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La Chiesetta della Pace nelle Orcadi: un miracolo di bellezza nato dalla prigionia

Redazione by Redazione
20 Novembre 2025
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La Chiesetta della Pace nelle Orcadi: un miracolo di bellezza nato dalla prigionia
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di Marco Finelli

Sulle isole remote delle Orcadi, dove il vento soffia incessante e l’oceano si infrange contro scogliere scure, sorge un piccolo edificio che racchiude una delle storie più toccanti della Seconda Guerra Mondiale: la Chiesetta Italiana, costruita dai prigionieri di guerra, conosciuta oggi come la Chiesetta della Pace, vero e proprio simbolo universale di speranza, fede e fratellanza tra i popoli.

Tutto ebbe inizio nel 1942, quando centinaia di prigionieri italiani catturati in Nord Africa furono trasferiti per lavorare alla costruzione delle Churchill Barriers, imponenti difese navali destinate a proteggere la base di Scapa Flow. La vita nei campi era dura, segnata dal freddo, dall’isolamento e dalla nostalgia di casa. Eppure, proprio in quel contesto di privazione, nacque un sogno: avere un luogo di culto dove ritrovare spiritualità e conforto.

Due baracche Nissen, semplici strutture metalliche, furono così trasformate in una cappella grazie all’ingegno e alla dedizione dei prigionieri. Guidati dall’artista Domenico Chiocchetti, che dipinse l’intera volta e l’altare, con la celebre immagine della Madonna con Bambino, gli uomini riuscirono a creare un ambiente di straordinaria bellezza con materiali poveri e di recupero.

Domenico Chiocchetti

“Mio padre – racconta Fabio Chiocchetti – alla partenza per la guerra aveva ricevuto dalla madre un’immaginetta recante la Madonna dell’Ulivo, opera di Nicolò Barabino, e la riprodusse sulla pala d’altare decorata con l’invocazione delle litanie lauretane “Regina Pacis – ora pro nobis” e un angelo che ripone la spada nel fodero”.

Foto di Antonella Papa

Oggi entrando nella cappella, si resta colpiti dalla cura dei dettagli: archi decorati, dipinti a tempera, pavimenti di rara bellezza, un altare che sembra scolpito nella pietra ma che in realtà è frutto di abilità artigianale e fantasia. Ogni elemento racconta la volontà di trasformare la sofferenza in arte, la prigionia in libertà interiore.

La Chiesetta è forse la prova più bella che anche nel buio della guerra può nascere in qualche modo la luce. È come se i prigionieri avessero voluto lasciare un messaggio inciso nel tempo: la fede e la creatività possono vincere la disperazione, trasformando il dolore in speranza.

Dopo la fine del conflitto, la cappella non fu abbandonata. Al contrario, la comunità delle Orcadi la custodì con amore, insieme con la statua di San Giorgio eretta in cemento per simboleggiare la vittoria del bene sul male, riconoscendo il valore universale di quelle opere. Negli anni ’60 e ’90 furono avviati restauri per preservarla, e ancora oggi la Chiesetta ospita celebrazioni religiose, matrimoni e visite da tutto il mondo.

Foto di Antonella Papa

Diventata un ponte tra Italia e Scozia, rappresenta un luogo in cui la memoria dei prigionieri si intreccia con la gratitudine dei locali. Non è solo un monumento: è un invito a credere nella possibilità di riconciliazione, nella forza dell’amicizia che supera i confini e le ostilità.

La Chiesetta delle Orcadi è anche un memoriale vivente dei prigionieri di guerra. Ogni pennellata, ogni intaglio, ogni decorazione racconta la loro volontà di non arrendersi. È un luogo che invita a riflettere sul valore della fraternità tra i popoli e sulla capacità dell’arte di superare barriere e conflitti.

foto di Antonella Papa

“È un messaggio oggi più che mai attuale – spiega Fabio Chiocchetti – di fronte alla marea montante di odio e di violenza che pervade il mondo intero e che rischia di portare l’Umanità all’estinzione. Fin da piccoli nostro padre ci ha insegnato la tolleranza, la fratellanza tra i popoli e l’amore per la vita e per la bellezza, e desiderava ardentemente che la storia della Chiesetta delle Orcadi continuasse ad essere tramandata e raccontata, per trasmettere questi valori alle nuove generazioni. “Empea n lumin e no maledir el scur”: è il motto che ha voluto dipingere sulla facciata della sua casa. Nel buio del presente è quanto mai necessario tenere acceso un lume di speranza in un futuro migliore”.

La Chiesetta della Pace delle Orcadi non è soltanto un edificio: è un miracolo di bellezza nato dalla prigionia, un segno che attraversa i decenni e continua a parlare al cuore di chi la visita. In quel piccolo spazio sacro, costruito con mani stanche ma animate da fede e speranza, si custodisce un messaggio universale: la pace è sempre possibile, anche nei luoghi più inaspettati.

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Comments 1

  1. Bruno scapini says:
    1 settimana ago

    L’episodio narrato e’ di per se’ bellissimo per la spiritualità che intende evocare, ma è’ la sua descrizione eseguita con forti sentimenti di partecipazione che avvincono il lettore’ complimenti Marco! B.Scapini

    Rispondi

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