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Julianne Mary Cowley, Ambasciatore d’Australia: “Con l’Italia vogliamo che le nostre rispettive regioni siano pacifiche, stabili e prospere e siamo Paesi che lavorano in ogni sede per promuovere questi valori condivisi”

Redazione by Redazione
5 Marzo 2026
in Interviste
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Julianne Mary Cowley, Ambasciatore d’Australia: “Con l’Italia vogliamo che le nostre rispettive regioni siano pacifiche, stabili e prospere e siamo Paesi che lavorano in ogni sede per promuovere questi valori condivisi”
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Una diplomatica che parla di Italia e Australia come di due mondi “likeminded”, capaci di riconoscersi nelle sfide globali e nel valore della qualità, non può che catturare subito l’attenzione. L’Ambasciatore Julianne Mary Cowley racconta il rapporto tra i due Paesi con una naturalezza che nasce da una storia condivisa e da un presente in piena evoluzione. “Siamo connessi”, afferma, ricordando gli italiani “coraggiosi e avventurosi” che hanno attraversato gli oceani nel dopoguerra, dando vita a comunità che oggi sostengono scambi economici, culturali e scientifici sempre più vivaci.

Cowley rappresenta l’Australia in Italia, Albania, San Marino, è Ambasciatore designato per la Libia e guida la missione australiana presso FAO e WFP: un ruolo complesso che si innesta su un percorso professionale ricchissimo. Dallo sviluppo del Pacifico alla salute globale, dalla sicurezza sanitaria alla cooperazione internazionale, la sua esperienza attraversa aree strategiche del mondo e temi cruciali del nostro tempo. È stata Console Generale a Ho Chi Minh City, e uno dei membri fondatori del Pacific Women Lead e l’Asia Pacific Leaders Malaria Alliance, ha lavorato nel Nord della Thailandia e guidato divisioni chiave del Dipartimento degli Affari Esteri e del Commercio australiano e dell’Agenzia per lo sviluppo internazionale. Una carriera che racconta una diplomazia fatta di presenza, responsabilità e visione.

In Italia, l’Ambasciatore osserva e vive il Paese con uno sguardo che unisce competenza e stupore. “Mi colpisce la vostra passione”, confida, mentre il suo racconto è attraversato da un’idea chiave: la diplomazia come responsabilità condivisa.

A Roma vive con la sua famiglia, e la città — con i suoi ritmi, le sue passioni e la sua storia — è diventata per lei un luogo di scoperta quotidiana. C’è un’immagine che racconta però, più di molte parole, chi è Julianne Mary Cowley e cosa significhi, per lei, rappresentare l’Australia nel mondo. La sera in cui sta per lasciare la residenza per presentare le credenziali al Presidente Mattarella, e suo figlio (chiamato Romeo in onore di questa grande città), con la sincerità disarmante dei bambini, le dice: “Sono orgoglioso di te, mamma”. In quella frase si intrecciano sacrificio, responsabilità e un senso profondo di servizio pubblico. Ed è proprio con questo spirito, insieme a una visione lucida e appassionata delle relazioni internazionali, che l’Ambasciatore guida oggi la Missione australiana in Italia.

Eccellenza, se dovesse descrivere le relazioni diplomatiche fra Australia e Italia utilizzando tre aggettivi, quali sceglierebbe e perché? “Direi “likeminded”, perché vediamo il mondo e le sue sfide in modo molto simile. Ci battiamo per ciò che è giusto, anche in Ucraina, e siamo nazioni attive nel promuovere la stabilità, la pace e la prosperità nelle nostre regioni. Poi connesse, in quanto i nostri rapporti bilaterali beneficiano del fatto che i legami tra Italia e Australia si sono costruiti nel corso di generazioni. Gli italiani coraggiosi e avventurosi che hanno affrontato il viaggio, a volte difficile, per raggiungere l’Australia dopo la guerra sono una parte centrale della nostra storia moderna. Le comunità che si sono formate allora, spesso sono alla base dei vivaci legami commerciali, economici e politici che continuiamo a condividere oggi. Ci sono ragioni di lunga data per cui siamo nazioni che attribuiscono un profondo valore alla “qualità” – che si tratti di gustare un caffè eccellente, di moda, film, arte, musica e architettura – e l’elenco potrebbe continuare. Australia e Italia riconoscono, apprezzano e celebrano talenti eccezionali. Infine imprenditoriali, termine che scelgo non solo per i legami commerciali che vediamo tra Italia e Australia, ma anche perché essere imprenditori significa mettere a frutto la conoscenza per creare nuove opportunità. C’è un lavoro affascinante in corso tra ricercatori (la Monash University celebra quest’anno 25 anni in Italia), istituzioni (con collaborazioni all’avanguardia tra le nostre Agenzie Spaziali) e, come paesi impegnati a mantenere un ordine basato sulle regole, troviamo modi innovativi per influenzare gli standard globali su temi che contano per entrambe le nostre nazioni: intelligenza artificiale, cybersecurity e la prossima ondata di sfide che dovremo affrontare insieme”.

Come si è evoluta la cooperazione tra Italia e Australia negli ultimi anni? “Ricopro questo incarico da poco più di un anno, ma sono già molto lieta che si siano svolti colloqui ufficiali tra Italia e Australia qui a Roma. Sebbene i nostri due Paesi abbiano collaborato in molti ambiti, il Covid-19 ha ritardato il nostro dialogo formale per diversi anni. L’incontro di fine 2025 ha evidenziato le aree che abbiamo in comune e il lavoro che stiamo svolgendo: dai contatti tra le nostre università e i nostri ricercatori – sono incredibilmente orgogliosa del campus della Monash University a Prato – al protocollo d’intesa molto attivo tra le nostre agenzie spaziali, fino alle nostre economie complementari e alle imprese che investono sia qui che in Australia, e naturalmente, alle discussioni strategiche su questioni globali in cui Italia e Australia condividono una visione del mondo comune. Vogliamo che le nostre rispettive regioni siano pacifiche, stabili e prospere e siamo nazioni che lavorano in ogni sede per promuovere questi valori condivisi”.

In quali ambiti, a suo avviso, vanno ricercate oggi le maggiori potenzialità di crescita nelle relazioni bilaterali? “L’Italia ha una voce autorevole in Europa e l’Australia sta intensificando sempre di più i propri partenariati, le opportunità commerciali e i legami nei settori della difesa e della ricerca in tutta l’UE. Vediamo l’Unione Europea e l’Australia pronte a connettersi in modi nuovi attraverso il commercio e una nuova partnership strategica e di difesa — ambiti che offriranno molte più opportunità per creare ulteriori collegamenti tra Italia e Australia. Accogliamo con favore anche l’impegno dell’Italia nella regione dell’Indo-Pacifico. Man mano che approfondiamo le connessioni nelle nostre rispettive regioni, si creano punti di incontro naturali sui quali potremo consolidare ulteriormente le nostre relazioni”.

Quali settori economici offrono, a suo avviso, le maggiori opportunità di collaborazione tra imprese italiane e australiane? “Ci sono opportunità in molti settori: intelligenza artificiale, spazio, cyberspazio, transizione verde delle nostre economie, energia, minerali critici, difesa e istruzione, solo per citarne alcuni.È stato fantastico vedere la crescita dell’Australian Italian Business Association (AIBA). In pochi anni, l’associazione ha ampliato la propria base di soci includendo aziende di primissimo piano, a testimonianza della varietà di investimenti che si stanno realizzando proprio ora.Esistono inoltre opportunità innovative legate alla sports economy. Quest’anno ci siamo incontrati per i Giochi Invernali di Milano-Cortina, per poi puntare verso Brisbane 2032 per quelli estivi. Il settore sportivo porta con sé opportunità in ambito tecnologico, infrastrutturale e dell’innovazione. A proposito di sport, devo aggiungere che l’Australia non vede l’ora di affrontare nuovamente l’Italia in una partita di rugby; con la vittoria dell’Italia negli ultimi due incontri, è nata tra noi una rivalità tutta nuova”.

L’Ambasciatore Cowley con l’On. Nicola Carè

In generale, com’è percepita l’Italia in Australia? “L’Italia è un paese con una cultura che noi australiani sentiamo profondamente vicina: ci rispecchiamo in voi, così come apprezziamo la straordinaria impronta che la cultura italiana ha lasciato sull’Australia moderna. Nel nostro Paese vivono più di un milione di persone di origine italiana, quindi cresciamo tutti con la consapevolezza di quanto l’Italia sia un paese incredibile — non solo per la vostra influenza sulla società e sulla democrazia, ma anche per la splendida offerta culturale nel cibo, nella storia, nell’arte, nella moda e, naturalmente, nel turismo. Per tantissimi australiani, l’Italia è la meta dei sogni: il viaggio per cui si risparmia una vita per poi goderselo e raccontarlo a tutti gli amici. Fortunatamente, ora abbiamo il volo diretto Qantas che collega Roma a Perth, il che rende tutto molto più semplice”.

L’Ambasciatore Cowley con il Senatore Francesco Giacobbe

In Italia risiedono circa 1600 australiani, come si è integrata questa comunità? “E’ sempre fantastico incontrare australiani interessanti che fanno cose interessanti in posti altrettanto interessanti – e in tutta Italia ci sono australiani che hanno trovato l’equilibrio perfetto tra avventura, lavoro e ‘la dolce vita’. So anche che ci sono alcuni australiani famosi che hanno fatto di questo paese la loro casa – penso che l’Italia offra l’opportunità di tornare a godere di alcune delle cose fondamentali della vita: buon cibo, buon vino e buona compagnia.I nostri legami si fondano sul rispetto: è evidente che gli italiani nutrono un profondo rispetto intergenerazionale per il proprio patrimonio naturale e per le proprie radici. Anche noi australiani abbiamo radici profonde e orgogliose nella nostra terra e istintivamente comprendiamo il concetto di “mateship”: un legame di fratellanza e solidarietà che sentiamo vibrare anche qui, nel vostro forte senso di comunità”.

Lei come si trova a Roma? “La vita a Roma è meravigliosa e intensa. Vorrei che le giornate fossero più lunghe per poter approfondire tutti i legami che vedo nascere tra i nostri paesi. Mi sono trasferita con mio marito Anthony e i miei tre figli, Romeo, Silvia e Raphael, quindi, oltre al lavoro, mi sto godendo la città attraverso i loro occhi. Abbiamo già vissuto in grandi e caotiche metropoli, ma nulla è paragonabile alla Città Eterna. Non passa giorno senza che ci troviamo a meravigliarci dell’incredibile storia che ci circonda”.

Cosa l’ha colpita di più del suo arrivo in Italia? “Sono colpita da quanto siano meravigliosamente passionali le persone. Ho due cari amici qui a Roma, uno è un tifoso della Lazio e l’altro della Roma – si prendono in giro senza sosta e discutono appassionatamente di calcio e di tutto il resto. Ma poi, ridono insieme a pranzo e si abbracciano come amici di una vita.  In fin dei conti, la loro passione più grande è quella di essere italiani. È un’atmosfera che mi è molto familiare. In Australia, questo punzecchiarsi a vicenda lo chiamiamo ‘ribbing’. Può sembrare un modo di fare brusco, ma è parte integrante della nostra identità ed è profondamente intriso di affetto e rispetto.Apprezzo anche l’Italia nel periodo natalizio. Non avevamo mai vissuto un Natale freddo prima di trasferirci qui, e improvvisamente tutte le tradizioni e l’immaginario natalizio, i fiocchi di neve, le renne e i dolci caldi, hanno finalmente un senso. Soprattutto ammirando per la prima volta le luci di Natale in giro per la città: è un momento incredibilmente suggestivo per trovarsi in Italia. In Australia la sensazione è completamente diversa. Dicembre e gennaio sono i mesi in cui si va in spiaggia, si mangia pesce freddo e si fanno barbecue all’aperto con gli amici; le giornate sono lunghe e torride, scandite dal cricket in giardino, dal football e dalle nuotate”.

C’è un luogo a cui si sente particolarmente legata? “A Roma, mi piace moltissimo passeggiare, quando ho tempo, nel Parco degli Acquedotti, specialmente quando vedo gli alberi di eucalipto proprio accanto agli ulivi: è una splendida rappresentazione naturale delle nostre nazioni, l’una a fianco all’altra. Sedermi su una panchina all’ombra di un eucalipto mi fa riflettere profondamente sui legami con la mia terra. Ogni volta che i miei figli vedono un eucalipto in Italia, ne strofinano una foglia per sprigionarne il profumo e si sentono immediatamente trasportati a casa. Ma per me non è solo una questione di natura: mi sento particolarmente legata a Roma ogni mattina, quando ho l’occasione di stare al bancone di un bar e godermi un espresso. In mezzo al brusio del locale, al rumore e alla frenesia, osservare le persone che si prendono pochi istanti per godersi uno dei grandi piaceri della vita rappresenta molto di ciò che amo dell’Italia e del modo italiano di godersi la vita”.

Se le chiedessi di selezionare un aneddoto curioso legato alla sua esperienza da Ambasciatore in Italia? “Per qualsiasi Ambasciatore, la cerimonia di presentazione delle credenziali è un momento intriso di storia e un grande onore. La sera in cui mi preparavo a lasciare la mia residenza per presentare i miei documenti al Presidente Matterella, mio ​​figlio mi ha guardato e mi ha detto: “Sono orgoglioso di te, mamma”. Nella diplomazia, chiediamo molto alle nostre famiglie: cambiare scuola, lasciare gli amici e trasferirsi in nuovi posti. Con quel commento mi ha detto che capiva l’importanza di questa opportunità, non solo per me, ma per la nostra famiglia. E’ solo uno dei tanti motivi per cui non dimenticheremo mai quel momento”.

L’Ambasciatore Cowley con la sua famiglia

Lei ha una lunga carriera diplomatica alle spalle. C’è un episodio o un insegnamento che porta con sé e che ha influenzato il suo approccio come Ambasciatore? “Per me è altrettanto importante rimanere interessata e coinvolta in ciò che accade nel mio paese quanto nel paese che mi ospita. Mi assicuro di seguire il dibattito politico, le politiche del governo e il sentimento della comunità locale. Se sai qual è il dibattito del giorno, quali sono le notizie principali o di cosa stanno discutendo i commentatori, allora puoi comprendere il contesto del tuo lavoro e come verrà recepito. In pratica, questo significa leggere il più possibile e ascoltare persone informate. Poi è importante sovrapporre la tua analisi per sviluppare una tua visione”.

L’Ambasciatore Cowley nel Board WFP

Tra le tante personalità conosciute ne ricorda qualcuna in particolare? “Incontrare il Presidente Mattarella è stato certamente memorabile. È stato molto gentile e, nella nostra conversazione, si è dimostrato profondamente attento al rapporto tra le nostre nazioni e alle opportunità per approfondire i nostri legami bilaterali”.

L’Ambasciatore Cowley presenta le Lettere Credenziali al Presidente Mattarella (5.12.2024)

Qual è, in definitiva, il suo ricordo più bello legato alla carriera diplomatica? “Lavorare per il governo australiano mi ha dato l’opportunità di incontrare persone da tutto il mondo e di visitare luoghi eccezionali. Ho sempre apprezzato molto ogni occasione che ho avuto di visitare le nazioni insulari del Pacifico e trascorrere del tempo con le comunità locali. Prima di iniziare questo incarico, ho avuto il privilegio di ascoltare i Ministri per il cambiamento climatico e gli attivisti delle comunità del Pacifico. Ascoltare queste persone parlare dell’impatto del cambiamento climatico — e vedere la loro ferma resilienza mentre descrivono quella che, in alcuni luoghi, è una crisi esistenziale — sottolinea perché il mondo debba collaborare attraverso la diplomazia per risolvere le nostre sfide più grandi.Dalle nostre scrivanie, parliamo spesso di cambiamento climatico, accordi sulla sicurezza e cooperazione internazionale in modi che possono sembrare astratti. Ma dobbiamo ricordare gli effetti reali del perché lavoriamo così duramente per stringere accordi, rafforzare le partnership e trasformare gli impegni in azioni concrete.Il Pacifico ospiterà la conferenza Pre-COP di quest’anno. L’Australia sosterrà i nostri partner del Pacifico e sollecitiamo tutti i governi a partecipare ai massimi livelli. Le sfide che la regione deve affrontare non sono teoriche; sono realtà vissute e richiedono leadership, solidarietà e urgenza”.

E il più difficile? “Sono terribile nei saluti. Che si tratti di salutare la famiglia quando partiamo per una missione, o quando arriva il momento di salutare amici e colleghi conosciuti sul posto, non credo che migliorerò mai in questo”.

Se le chiedessi di consigliarmi un buon libro da leggere? “Archie Roach, una voce fondamentale in Australia, ha scritto un’autobiografia potente – “Tell Me Why” – un libro che mi è rimasto dentro. Archie è un uomo aborigeno che ha fatto parte delle Stolen Generations (Generazioni Rubate) in Australia. È un libro che invita alla riflessione e dà voce alle complessità dell’Australia e della nostra storia a chi desidera comprendere davvero. “Per troppo tempo siamo stati divisi dagli ‘ismi’ – razzismo, sessismo, fondamentalismo, individualismo – ma quando torneremo al luogo del fuoco, credo che scopriremo che c’è molto di più che ci unisce rispetto a ciò che ci separa. Credo che saremo di nuovo un’unica umanità, che troveremo liberazione, guarigione e vera libertà”.

L’Ambasciatore Cowley con la scrittrice Sally Rippin al Bologna Children’s Books Fair

Prossime iniziative in programma dell’Ambasciata? “C’è sempre qualcosa in corso. A gennaio abbiamo celebrato la nostra festa nazionale; a febbraio e marzo siamo vicini alle nostre squadre olimpiche e paraolimpiche invernali qui in Italia, e ogni aprile a Roma, per ANZAC Day, organizziamo un evento pubblico con la Nuova Zelanda per commemorare il contributo di tutti coloro che hanno servito l’Australia in tempi di guerra.  Un altro momento nazionale importante è la National Reconciliation Week, un periodo di riflessione sulla nostra storia condivisa e sul percorso verso la giustizia e il rispetto tra i popoli Aborigeni e gli abitanti delle Isole dello Stretto di Torres e la comunità australiana in generale. Nel 2008, il governo australiano ha chiesto formalmente scusa alle Generazioni Rubate. Sebbene quelle scuse siano state un passo vitale, è ampiamente riconosciuto che la vera riconciliazione rimane un processo continuo. C’è ancora molto lavoro da fare per raggiungere una vera partnership, equità e autodeterminazione per le Prime Nazioni (First Nations). Ciò include il rafforzamento del coinvolgimento delle Prime Nazioni nella politica internazionale, attraverso la politica estera, il commercio, la cooperazione sul clima, e accordi di libero scambio commerciale, assicurando che le prospettive e i sistemi di conoscenza delle popolazioni indigene siano rappresentati sulla scena globale. Comprende anche gli sforzi continui per riportare a casa i resti ancestrali dei popoli Aborigeni e delle Isole dello Stretto di Torres. Qui in Italia, e in tutto il mondo, portiamo avanti dialoghi per il rimpatrio di questi resti da musei e istituzioni. Spero che in Italia troveremo percorsi per riportare a casa gli antenati, per sostenere la guarigione (healing), la dignità e la continuità culturale: una priorità assoluta per il mio mandato qui”.

L’Ambasciatore Cowley con il Secondo Segretario Bahmani

Chiuderei questa intervista con qualche consiglio di viaggio rivolto agli italiani interessati a visitare l’Australia. “Risparmiate più tempo possibile e passatelo tutto in Australia. È un lungo viaggio, ma una volta arrivati non vorrete più andarvene (è lo stesso per noi australiani quando veniamo in Italia). Il nostro Paese è così grande che spesso non è possibile “fare tutto”, ma se ne avete l’occasione, dovreste sentire la sabbia dorata tra le dita dei piedi su una delle nostre incredibili spiagge (sono tutte libere); andate in un posto dove potrete vivere la nostra antica terra rossa; guardare le stelle nel cielo notturno con una visuale a 180 gradi, a 500 chilometri dalla luce elettrica più vicina, e poi godervi un espresso in una delle nostre vivaci città. Scoprirete perché così tanti italiani, negli anni, ora chiamano l’Australia “casa”.

Intervista di Marco Finelli

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