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Dato’ Zahid Rastam, Ambasciatore della Malesia a Roma: “Il 2025 è stato un anno storico per le relazioni bilaterali. Porterò sempre l’Italia nel cuore”

Redazione by Redazione
19 Giugno 2026
in Interviste
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Dato’ Zahid Rastam, Ambasciatore della Malesia a Roma: “Il 2025 è stato un anno storico per le relazioni bilaterali. Porterò sempre l’Italia nel cuore”
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Mentre si accinge a lasciare l’Italia, al termine di un mandato intenso e ricco di passaggi cruciali, Dato’ Zahid Rastam guarda a questi anni con una gratitudine che traspare da ogni sua parola. Dal 28 ottobre 2023 Ambasciatore della Malesia in Italia – con accreditamento anche presso San Marino, Kosovo e le agenzie ONU di Roma – Rastam saluta il Paese che di volta in volta, come racconta, gli ha regalato “una nuova regione, una nuova città, un nuovo villaggio” che sistematicamente diventava il suo “posto preferito”. Un’immagine semplice e sincera, che restituisce la profondità di un legame maturato nel quotidiano, tra incontri istituzionali, viaggi, negoziati multilaterali e un’attenzione costante al dialogo tra culture.

Il suo mandato è coinciso con un momento storico: la visita del Primo Ministro Anwar Ibrahim nel luglio 2025, la prima a livello governativo dal 1989. Un passaggio che l’Ambasciatore definisce “importantissimo per le relazioni bilaterali”, capace di imprimere “slancio” a un rapporto che oggi si muove su direttrici politiche, economiche e strategiche sempre più convergenti. Dalla sicurezza alla difesa, dal commercio ai semiconduttori, fino alla cooperazione con FAO, WFP e IFAD, Rastam ha accompagnato una fase di consolidamento che guarda al futuro con fiducia.

Nel congedarsi, ricorda che “c’è molto più in comune tra malesi e italiani di quanto si presuma”, un’affinità fatta di valori condivisi – rispetto, famiglia, convivialità – che secondo lui rappresentano la base più solida per i prossimi dieci anni di relazioni. E mentre prepara il rientro a Kuala Lumpur, resta l’immagine di un diplomatico che ha vissuto l’Italia con curiosità autentica, lasciandosi sorprendere dalla sua storia, dalla sua gente e – come confessa – dalla sua cucina.

Questa intervista nasce così: come un bilancio, certo, ma anche come un saluto. Un modo per restituire la voce di un Ambasciatore che ha attraversato il nostro Paese con sguardo attento e grato, e che ora affida alle sue parole l’eredità di un mandato che ha contribuito a rafforzare un ponte tra due mondi più vicini di quanto sembri.

Ambasciatore, come descriverebbe oggi il rapporto politico e strategico tra Italia e Malesia? Quali sono i dossier più rilevanti nel dialogo bilaterale? “Le relazioni bilaterali tra Malesia e Italia sono eccellenti e sempre più solide. I nostri due Paesi condividono interessi comuni per un ordine globale stabile e basato sulle regole, fondato sul diritto internazionale, sul multilateralismo e sul rispetto dell’integrità territoriale e della sovranità degli Stati. Sul fronte economico, siamo entrambi Paesi esportatori, caratteristica questa che richiede la necessità di un commercio libero e aperto e di catene di approvvigionamento stabili. Posso dire che il 2025 è stato un anno storico per le relazioni bilaterali Malesia–Italia, poiché il Primo Ministro malese Anwar Ibrahim ha effettuato una visita in Italia dall’1 al 3 luglio 2025. È stata la prima visita bilaterale a livello di Primo Ministro da entrambe le parti dal 1989, e ha incluso un incontro eccellente e produttivo tra il Premier Anwar e il Premier Meloni. Inoltre, è stata convocata una Tavola Rotonda sul Partenariato Economico Malesia–Italia, che ha coinvolto il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani e oltre 50 aziende e associazioni industriali italiane e 30 malesi. Questa visita fornisce ulteriore “slancio” ai funzionari di entrambe le parti, e non a caso stiamo lavorando per rafforzare un’ampia gamma di cooperazioni settoriali, dalla politica alla sicurezza, dalla difesa all’industria, fino al commercio e agli investimenti, incrementando così le relazioni tra i nostri popoli”.

In quali ambiti multilaterali vede margini di rafforzamento, anche alla luce del suo ruolo presso le agenzie ONU a Roma? “Sul fronte multilaterale, entrambi i Paesi, Italia e Malesia, condividono un impegno per il multilateralismo e per i principi della Carta delle Nazioni Unite. Questo ci facilita nel lavorare insieme su diversi temi, quali ad esempio la riforma dell’ONU, la pace e la sicurezza, lo sviluppo, i diritti umani, l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne, così come la transizione verde e il cambiamento climatico. Con le agenzie ONU a Roma, in particolare, Malesia e Italia sono allineate sulle principali questioni che dominano FAO, WFP e IFAD, in particolare sulla riforma e il rafforzamento di queste agenzie affinché siano adeguate allo scopo e in grado di adempiere ai loro mandati negli attuali contesti geostrategici e di bilancio, così impegnativi”.

Lo scambio commerciale è in crescita: quali settori trainano oggi la relazione economica?  Quali opportunità ritiene ci siano per le imprese italiane nell’ecosistema tecnologico e digitale malese? “Le nostre relazioni economiche continuano a rafforzarsi, sostenute dalla crescita del commercio bilaterale, dalla cooperazione negli investimenti e dal crescente coinvolgimento delle imprese. L’Italia considera la Malesia una porta strategica verso il più ampio mercato ASEAN. Il commercio totale della Malesia con l’Italia nel 2025 è stato di 3,45 miliardi di euro, con un aumento del 14,2% rispetto all’anno precedente. L’Italia è il 23° partner commerciale della Malesia e il 5° tra i Paesi dell’UE. Nei primi quattro mesi del 2026 abbiamo già registrato un aumento costante del 3,3%, raggiungendo 1,12 miliardi di euro. Le esportazioni malesi verso l’Italia stanno crescendo rapidamente, in particolare per quanto riguarda i prodotti in legno (+286,3%), i manufatti in metallo (+175,8%) e i prodotti in ferro e acciaio (+102,8%). Questo dato mostra la crescente dipendenza dell’Italia dall’industria malese. Allo stesso tempo, la forte domanda malese per l’artigianato e la tecnologia italiana sta aumentando, specialmente per quanto riguarda importazioni di gioielleria (+60,1%), attrezzature per il trasporto (+52,7%) e prodotti chimici (+32,8%). Nel complesso, questa relazione commerciale è equilibrata e vantaggiosa, con la Malesia che sostiene le catene di approvvigionamento italiane e importa beni di alta gamma e soluzioni di manifattura avanzata. Vediamo un forte potenziale di crescita in diversi settori strategici, in particolare proprio nella manifattura avanzata, nei macchinari industriali, nell’elettronica e nei semiconduttori, che sono strettamente legati allo sviluppo industriale e tecnologico della Malesia. Vediamo anche crescenti opportunità nella transizione energetica e nelle tecnologie verdi, così come nei trasporti, nell’aerospazio, nelle infrastrutture, nella trasformazione digitale e nella robotica. Questi settori riflettono la forte complementarità tra l’expertise tecnologica italiana e le priorità economiche della Malesia. Il settore dei semiconduttori è uno dei principali motori della prossima fase di crescita della Malesia. Esistono significative opportunità per una cooperazione più profonda tra Italia e Malesia in questo settore. L’Italia porta competenze in apparecchiature di precisione, sistemi di test, sensori industriali, meccatronica e automazione della produzione, mentre la Malesia offre un ecosistema dei semiconduttori ben consolidato, forti capacità manifatturiere e una forza lavoro qualificata. Le decisioni di investimento sugli impianti produttivi sono in ultima analisi guidate da considerazioni commerciali, di mercato e di catena di approvvigionamento. Vediamo opportunità per attività complementari in entrambi i Paesi, consentendo alle aziende di beneficiare dei punti di forza di ciascun ecosistema”.

Lei ha più volte sottolineato l’importanza del dialogo Europa–Indo‑Pacifico: quali sono le priorità della Malesia in questo quadro? Quali spazi vede per un maggiore coinvolgimento italiano con l’ASEAN? “Accogliamo con favore un dialogo Europa–Indo Pacifico continuo e rafforzato, poiché sia la Malesia sia l’Italia desiderano un ordine globale stabile – per la sicurezza complessiva e la crescita continua delle nostre economie, che è in ultima analisi per il benessere e la prosperità dei nostri Paesi e dei nostri popoli. Questo richiede un paradigma veramente globale, oltre le prospettive tradizionali dei nostri immediati vicinati e regioni. L’Italia è un partner di sviluppo dell’ASEAN, e sotto la guida del Primo Ministro Meloni, l’attenzione crescente al rafforzamento delle relazioni con la regione Indo-Pacifica è accolta con favore e incoraggiata”.

Quali iniziative culturali recenti considera più significative nel rapporto tra Malesia e Italia? “Sono incoraggiato dalla continua crescita dell’interesse degli italiani a visitare la Malesia, anche senza collegamenti aerei diretti. Nel 2025, la Malesia ha accolto un numero record di 89.255 visitatori italiani, un aumento del 12,3% rispetto al 2024. È stato il secondo anno consecutivo da record, dopo il precedente primato pre-COVID del 2019. Visitare e sperimentare personalmente la vivacità della diversità malese è l’iniziativa culturale più significativa per gli italiani. Il 2026 è l’Anno di Visit Malaysia e siamo fiduciosi che ciò aumenterà ulteriormente il profilo della Malesia come destinazione turistica tra gli italiani e consoliderà il trend positivo esistente”.

Se le chiedessi qualche consiglio di viaggio rivolto agli italiani che desiderano visitare il suo Paese? “Raccomanderei di prendere tutto il tempo necessario per godere quanto più possibile della diversità della Malesia. Nel nostro Paese l’offerta è molto ampia: si possono fare esperienze moderne, comuni alle grandi città, ma anche scoprire isole e spiagge affascinanti, così come alcune delle giungle più antiche del mondo, con una fauna unica. Siamo un Paese multiculturale e multietnico, e questo si riflette nella nostra gente, nel nostro cibo e nella nostra ospitalità, con cui accogliamo i nostri visitatori. In Malesia si può davvero percepire tutta l’Asia. Muoversi nel Paese, oltretutto, è anche facile, con voli, treni e autobus accessibili, e tutti possono godere della bellezza dei nostri luoghi”.

Torniamo al 2023. Qual è stata la sua prima impressione arrivando a Roma e cosa l’ha colpita di più nella vita quotidiana italiana? Se le chiedessi di raccontarmi un aneddoto simpatico del suo mandato? C’è un luogo in Italia al quale si sente particolarmente legato? “L’Italia è un Paese straordinario per cultura, civiltà e storia, e gli italiani sono davvero amichevoli e accoglienti. Incredibilmente, in ogni viaggio di lavoro o semplici trasferte con la mia famiglia, trovavo sempre una nuova regione, una città, un paese o perfino un villaggio che sistematicamente diventava il mio nuovo “posto preferito”. Questo a conferma di quanto sia incredibile il vostro Paese. Per non parlare poi del cibo e della varietà delle cucine regionali, degli ingredienti e degli stili di cucina. È molto difficile scegliere una sola cosa dell’Italia che mi piaccia di più, io amo davvero tutto”.

In generale, com’è percepita l’Italia in Malesia e quali elementi culturali italiani riscuotono maggiore interesse? “La percezione dell’Italia in Malesia è estremamente positiva. Per la maggior parte delle persone, il “marchio culturale” dell’Italia è ben noto – che si tratti di cibo, moda, storia o cultura. Per la comunità imprenditoriale e commerciale, come dicevo, l’Italia è conosciuta per la sua manifattura avanzata, le tecnologie industriali e aerospaziali, settori nei quali le aziende italiane possiedono competenze significative e capacità di innovazione. Inoltre, le rinomate industrie italiane del lusso, della moda, del cibo e dello stile di vita godono oggi di un forte riconoscimento”.

Il suo percorso l’ha portata a Londra, Ginevra, Manila, New York e ora Roma: qual è il ricordo più bello legato alla sua importante carriera diplomatica? E il più brutto? “Ogni incarico porta nuove esperienze, lezioni e, soprattutto, amicizie. Per me questo percorso ha incluso lunghe giornate e nottate di negoziati alle Nazioni Unite – che fosse a New York, Ginevra, Vienna o Roma – la gestione di visite a diversi livelli, il lavoro a garanzia del benessere, della sicurezza e della protezione dei cittadini malesi all’estero, arrivando perfino a fare autostop, chiedendo passaggi su aerei militari dentro e fuori da un’area colpita da un disastro. Come diplomatico, mentre la maggior parte del lavoro si svolge in giacca e cravatta con altri funzionari, a mio avviso è altrettanto importante il lavoro svolto fuori dall’ufficio e dai canali formali, con le persone del Paese in cui si è assegnati. Credo che comprendere le persone sia tanto importante e necessario quanto comprendere le politiche di un determinato Paese”.

Qual è oggi la sfida più complessa per un diplomatico del XXI secolo? “Tenere il passo ed essere aggiornati in tempo reale rispetto a tutti gli sviluppi nel mondo e nel luogo in cui si è assegnati, ed essere in grado di valutarli accuratamente e riferirli alla sede in modo tempestivo. Internet e la copertura informativa 24 ore su 24 erano già una realtà quando ho iniziato a lavorare al Ministero degli Esteri nel 2001. Da allora, i social media hanno aumentato la velocità con cui le informazioni e gli eventi vengono riportati, talvolta tuttavia amplificando l’importanza e l’urgenza della questione. Pertanto, tenere il passo richiede anche la capacità di dare priorità alle questioni, affinché il grano sia separato correttamente dalla pula”.

Quali passioni o letture la accompagnano nel suo mandato? “In Italia ho sviluppato un amore per l’opera. Mi piace la musica in generale, ma l’opera in questo Paese è a un livello ineguagliabile rispetto a qualsiasi altro luogo. Per quanto riguarda la lettura, solitamente catturano la mia attenzione i libri di storia, in particolare mi piace approfondire lo sviluppo delle prime società e l’evoluzione e la caduta degli Stati-nazione. Per questo motivo apprezzo molto i libri sull’Italia e le sue antiche civiltà, dagli Etruschi all’Antica Roma, fino ai vari Stati esistiti prima del Risorgimento. In questi volumi, solitamente, c’è moltissimo da imparare”.

Proviamo a stilare un bilancio complessivo del suo mandato in Italia… “Sono felice e onorato di aver avuto grandi colleghi all’Ambasciata malese, aver avuto importanti incontri al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano, e vantare amicizie in tutta Italia. Un quadro ideale che ha permesso alle relazioni fra Malesia e Italia di continuare a rafforzarsi. Come Ambasciatore, amo ripetere che i risultati sono possibili solo grazie agli sforzi di coloro che ti circondano”.

Come si svilupperanno, a suo avviso, le relazioni Italia–Malesia nei prossimi dieci anni? “Continuerà lo slancio positivo, ancorato su interessi reciproci e complementari: entrambi i Paesi cercano stabilità nell’ordine globale. Cercando di diversificare le catene di approvvigionamento ed espandere i mercati, Italia e Malesia possono diventare reciprocamente la porta d’accesso alle rispettive regioni”.

In chiusura, quale messaggio desidera rivolgere ai lettori italiani? “C’è molto più in comune tra malesi e italiani di quanto si presuma o sia evidente. Se rimuoviamo preconcetti o pregiudizi, possiamo facilmente scoprire che condividiamo gli stessi valori basati sul rispetto e sulla compassione per l’umanità, una gioia per la vita, l’importanza della famiglia e delle relazioni, e un apprezzamento per il buon cibo. Ecco, tutto ciò può avvicinarci ulteriormente”.

Intervista di Marco Finelli

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