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Nicoletta Gagliani, Console Onorario della Repubblica di Moldova a Rimini: “Dopo una vita nel diritto, oggi metto la mia esperienza al servizio della diplomazia”

Redazione by Redazione
28 Settembre 2026
in Interviste
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Nicoletta Gagliani, Console Onorario della Repubblica di Moldova a Rimini: “Dopo una vita nel diritto, oggi metto la mia esperienza al servizio della diplomazia”
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Dal foro alla diplomazia, passando per una vita professionale interamente dedicata alla tutela delle persone e alla giustizia. Quando, nel settembre 2025, Nicoletta Gagliani ha ricevuto l’investitura ufficiale quale Console Onorario della Repubblica di Moldova a Rimini, si è aperto un nuovo capitolo di un percorso costruito in oltre quarant’anni di attività professionale e impegno civile. Laureata in Giurisprudenza all’Università di Bologna, già Pubblico Ministero Onorario, protagonista di una lunga carriera nel diritto penale, familiare e minorile, l’Avvocato Gagliani ha scelto oggi di mettere la sua esperienza al servizio dei rapporti tra la Moldova e il territorio romagnolo.

“La mia professione mi ha insegnato ad ascoltare le persone prima ancora di rappresentarle”, ama sottolineare, un principio che sembra accompagnarla anche nella nuova veste diplomatica. Non è un caso che la sede del Consolato moldavo abbia trovato casa proprio nel suo studio di Rimini, luogo che diventa simbolicamente punto d’incontro tra culture, comunità e opportunità di collaborazione.

La sua nomina giunge in una fase particolarmente significativa per la Repubblica di Moldova, impegnata nel rafforzamento del suo percorso europeo e nel consolidamento delle relazioni con l’Italia, dove vive una delle più importanti comunità del Paese all’estero. In questo contesto, il ruolo dei Consoli Onorari assume un valore strategico, fatto non solo di rappresentanza istituzionale ma anche di dialogo umano, promozione culturale e sostegno alle relazioni economiche.

Attraverso il suo sguardo autorevole ripercorriamo le prospettive di cooperazione con l’Emilia-Romagna, le sfide della sua nuova missione diplomatica e il cammino personale che l’ha condotta, dopo una brillante carriera forense e una vita dedicata alla tutela dei diritti, a rappresentare ufficialmente un Paese amico nel cuore della Romagna.

Console, cosa significa per lei rappresentare la Repubblica di Moldova in un territorio dinamico e aperto ai rapporti internazionali come quello romagnolo? “Essere un ponte concreto tra due territori con vocazioni complementari. La Romagna è una terra dinamica, imprenditoriale e internazionalizzata. Per me dare voce e supporto alla comunità Moldava, perfettamente integrata e laboriosa, è un onore e una responsabilità. Essere Console Onorario significa anche promuovere relazioni economiche, culturali e umane, con pragmatismo disponibilità e visione europea e, al tempo stesso far conoscere le opportunità che la Moldova offre oggi a imprese, università e istituzioni romagnole”.

Se dovesse descrivere la Moldova con tre parole, quali sceglierebbe e perché? “Resiliente, Autentica, Europea. Resiliente per la sua storia e determinazione: ha saputo affrontare sfide storiche complesse mantenendo identità e dignità. Autentica per cultura, tradizioni e calore umano: la Moldova custodisce valori profondi, come il senso della famiglia, della fede e dell’ospitalità. Europea, per vocazione e per scelta, in quanto la sua storia, la sua cultura e il suo futuro sono saldamente ancorati all’Europa”.

Come descriverebbe l’attuale livello delle relazioni tra Emilia Romagna e Moldova sul piano economico e culturale? “Le relazioni sono buone, in crescita ma con un ampio potenziale sicuramente ancora da esprimere. Sul piano economico ve detto che la presenza della comunità moldava sul territorio di mia competenza beneficia già oggi di collaborazioni importanti sia nel settore agroalimentare, così come in ambito di costruzioni, logistica e servizi con un interscambio in aumento, ma ancora limitato rispetto le reali opportunità. Sul piano culturale esiste una forte integrazione sociale corredata da iniziative ed eventi, grazie anche alla presenza di diverse associazioni attive sul territorio, seppur non vi sia ancora sul territorio regionale una cornice istituzionale stabile e continuativa che valorizzi questi legami”.

L’Italia, per l’appunto, ospita una delle più numerose comunità moldave all’estero. Quale contributo ritiene che questa presenza abbia apportato alla società italiana? “Un contributo concreto, quotidiano, spesso silenzioso. La comunità Moldava ha portato in Italia un lavoro serio e qualificato in settori ormai per noi essenziali, quali assistenza familiare, edilizia, agricoltura e i servizi, sostenendo così il nostro welfare e il nostro sistema produttivo. I moldavi hanno valori forti. La famiglia, il rispetto, l’etica del lavoro e con la loro integrazione discreta hanno arricchito il tessuto sociale senza creare fratture, ma costruendo sul territorio buoni rapporti di convivenza e di fiducia”.

Qual è il valore che ritiene più distintivo del popolo moldavo e che gli italiani dovrebbero conoscere meglio? “Sicuramente l’ospitalità è per loro un valore sacro. Offrono tutto: pane, vino di altissima qualità, casa aperta e cuore sincero. Chi entra in una casa moldava non è mai un estraneo è un ospite. Un valore questo che l’Italia conosce bene e che ci unisce”.

Quali settori offrono oggi, a suo avviso, le maggiori opportunità di collaborazione tra imprenditori italiani e moldavi? “Direi che i settori strategici, sono in tutto cinque. L’Agroalimentare e il vitivinicolo con tecnologie, filiere e Know-How romagnolo di grande interesse per una Moldova oggi a forte vocazione agricola. Poi le energie rinnovabili e l’efficientamento energetico, considerando il grande fabbisogno interno e gli importanti incentivi moldavi. L’IT e l’outsourcing per i talenti moldavi qualificati e i costi competitivi, il tessile, il legno – arredo e le costruzioni, per la manodopera qualificata e la grande tradizione manifatturiera, infine turismo e cultura (in particolare l’enoturismo. Su questi settori credo si possa sviluppare una crescente e proficua collaborazione tra i nostri due Paesi”.

Negli ultimi anni, come accennava, la Moldova ha intrapreso un percorso di crescente integrazione europea. Quali opportunità può generare questo processo per le imprese e gli investitori italiani? “L’integrazione europea è in grado di trasformare la Moldova da mercato periferico a piattaforma strategica, in grado di produrre a costi vantaggiosi, ma con una prospettiva completamente diversa dal passato. Basti considerare l’accesso ai fondi di preadesione europei (gli investimenti rappresentano una certezza giuridica e l’allineamento progressivo agli standard UE), la certezza giuridica per gli investimenti; l’allineamento progressivo agli standard UE in materia di sicurezza, qualità e tutela dell’investitore. Per un imprenditore romagnolo investire oggi in Moldova significa posizionarsi in anticipo su quello che sarà un futuro Stato membro dell’Unione Europea”.

Dunque quale consiglio darebbe a un imprenditore italiano interessato ad avviare relazioni commerciali o produttive con la Moldova? “Si può partire anche dalle persone, affidandosi alla comunità moldava residente sul territorio, che sicuramente rappresenta un ponte di fiducia autentico e immediato. A mio avviso, vale più una missione a Chisinau che cento contatti a distanza, perché consente di vedere direttamente le realtà locali. Ritengo poi fondamentale rivolgersi alla Camera di Commercio Italiana in Moldova, in grado di fornire ogni tipo di informazione utile in termini amministrativi, legali e di costi. Il mio consiglio è di pensare in piccolo per crescere e diventare grande: iniziare con una joint venture leggera o con un progetto pilota con un partner locale solido. E’ l’approccio più saggio per evitare rischi e costruire una presenza duratura”.

La guerra in Ucraina ha inevitabilmente influenzato l’intera regione. Come ha vissuto la Moldova questa fase e quale messaggio desidera trasmettere ai partner europei? “E’ stata ed è vissuta con grande apprensione, visti i recenti sconfinamenti dei droni russi, ma anche con altrettanta dignità. Non dimentichiamo che solo 35 anni fa la Repubblica di Moldova dichiarava la propria indipendenza dall’Unione Sovietica, sancendo la volontà del suo popolo di costruire uno stato sovrano libero di scegliere il proprio percorso politico, economico, culturale e internazionale. Oggi quella scelta è più chiara che mai e si chiama Europa. Il Paese è piccolo e con poche risorse, ma forte delle sue scelte ha accolto i profughi ucraini nelle proprie case, percependo la guerra molto vicina e con essa la memoria delle deportazioni. Il messaggio che ha voluto trasmettere la Moldova è chiaro: siamo vulnerabili, ma resilienti e fermamente europei. Per questo chiediamo partnership, investimenti e sicurezza condivisa per non restare zona grigia, ma diventare parte stabile dell’Europa”.

C’è un episodio o un incontro che ricorda con particolare piacere nella sua esperienza consolare? “Non un singolo fatto, ma un sentimento costante: fiducia, rispetto, aspettativa, gratitudine. In me gli utenti del consolato trovano un punto di riferimento, un ponte verso la loro casa, una porta aperta. La conferma che il mio apporto e supporto va oltre il servizio: l’accoglienza è far sentire la comunità moldava vista e protetta. Il mio impegno vuole rendere onore alla Repubblica di Moldova e all’Italia insieme. Essere Console Onorario significa per me unire i nostri Paesi”.

Qual è il ricordo più significativo maturato nel corso del suo mandato? “Non è un singolo evento, ma un sentimento ricorrente che ricevo ogni giorno, ad ogni incontro. E’ lo sguardo di chi ha un problema e sente di avere trovato ascolto, è la mano tesa a chi sa di poter contare su qualcuno che non si sente più così lontano da casa. E’ l’allegria delle feste, delle tradizioni, del profumo del pane che ricorda antichi sapori, dei sorrisi e degli sguardi incuriositi dei bambini .E’ una comunità profondamente legata alla fede e alle tradizioni della propria terra che custodisce e trasmette con orgoglio ai figli affinchè conoscano la storia e la cultura delle proprie radici e possano guardare al futuro con maggiore consapevolezza”.

Qual è stata invece la sfida più complessa che ha dovuto affrontare come Console Onorario? “La sfida più complicata non è burocratica, è umana. E’ dare risposte concrete quando le regole sono complesse; fare tutto il possibile con trasparenza, rigore e cuore per aiutare a tenere insieme due dimensioni: aiutare la comunità a preservare la propria identità nel pieno rispetto della legge italiana perché l’integrazione vera nasce da questo equilibrio. Non dimenticare chi sei, ma vivere le tue radici dentro le regole del Paese che ti accoglie”.

Tra le personalità istituzionali, diplomatiche o culturali incontrate nella sua attività, ce n’è una che conserva in modo particolare nella memoria? “Tutti, nessuno escluso, non c’è un nome solo, ma il valore dell’incontro avuto con ciascuno. Chiaramente nella memoria resta chi ha mostrato apertura autentica, chi ha ascoltato senza pregiudizio. Penso ai rappresentanti delle Istituzioni locali, ai diplomatici che sono i miei referenti per la Repubblica di Moldova, come l’Ambasciatore Oleg Nica e il Console Generale di Milano Adrian Popescu, ai rappresentanti culturali dell’Emilia Romagna e della Moldova, e alle Associazioni sul territorio, che hanno potuto apprezzare come dietro al Consolato ci sia una comunità laboriosa che vuole integrarsi”.

La sua professione di avvocato e l’attività consolare si alimentano reciprocamente? Quali esperienze del mondo giuridico le sono risultate più utili nel ruolo diplomatico? “Assolutamente si, si alimentano e crescono insieme. Essere avvocato mi ha dato strumenti preziosi per il ruolo di Console: l’ascolto del caso umano, il rigore normativo per sapersi orientare, la mediazione: come avvocato tutelo il cliente, come console la comunità oltre che il singolo. In sintesi l’una mi dà gli strumenti per l’altra. Il diritto mi ha insegnato la regola, la legge, la procedura, questa esperienza quotidiana rende la mia attività consolare concreta, non formale. Come Console onorario, a mia volta, porto nel mio lavoro di avvocato una visione più ampia garantendo la capacità di tenere insieme identità e integrazione. E’ l’equilibrio tra rigore (della legge) e umanità (del cuore) che rende speciale il mio ruolo”.

C’è un luogo della Moldova che ritiene particolarmente rappresentativo dell’identità e dell’anima del Paese? “Non ho ancora avuto il privilegio di camminare nei luoghi simbolo della Moldova, ma ne ho conosciuta la sua anima qui, nel lavoro quotidiano con la comunità del mio territorio e devo dire che è una anima fatta di dignità lavoro e gratitudine. Visitarla sarà impegno nel mio prossimo futuro”.

Coltiva passioni o interessi personali che l’aiutano a mantenere il giusto equilibrio tra impegni professionali e istituzionali? “No al momento il mio equilibrio è il lavoro stesso. La professione di avvocato che ancora svolgo a tempo pieno, e il ruolo di console onorario mi assorbono completamente. Il poco tempo libero che mi rimane lo dedico alla mia famiglia e ai miei tre cani altrettanto impegnativi. Devo imparare a ritagliarmi degli spazi e, prima o poi lo farò, ma al momento la mia vita è completa così”.

Quali progetti sono attualmente in corso o in fase di sviluppo per rafforzare i rapporti tra la Moldova e il territorio romagnolo? “Ci sono alcuni progetti in cantiere. Momenti culturali e informativi per le seconde generazioni e di dialogo con le istituzioni romagnole per far conoscere meglio la Moldova, non solo per i suoi bisogni, ma per la sua ricchezza. Una giornata aperta a scuole e istituzioni, per affrontare tematiche non solo legate alle pratiche amministrative, ma di cultura, e storie di integrazione riuscite. Incontri con i ragazzi moldavi nati qui, per parlare di doppia cittadinanza, studio, opportunità Erasmus e lavoro tra Italia e Moldova. Punto anche sull’incontro e il dialogo con le Associazioni di categoria per formazione e contratti. Se ci saranno le condizioni e il sostegno delle istituzioni questi sono alcuni dei progetti per i quali sarò felice di mettermi a disposizione”.

Quali luoghi, itinerari o esperienze consiglierebbe a un visitatore italiano che desidera conoscere la Moldova più autentica, andando oltre gli stereotipi e scoprendone la ricchezza culturale, storica ed enogastronomica? “Come detto non ci sono ancora stata personalmente, anche se la prossima settimana avrò l’onore di essere a Chisinau per l’incontro annuale con il Ministero. Per quanto letto e raccontato, una volta lì comincerò la mia visita da Orheiul Vechi che so essere un monastero scavato nella roccia, sospeso sul fiume, anima antica del popolo moldavo. Seconda tappa dopo gli impegni istituzionali, visita a Cricova e Milestii Mici, che non sono solo cantine, ma vere e proprie città sotterranee del vino. Da ultimo, ma solo perché i giorni a disposizione sono pochi, Soroca e la fortezza sul Nistru, i monasteri dipinti e i mercati di Chisinau. Al visitatore italiano suggerirei di accettare l’ospitalità delle persone, di parlare con loro, di assaggiare la zeama e il placinta. Solo così facendo il visitatore potrà capire la Moldova”.

Intervista di Marco Finelli

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