Alla Biblioteca della Fondazione Spadolini Nuova Antologia, venerdì scorso, si è tenuto il seminario dal titolo “Trump un anno dopo”, appuntamento dedicato all’analisi dello scenario politico internazionale, a un anno dall’insediamento del presidente degli Stati Uniti. Protagonisti Stefano Folli, Maurizio Molinari e Angelo Panebianco.
L’incontro è stato aperto dai saluti istituzionali del Presidente della Fondazione, Cosimo Ceccuti, che ha introdotto il tema della mattinata richiamandone la rilevanza nel dibattito pubblico contemporaneo, dell’Assessora alla Cultura della Regione Toscana Cristina Manetti, dell’Assessora comunale Caterina Biti e dei rappresentanti del Consolato degli Stati Uniti a Firenze.
A seguire Maurizio Molinari – editorialista de La Repubblica – e Angelo Panebianco – professore emerito dell’Università di Bologna -, due voci di primo piano nel panorama politico e giornalistico italiano, hanno ragionato di prospettive future insieme al folto pubblico presente in sala e approfondito l’impatto della presidenza Trump sul contesto globale: “Il mondo è sospeso – sono state le parole di Maurizio Molinari -. L’ordine internazionale è incerto perché le tre grandi potenze competono tra di loro su ogni scenario, su ogni tema. L’Europa è al centro: per essere protagonista deve riuscire ad essere anch’essa una potenza capace di interpretare i bisogni del presente. Per questo serve l’eredità di Giovanni Spadolini che guardava ad un’Europa sempre più forte e integrata”.
“Il piano di pace di Trump – ha commentato Angelo Panebianco – getta la palla in Europa, nel senso che adesso tocca agli europei trovare la strada per difendere l’Ucraina, difendendo se stessi”.
La discussione è stata guidata da Stefano Folli, Presidente dell’Associazione Amici della Fondazione Spadolini Nuova Antologia, che ha promosso l’evento e coordinato gli interventi. “Questo seminario conferma il dinamismo della Fondazione Spadolini Nuova Antologia – ha spiegato Folli -, che è stata capace di stabilire un appuntamento divenuto ormai una tradizione, in cui si discutono ad alto livello ma in maniera divulgativa i grandi temi della politica estera. Quest’anno il nostro evento è capitato in un momento di particolare tensione internazionale, quindi credo fosse necessario spiegare bene le dinamiche di quanto che sta accadendo nel mondo. La Fondazione padolini si è ritagliata uno spazio straordinariamente utile nel panorama culturale italiano, perciò intendiamo continuare così anche in futuro”.
Il seminario ha offerto una riflessione ampia e articolata su dinamiche politiche, relazioni internazionali e trasformazioni culturali che continuano a influenzare il quadro statunitense ed europeo, confermando il ruolo della Fondazione Spadolini come luogo di dialogo e approfondimento critico sul piano culturale nazionale.

