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Un grido collettivo dal paradiso: “Heridas de Muerte” ha commosso Caracas con il tutto esaurito 

Redazione by Redazione
24 Novembre 2025
in Curiosità
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Un grido collettivo dal paradiso: “Heridas de Muerte” ha commosso Caracas con il tutto esaurito 
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Sabato 22 novembre, l’Associazione Culturale Humboldt ha ospitato un evento culturale di grande rilevanza: la presentazione esclusiva di “Heridas de Muerte”. Davanti a una sala gremita, questo spettacolo, diretto da Orlando Arocha e ispirato all’opera “Ferite a Morte” di Serena Dandini, ha superato il successo di pubblico affermandosi come un forte atto di restituzione simbolica e impegno morale.

L’impatto sul pubblico è stato un indicatore accurato della potenza dell’opera. Un viaggio emotivo iniziato con risate liberatorie, provocate dalla pungente ironia delle protagoniste, e che si è progressivamente raffreddato fino a solidificarsi in un silenzio denso ed elettrizzante. Non era un silenzio di pietà, ma di incredulità e rabbia contenuta di fronte allo specchio di una brutalità normalizzata che l’opera ha posto davanti a tutti. Questo passaggio ha messo a nudo un disagio necessario, smantellando completamente ogni possibilità di indifferenza.

Lungi dall’essere un semplice adattamento, questa messa in scena è stata concepita come uno spazio necessario per restituire la voce a coloro che sono state brutalmente private di essa. Il suo scopo principale era quello di trasformare donne ridotte a fredde statistiche in esseri reali, completi e pieni di vita. Da un “paradiso” immaginario, le vittime di femminicidio hanno recuperato, almeno per una notte, la vitalità, l’ironia, l’ingenuità e la forza che possedevano prima di diventare tragiche notizie.

L’opera ha presentato una rapida successione di storie reali, narrate in prima persona, che hanno indagato con audacia sulle radici del problema. Allontanandosi dalla semplificazione dell'”uomo sbagliato”, ha esplorato il condizionamento sociale, le influenze religiose fondamentaliste e la mercificazione delle donne come terreno fertile per la violenza. Attraverso un approccio che non ha evitato il sarcasmo e l’ironia, è stato esposto il modello preoccupante in cui la vittima cerca, spesso invano, di “non farlo arrabbiare”, normalizzando un’escalation che va dal disprezzo verbale all’aggressione fisica.

Per concretizzare questa potenza narrativa, la regia ha riunito un cast stellare: Marielena González, Marilyn Chirinos, Valentina Garrido e Gioia Arismendi, che hanno prestato il loro talento a queste voci silenziose. La messa in scena, un’esperienza immersiva, ha integrato le proiezioni di Luyo Castillo che hanno trasformato lo spazio in una “cassa di risonanza visiva”, mentre la musica dal vivo di Gian Piero Freites e Jesuán, insieme al commovente coro composto da Bárbara Acevedo, Ana Celeste Mucci, Gabriela Villalobos, Ruby Martínez e Rose Ordóñez, ha funzionato come il tessuto emotivo e la voce collettiva della denuncia. I costumi di Antón Figuera e l’illuminazione di Ricardo Nortier hanno completato un allestimento di impeccabile coesione artistica.

Il momento culminante della serata è stato offerto dalla cantante Deborah Emperatriz, la cui esibizione finale ha trasformato lo sconvolgimento in una catarsi collettiva. Dopo il percorso straziante attraverso le storie, la sua voce si è alzata per intonare una selezione strategica di canzoni che hanno funzionato come un viaggio emotivo di guarigione: iniziando con la rassegnazione di “Equivocada” di Thalía, passando per la resilienza di ‘Sobreviviré’ di Mónica Naranjo, e culminando con la forza dell’inno di Bebe, “Ella”. Quest’ultimo brano, trasformato in un grido collettivo di empowerment e solidarietà, ha unito attrici, coro e pubblico in un’unica voce, trasformando il dolore in potenza.

In uno sforzo fondamentale per trascendere la denuncia artistica e collegarla all’azione sociale diretta, la giornata ha beneficiato del forte sostegno dell’organizzazione femminista autonoma Tinta Violeta, guidata dalla sua presidente, Daniella Inojosa. A completamento dell’esperienza scenica, l’organizzazione ha allestito un affollato stand informativo negli spazi della Humboldt. Questo punto d’incontro ha consentito ai partecipanti di conoscere da vicino il lavoro che svolgono dal 2012 in difesa dei diritti umani e, soprattutto, di comprendere come offrono un necessario “accompagnamento amorevole” e una consulenza integrale alle donne che si rivolgono a loro in cerca di aiuto, concretizzando così il messaggio dell’opera in opzioni tangibili di prevenzione e sostegno.

Organizzato dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – Venezuela (CGIE), dalla Società Dante Alighieri di Maracay e dall’Istituto Italiano di Cultura di Caracas, in coproduzione con l’Associazione Culturale Humboldt, “Heridas de Muerte” ha raggiunto il suo obiettivo finale. Non solo ha onorato con dignità la memoria di coloro che raramente sono state ascoltate in vita, ma, in un atto di profonda speranza, ha lanciato un potente messaggio di coraggio a coloro che hanno ancora tempo per salvarsi, chiudendo la sua unica rappresentazione con un’eco che perdura ben oltre il calare del sipario.

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