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Francesco Milasi, Console Onorario della Repubblica di Bielorussia a Reggio Calabria: “La memoria di Chernobyl è un dovere che attraversa le generazioni”

Redazione by Redazione
26 Aprile 2026
in Interviste
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Francesco Milasi, Console Onorario della Repubblica di Bielorussia a Reggio Calabria: “La memoria di Chernobyl è un dovere che attraversa le generazioni”
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Nel giorno in cui il calendario torna a segnare il 26 aprile, la memoria si fa più densa. Quarant’anni dopo l’esplosione del reattore numero quattro, Chernobyl non è soltanto un capitolo di storia europea: è una ferita che continua a parlare, un’eredità che attraversa generazioni e geografie. A Reggio Calabria, quella voce ha trovato un interprete tenace e appassionato in Francesco Milasi, Console Onorario della Repubblica di Bielorussia, docente di lingua e cultura italiana all’Università per Stranieri “Dante Alighieri”.

La sua storia personale si intreccia con quella di migliaia di bambini arrivati in Calabria dagli anni Novanta in poi, portando la fragilità e la forza di un Paese segnato dalla catastrofe. “Tutto è nato dalla tragedia di Chernobyl”, racconta Milasi, ricordando come proprio da quel disastro sia germogliato un legame umano e culturale che oggi unisce due comunità lontane solo sulla carta geografica.

In mezzo ci sono gli innumerevoli ricordi, scolpiti nel tempo. Come quello del piccolo Vitali, che il Console rievoca con pudore e lucidità: una fotografia spedita due mesi prima della sua morte, un vestito bianco, un silenzio che sembrava già un addio. Storie che hanno segnato un’intera generazione di famiglie del Sud, e che oggi spiegano perché il rapporto tra la punta dello Stivale e la Bielorussia sia così profondo, così radicato.

In questo intreccio di memorie, la Calabria emerge come un territorio capace di trasformare il dolore in responsabilità, la distanza in prossimità, l’accoglienza in un gesto quotidiano. È qui che la memoria di Chernobyl continua a trovare un approdo, rinnovandosi nel dialogo, nella solidarietà e nella cura reciproca che da quarant’anni tengono uniti due popoli.

Console, come si lega la sua storia personale alla Bielorussia? “Tutto è nato dalla tragedia di Chernobyl, di cui questo 26 aprile ricorre il 40° anniversario”.

A proposito di Chernobyl, il Consolato Onorario di Bielorussia in Calabria ha organizzato per il prossimo 4 maggio un concerto che rappresenterà un momento di memoria e solidarietà. Qual è il significato più profondo di questa iniziativa? “Vorremmo evidenziare il grande cuore dei nostri concittadini e il grande amore reciproco che si è istaurato tra due Paesi, l’Italia e la Bielorussia, grazie a dei piccoli ambasciatori, così mi piace definire i bambini bielorussi ospiti delle nostre famiglie”.

Quali messaggi desidera arrivino al pubblico, soprattutto alle nuove generazioni, che non hanno vissuto direttamente l’immane tragedia di Chernobyl? “Di non perdere mai la memoria di quei drammatici momenti che, chi c’era, ha vissuto e ricorda perfettamente. Non vale la pena sacrificare l’esistenza, la salute, il nostro pianeta in nome del progresso e di un consumismo sfrenato che ci porta spesso a rincorrere solo degli oggetti, trascurando il senso della vita nei suoi aspetti più veri e profondi”.

La Calabria ha una lunga tradizione di accoglienza dei bambini provenienti dalle zone colpite da Chernobyl. Se le chiedessi di selezionare un ricordo che l’ha colpita particolarmente in questi anni, quale sceglierebbe? “Purtroppo ho tanti ricordi tristi, legati principalmente a bambini che non sono più tornati dalle nostre parti, perché volati prematuramente in cielo. Ripenso spesso al piccolo Vitali, la famiglia che lo ospitava a Taurianova a un certo punto non l’ha più visto tornare in Calabria. Due mesi prima della sua morte aveva spedito una foto che lo ritraeva tutto vestito di bianco. Il piccolo, senza scrivere una parola, aveva deciso di congedarsi così, per sempre”.

Come si è trasformato nel tempo questo progetto di ospitalità e quali prospettive vede per il futuro? “Molti bambini, una volta diventati adulti, hanno deciso di rimanere in Calabria. Non sono pochi quelli che sono stati adottati. Quasi tutti hanno studiato la nostra lingua, mostrando interesse per la nostra cultura, sia in Italia che in Bielorussia. Quelli rimasti si sono sposati qui e lavorano nel nostro territorio. E devo dire che rappreentano una grande risorsa, considerando anche l’alta scolarizzazione raggiunta e lo spiccato senso civico che li caratterizza”.

Come descriverebbe oggi il rapporto tra la Bielorussia e la Calabria? “Il forte legame che ci unisce oggi è chiaramente la conseguenza diretta del grande senso di ospitalità dei cittadini calabresi in generale, e reggini in particolare, che finora hanno accolto, in percentuale, il più alto numero di bambini di Chernobyl nelle proprie famiglie”.

La Calabria è una regione con una forte identità culturale: quali elementi ritiene più affini o complementari alla sensibilità bielorussa? “La generosità, l’apertura mentale e culturale e il reciproco rispetto sono tratti distintivi che ci accomunano molto”.

L’Ambasciatore Aleksandr Guryanov con il Console Onorario Francesco Milasi

In generale, come descriverebbe la presenza bielorussa in Calabria? Quali sono i suoi punti di forza? “I tratti salienti sono la tenacia, la laboriosità, l’onestà e l’altissimo senso civico. Negli anni non si sono mai registrati episodi di criminalità legati alla diaspora”.

Quali aspetti della cultura bielorussa ritiene più affascinanti o meno conosciuti in Italia? “Certamente l’elevata competenza tecnica, specialmente nel settore informatico. Mi piace poi sottolineare l’elevata cultura in diversi ambiti, unitamente alle spiccate qualità artistiche, soprattutto nella musica, nella danza e nelle arti figurative”.

Quali sono i principali ambiti di interscambio commerciale tra imprese calabresi e bielorusse? “I principali ambiti riguardano per lo più piccole iniziative di export di prodotti alimentari calabresi, legati in particolare al commercio di tonno in scatola”.

Quali sono, secondo lei, i settori in cui la cooperazione potrebbe crescere maggiormente nei prossimi anni? “La cooperazione fra Calabria e Bielorussia a dire il vero è sempre esistita in vari settori, tuttavia è sempre stata molto limitata da veri e propri “ostracismi”, commerciali e doganali. Il COVID prima, e le gravi sanzioni UE poi, negli ultimi anni l’hanno quasi azzerata… tranne che nell’ambito artistico e culturale”.

Quali difficoltà incontrano le aziende che vogliono avviare rapporti con la Bielorussia e come il Consolato può supportarle? “Come le dicevo, enormi barriere burocratiche e doganali ostacolano moltissimo l’interscambio, spesso scoraggiandolo. E purtroppo, il Consolato, ha potere pressoché nullo al riguardo. Possiamo giusto denunciare questo disagio ostativo”.

Può condividere qualche caso virtuoso di collaborazione economica già avviata? “Purtroppo no, non ci sono casi significativi al riguardo”.

Settori emergenti come agroalimentare, logistica, turismo, tecnologie, a suo avviso, potranno diventare in futuro nuovi ponti economici? “L’agroalimentare certamente si, ritengo tuttavia che soprattutto il turismo sia in grado di diventare un polo attrattivo con margini di grande espansione”.

Qual è in definitiva il suo ricordo più bello da Console Onorario? “Devo ammettere che essere vicino alla Comunità bielorussa mi gratifica parecchio. Quando mi viene chiesto, cerco sempre di offrire tutto il supporto burocratico necessario, soprattutto per combattere le troppe e tortuose barriere burocratiche in essere”.

E il più brutto? “Il senso di impotenza che provo quando non riesco a permettere ai bielorussi che me lo chiedono di venire a lavorare in Italia, pur in presenza di regolare richiesta e regolare contratto di lavoro”.

Fra le tante personalità conosciute ne ricorda qualcuna in particolare? “Sì, ricordo benissimo un mio vecchio alunno dell’Università per Stranieri di Reggio Calabria, Vladimir, il quale dopo vent’anni ha retto l’Ambasciata della Repubblica Bielorussa a Roma”.

Chiuderei questa intervista con qualche consiglio di viaggio rivolto agli italiani che desiderano visitare la Bielorussia “Agli italiani dico “andate, visitatela e ne rimarrete sorprendentemente e piacevolmente sorpresi”. In Bielorussia la natura è rimasta intatta. Il Paese è sicuro, ospitale, economico in tutti i settori, specialmente per quanto riguarda trasporti, teatri e musei. Oltretutto, per permanenze non superiori ai 30 giorni, non occorre il visto, basta avere solo un passaporto valido”.

Intervista di Marco Finelli

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