molto diversi tra loro. Consiglierei di visitare Abidjan, con i suoi quartieri e la sua laguna; Grand-Bassam, con la sua storia e la sua atmosfera; Yamoussoukro, capitale politica del Paese; e, quando le condizioni e gli itinerari lo consentono, di scoprire anche le aree interne e le realtà più legate alle tradizioni locali. Ma soprattutto suggerirei di incontrare le persone. Si può conoscere davvero la Costa d’Avorio soltanto entrando in contatto con l’ospitalità e con il sorriso del suo popolo.

E infine, un consiglio su un buon libro da leggere. “Da autore potrei essere tentato di consigliare uno dei miei libri, ma in questa occasione suggerirei un’opera capace di avvicinare il lettore alla letteratura ivoriana: I soli delle indipendenze di Ahmadou Kourouma, uno dei più importanti scrittori della Costa d’Avorio, che ha saputo raccontare, con una lingua originale e potente, le trasformazioni, le contraddizioni e le speranze dell’Africa dopo l’indipendenza. Leggere un autore ivoriano significa compiere già un primo viaggio nel Paese. Perché le relazioni tra i popoli cominciano sempre dalla conoscenza e la conoscenza, molto spesso, comincia da un libro”.

Intervista di Marco Finelli

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