Guidare le relazioni tra due Paesi significa saper coniugare visione, sensibilità istituzionale e capacità di dialogo. Qualità che caratterizzano profondamente Manuela Ruosi, Ambasciatore d’Italia nel Principato di Monaco dal 5 agosto 2024, prima donna a ricoprire questo ruolo. Nata a Napoli e laureata in Scienze Politiche, ha intrapreso la carriera diplomatica nel 1992, attraversando incarichi di grande rilievo: dalla Santa Sede a Tunisi, dalla Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese al Cerimoniale Diplomatico della Repubblica. Un percorso riconosciuto anche da prestigiose onorificenze, tra cui il titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Ruosi oggi definisce i rapporti tra Italia e Monaco “solidi, fertili e dinamici”, sottolineando la centralità del dialogo politico, della cooperazione economica e della dimensione culturale. Con la sua consueta eleganza istituzionale, racconta anche momenti simbolici del suo mandato, come la presentazione delle Credenziali al Principe Alberto, quando – ricorda – “mi ha invitato ad affacciarmi con lui al balcone per salutare la folla… un’emozione indimenticabile”.
Forte di una visione chiara del proprio ruolo, tiene a precisare: “Preferisco il titolo di Ambasciatore, perché ritengo importante evidenziare la funzione e non il genere di chi la ricopre”. Una scelta che riflette la sua idea di diplomazia: rigorosa e profondamente consapevole.
Per Ruosi, questo mestiere resta “il più bello al mondo”, un impegno quotidiano che porta avanti con dedizione, curiosità e passione, rafforzando ogni giorno il legame storico e strategico tra Roma e Monte Carlo.
Eccellenza, se dovesse descrivere le relazioni diplomatiche fra Italia e Principato di Monaco con tre aggettivi, quali sceglierebbe? “Solide, fertili e dinamiche.”.
Quali sono oggi le priorità strategiche nelle relazioni bilaterali tra Roma e Monte Carlo? “Accanto al rafforzamento del dialogo politico – volto a favorire lo scambio di visite ad alto livello – ritengo altrettanto importante lavorare al rafforzamento degli scambi commerciali, con la promozione di nuovi investimenti reciproci e la cooperazione in materia ambientale”.
Quali settori, a suo avviso, offrono oggi maggiori opportunità? “Indubbiamente il lusso (in tutte le sue declinazioni), l’immobiliare e le infrastrutture (in particolare nel settore dei trasporti)”.
In generale, com’è percepita l’Italia nel Principato? “L’Italia è da sempre considerata nel Principato come un vicino “amico”, con cui forte è la comunanza di valori, legami storici e tradizioni. La nostra lingua è comunemente parlata o compresa nel Principato e le influenze della nostra cultura sono ben evidenti nell’arte e nella gastronomia. Anche sul piano economico, il nostro Paese riveste un ruolo importante, in qualità di secondo partner commerciale dopo la Francia e rappresenta indubbiamente per Monaco un’importante risorsa per il suo turismo, in considerazione della contiguità geografica”.
Parliamo un po’ di lei. Prima donna a ricoprire l’incarico di Ambasciatore a Monaco: cosa rappresenta per lei questo traguardo? “Innanzitutto tengo particolarmente al titolo di Ambasciatore al maschile, non solo perché “condizionata” da un “retaggio” storico legato all’uso dell’appellativo di Ambasciatrice nei confronti delle consorti degli Ambasciatori, ma anche perché ritengo opportuno mettere in evidenza il ruolo e non il genere di colui o colei chiamato a ricoprire questo incarico. Tuttavia, è evidente che io mi senta onorata di essere la prima donna Ambasciatore nel Principato e devo riconoscere che questa “novità” è stata molto apprezzata qui, a tutti i livelli, sia dalle Autorità che soprattutto, dai nostri connazionali qui residenti”.
Come si trova a Monte Carlo? “Beh, mi sembra quasi superfluo rispondere…mi trovo benissimo, sono stata molto ben accolta e mi sono immediatamente integrata nella vita quotidiana monegasca (che già parzialmente conoscevo) ma anche in quella per così dire “istituzionale”; con le Autorità locali si è presto creato un reciproco rapporto di fiducia e di scambio, che facilita naturalmente anche la soluzione dei problemi”.
C’è un aneddoto legato a questa esperienza che le fa piacere raccontarmi? “Indubbiamente uno dei primi momenti indimenticabili del mio mandato nel Principato di Monaco è quello della Cerimonia di presentazione delle Credenziali al Principe Alberto nel settembre 2024. Ritrovarmi protagonista al cospetto di un Capo di Stato straniero dopo aver organizzato per anni le cerimonie degli Ambasciatori stranieri al Quirinale è stato per me un grande onore e, al tempo stesso, motivo di immenso orgoglio personale. E mi piace ricordare un aneddoto, verificatosi proprio in quella circostanza, allorquando il Sovrano mi ha invitato ad assistere accanto a Lui, affacciati al balcone di Palazzo, ad una sfilata militare che si svolgeva sulla Piazza: può immaginare l’emozione che ho provato nel ritrovarmi a salutare la folla al pari di una Principessa?”.

E un luogo che l’ha particolarmente colpita? “Il nuovo quartiere di “Mareterra”, progetto architettonico originale, il primo ecodistrict di Monaco, realizzato su un terreno recuperato dal mare, inaugurato proprio a ridosso del mio arrivo a Monaco. Progetto altamente innovativo, nel solco delle sostenibilità, rappresenta una risposta creativa alle limitazioni territoriali del Principato, cui hanno contribuito diversi architetti internazionali, uno su tutti il nostro Renzo Piano”.
Coltiva qualche hobby in particolare? “Più che hobby, dedico una parte del mio tempo libero allo sport come attività fisica e anche al benessere personale. La mia attività qui a Monaco è molto intensa anche sul piano sociale e posso senza dubbio dire che coltivare le amicizie preesistenti od intrattenerne di nuove rientra pienamente nelle mie attitudini personali”.
In generale, qual è il suo ricordo più bello legato alla carriera diplomatica? “Senza dubbio, ritrovarmi con tutti i compagni del concorso ’92 su un aereo dell’Aeronautica militare italiana, forniti di elmetti e attrezzatura tecnica, in missione in Albania dove aveva corso in quegli anni la famosa “Operazione Pellicano” destinata a fornire assistenza alla popolazione albanese in difficoltà negli anni successivi alla caduta del dittatore Enver Hoxha e la caduta del muro di Berlino. Ricordo ancora l’entusiasmo di tutti noi sentendoci “sul campo” e poter testimoniare personalmente la partecipazione del nostro Paese ad una importante azione di solidarietà internazionale”.
E il più brutto? “Proprio in contrasto con quanto anticipavo prima, l’entusiasmo di essere “sul campo” talvolta può associarsi anche a situazioni di rischio e pericolo, come nel caso della perdita di un caro collega, vittima di un agguato mortale nell’esercizio delle sue funzioni, la cui dedizione al servizio rappresenta ancora per tutti noi un esempio mostrando i rischi concreti cui si può andare incontro in contesti instabili nello svolgimento delle nostre funzioni all’estero, al servizio del Paese”.
Fra le tante personalità incontrate nell’arco della sua carriera, ne ricorda qualcuna in particolare? “Avere il privilegio di ritrovarmi in presenza, più di una volta, di Sua Santità Giovanni Paolo II, allorquando ricoprivo l’incarico di Primo Segretario all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede”.

Quali iniziative culturali promuoverà nel prossimo futuro per rafforzare il già forte legame fra Italia e Principato? “Per il 2026 ho in serbo una serie di iniziative culturali, che spero di riuscire a portare a termine, compatibilmente con la difficoltà di reperimento e gli elevati costi degli spazi nel Principato. È mio auspicio poter celebrare alcuni importanti anniversari, quali ad esempio i 150 anni dalla nascita di Marinetti, con uno spettacolo dedicato al Futurismo, e il grande Umberto Eco, a 10 anni dalla morte, con un recital di voce per pianoforte. Non da ultimo, mi piacerà dedicare un omaggio al Maestro Giorgio Armani, ad un anno dalla sua scomparsa”.
A proposito di donne e diplomazia. Quale consiglio darebbe a una ragazza che sogna di diventare Ambasciatore? “È certamente un obiettivo ambizioso e affascinante al tempo stesso. Innanzitutto, suggerirei un “esame di coscienza”, chiedersi se si è pronti ad affrontare una vita professionale che richiede immensi sacrifici sul piano personale; arrivare all’apice della carriera – il sogno di cui sopra – vuol dire attraversare diverse tappe, talora piuttosto complesse, come ad esempio l’adempimento in una sede disagiata o lontana dall’Italia… ciò presuppone che si facciano scelte importanti che talora ci pongono di fronte ad un bivio: privilegiare una carriera più “veloce” e completa o mantenere un equilibrio familiare e personale, talvolta a discapito della carriera stessa. Al di là di tali riflessioni iniziali, questo “mestiere” resta per me il più bello al mondo, per tutte le opportunità e possibilità che offre di aprirsi veramente al mondo, a culture, lingue e tradizioni diverse; per riuscire in tutto questo, a mio avviso sono necessari, direi fondamentali, doti e talenti quali l’empatia, l’interesse e la curiosità nei confronti di tutto ciò che è altro, sconosciuto, diverso da noi”.
Chiuderei questa intervista chiedendole un consiglio su un buon libro da leggere. “Confesso di non avere un titolo preferito da suggerire perché il mio interesse spazia dalla letteratura contemporanea americana a quella più autobiografica ed intimista francese, fino ai nostri classici che hanno attraversato questo secolo”.
Intervista di Marco Finelli

