Dal 26 novembre al 21 febbraio 2026 l’Istituto Italiano di Cultura di Praga, in collaborazione con la Fondazione Merz, rende omaggio a Mario e Marisa Merz, indiscusse figure di riferimento dell’Arte Povera e dell’arte contemporanea italiana e internazionale, in occasione dei cento anni dalle loro nascite (Mario Merz, 1925–2025 e Marisa Merz 1926–2026).
A cura di Beatrice Merz, attraverso un percorso articolato pensato per gli spazi dell’Istituto, la mostra riunisce un nucleo selezionato di opere e installazioni che testimoniano il dialogo artistico e umano tra i due autori, offrendo una lettura approfondita della loro ricerca estetica e concettuale. Un’occasione unica per rendere omaggio alla loro eredità, ricordando come la loro ricerca non abbia mai smesso di ispirare generazioni di artisti, curatori e fruitori. L’esposizione sarà aperta al pubblico ad ingresso gratuito dal martedì al sabato, delle ore 11 alle 19, con accesso dalla Cappella barocca (Vlašská 34, Praga 1).
La mostra è organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Praga in collaborazione con la Fondazione Merz, con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia.


Mostra del classico dell’arte italiana del XX secolo Mario Merz (1925-2003) e sua moglie a Praga!
Un importante rappresentante del movimento italiano dell’arte povera sarà presentato a Praga negli spazi espositivi del Centro Culturale Italiano.
Il movimento dell’arte povera è caratterizzato dall’uso di materiali poveri, come l’argilla, e combatteva contro una società consumistica e ipertecnologica.
Mario Merz nacque il 1° gennaio 1925 a Milano. Crebbe a Torino, dove studiò medicina per due anni. Durante la Seconda Guerra Mondiale, si unì alla resistenza antifascista e fu imprigionato. In carcere, iniziò a creare arte.
Espose con artisti di fama mondiale come Jannis Kounellis, Giuseppe Penone, Alighiero Boetti e Michelangelo Pistoletto.
Ho conosciuto l’opera di Mario Merz durante i miei studi a Parigi, dove è presente nelle collezioni del Museo Nazionale d’Arte Moderna, Centre Pompidou.
Divenne particolarmente famoso per i suoi igloo realizzati con materiali diversi, con i quali esprimeva archetipi abitativi tramandati all’era moderna. Merz lavorava spesso con tubi al neon luminosi, creandovi iscrizioni politiche o combinandoli con oggetti naturali.
Le sue riflessioni sulla serie di Fibonacci, che trasferì alle belle arti, sono ben note. Si tratta di una serie matematica inventata da un matematico medievale italiano di Pisa, in cui il numero successivo è sempre la somma dei due numeri precedenti e si presenta come segue: 1 1 2 3 5 8 13 ecc.
Nel 1989, l’opera di Merz fu esposta nell’ambito di un’ampia retrospettiva al Guggenheim Museum di New York e da allora è entrata a far parte del canone euro-americano della storia delle belle arti.
David Bareš, storico e teorico dell’arte