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Henri Okemba, Ambasciatore della Repubblica del Congo: “Il Piano Mattei è diventato un pilastro della nostra Cooperazione. L’Italia è percepita come un partner affidabile e rispettoso”

Redazione by Redazione
16 Febbraio 2026
in Interviste
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Henri Okemba, Ambasciatore della Repubblica del Congo: “Il Piano Mattei è diventato un pilastro della nostra Cooperazione. L’Italia è percepita come un partner affidabile e rispettoso”
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Figura di spicco nella vita istituzionale congolese, ingegnere di formazione e già Ministro in più dicasteri strategici, Henri Okemba porta a Roma un bagaglio politico e umano raro. Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario del Congo in Italia dal 2023, Rappresentante Permanente presso le Agenzie ONU con sede nella Capitale, incarna una diplomazia che unisce visione, pragmatismo e una profonda conoscenza dei meccanismi dello sviluppo.

Nel corso della sua carriera — dal Ministero dell’Agricoltura alla Gioventù e Sport, fino al ruolo di Consigliere Speciale del Presidente della Repubblica — ha attraversato decenni cruciali della storia congolese, contribuendo a programmi di riconciliazione nazionale, pianificazione economica e grandi progetti infrastrutturali. Oggi, alla guida della Missione diplomatica a Roma, interpreta il suo mandato come un ponte strategico tra due Paesi che vivono una fase di rinnovato dinamismo.

“Un nuovo slancio, sostenuto dalla volontà comune di costruire un partenariato equilibrato” sottolinea il diplomatico, che individua nel Piano Mattei un terreno fertile per una cooperazione concreta nei settori chiave dell’agricoltura, dell’energia, della sanità e della formazione. E accanto alla visione politica, emergono anche ricordi personali e momenti di forte intensità diplomatica: dall’organizzazione del vertice Italia–Congo al Centro Congressi Fontana di Trevi, “una sfida personale, intensa e carica di adrenalina”, fino agli incontri che hanno segnato la sua vita professionale.

Tra analisi geopolitiche, aneddoti e riflessioni culturali, il ritratto che ne emerge è quello di un Ambasciatore che vive la diplomazia come missione e come avventura umana, profondamente radicata nella storia del suo Paese e aperta alle opportunità del dialogo internazionale.

Eccellenza, come descriverebbe oggi le relazioni diplomatiche tra Italia e Congo? “Le relazioni diplomatiche tra la Repubblica del Congo e la Repubblica Italiana risalgono al 28 settembre 1968. Da allora, e fino ai giorni nostri, sono state caratterizzate da un’evoluzione decisamente positiva, consolidandosi sempre più attraverso uno scambio regolare di delegazioni ai massimi livelli dello Stato e a livello ministeriale, in occasione di visite ufficiali, missioni istituzionali e numerosi incontri internazionali. Oggi questo partenariato bilaterale è eccellente e continua a rafforzarsi, anche in virtù del quadro di cooperazione tra i due Paesi ulteriormente consolidato dalla firma, nel giugno 2020, del Memorandum d’intesa relativo alle consultazioni politiche. La vitalità di questa relazione è testimoniata dalle recenti visite ufficiali effettuate rispettivamente in Congo e in Italia dalle più alte autorità dei due Paesi, nel corso del 2023 e del 2024. Va anche evidenziato che le relazioni diplomatiche tra Italia e Congo si fondano su una lunga tradizione di rispetto reciproco, dialogo politico sostenuto e cooperazione pragmatica. E oggi, come detto, conoscono un nuovo slancio, sostenuto dalla volontà comune di costruire un partenariato equilibrato, basato su interessi condivisi e su una visione convergente dello sviluppo sostenibile”.

Quali sono le priorità attuali dell’Ambasciata? In assenza di una roadmap formalmente definita, è comunque importante sottolineare che, nel quadro del Piano Mattei, il Congo e l’Italia condividono oggi numerose sfide comuni. Mi riferisco in particolare alla protezione dell’ambiente, alla lotta contro il cambiamento climatico, alla riduzione della povertà e alla promozione di una crescita economica inclusiva e sostenibile. In questo contesto, l’Ambasciata della Repubblica del Congo in Italia intende concentrare la propria azione sullo sviluppo di settori strategici quali l’idraulica, l’energia, l’agricoltura, la sanità, la formazione, l’istruzione e le infrastrutture. Le nostre linee guida si articolano essenzialmente attorno a tre assi prioritari: il rafforzamento della cooperazione economica, l’approfondimento del dialogo politico e la promozione degli scambi umani e culturali. In questa prospettiva, lavoriamo attivamente per accompagnare i progetti strutturanti derivanti dal Piano Mattei, facilitare gli investimenti italiani in Congo e incoraggiare una cooperazione realmente reciproca e vantaggiosa, in particolare nei settori della sanità, dell’agricoltura, della formazione e delle infrastrutture”.

Quali di questi settori, secondo lei, offrono le maggiori opportunità di crescita reciproca? “Senza esitazione, posso affermare che lo sviluppo delle piccole e medie imprese, dell’agricoltura, del turismo, delle energie rinnovabili e delle infrastrutture costituiscono un insieme di settori in grado di offrire opportunità concrete di cooperazione, tali da elevare il partenariato tra Congo e Italia a un livello realmente equilibrato e reciprocamente vantaggioso. Accanto a questi ambiti, la promozione dell’innovazione, il trasferimento di tecnologie e il rafforzamento dei partenariati con il settore privato italiano possono svolgere, nel medio termine, un ruolo determinante nel favorire una crescita condivisa e sostenibile delle nostre due economie. Diversi settori presentano, a questo riguardo, un potenziale particolarmente significativo. L’agricoltura e l’agroindustria costituiscono una leva strategica essenziale, soprattutto in termini di sicurezza alimentare, creazione di valore aggiunto e trasformazione locale. Anche la sanità, l’energia, le infrastrutture e la formazione professionale offrono prospettive di cooperazione di grande rilievo. In definitiva, l’innovazione, il trasferimento di competenze e i partenariati strutturanti con il settore privato italiano si configurano come catalizzatori fondamentali per una crescita realmente reciproca e duratura delle nostre economie”.

In generale, come è percepita l’Italia in Congo? “L’Italia gode di un’immagine estremamente positiva in Congo, dove è percepita come un partner affidabile, rispettoso e attento alle realtà africane. I miei connazionali apprezzano in modo particolare la qualità della cooperazione italiana, il suo approccio umano e pragmatico, così come la ricchezza e il prestigio della cultura italiana. Questa percezione favorevole rappresenta un importante punto di forza per l’approfondimento e la diversificazione delle relazioni bilaterali tra i nostri due Paesi. La presenza italiana in Congo si è affermata soprattutto attraverso la multinazionale Agip Recherche, divenuta nel tempo ENI Congo, oggi attore di primo piano nel settore dell’esplorazione e della produzione petrolifera. ENI Congo, insieme ai suoi subappaltatori, ha contribuito in modo significativo alla creazione di posti di lavoro e al rafforzamento degli equilibri macroeconomici, partecipando così allo sviluppo dell’economia nazionale. Un passo particolarmente rilevante è stato compiuto nell’aprile 2022 con la valorizzazione del gas naturale precedentemente flaring o inutilizzato nel sottosuolo congolese. Questo progetto strutturante ha permesso non solo di rispondere a esigenze energetiche ed ambientali, ma anche di consolidare ulteriormente la percezione dell’Italia come uno dei partner economici più affidabili del Congo. Nel complesso, questa iniziativa guidata da ENI Congo ha contribuito in maniera sostanziale al rafforzamento della cooperazione bilaterale, suscitando ampia soddisfazione sia presso le autorità sia presso la popolazione congolese”.

Come si è integrata la comunità congolese in Italia? Pur non disponendo di dati precisi sul numero complessivo dei membri della diaspora congolese in Italia né di un’analisi approfondita delle motivazioni che hanno guidato la loro emigrazione, è comunque importante sottolineare che la situazione appare globalmente soddisfacente, almeno per i connazionali regolarmente registrati presso il servizio consolare dell’Ambasciata e presso i Consolati onorari della Repubblica del Congo presenti sul territorio italiano. Nel suo insieme, la comunità congolese in Italia risulta ben integrata. Partecipa attivamente alla vita economica, sociale e culturale del Paese ospitante, pur mantenendo un forte legame con le proprie radici. I congolesi che vivono in Italia rappresentano così autentici ponti tra le nostre due nazioni, contribuendo al rafforzamento della comprensione reciproca e allo sviluppo degli scambi umani”.

Quale aspetto della cultura congolese vorrebbe che gli italiani comprendessero meglio? “È evidente che, nel corso degli anni, i miei predecessori hanno organizzato a Roma importanti eventi culturali nel quadro del Gruppo degli Ambasciatori Africani. In tali occasioni, la musica e la gastronomia congolesi sono state accolte con grande calore da un pubblico italiano cosmopolita e curioso. Queste due espressioni fondamentali della nostra identità culturale rappresentano vettori privilegiati attraverso i quali l’Ambasciata del Congo intende proseguire e rafforzare la propria azione, affinché il pubblico italiano possa conoscere e apprezzare l’arte e la cultura congolesi nella loro autenticità. Vorrei inoltre che gli italiani scoprissero più a fondo la ricchezza della nostra cultura attraverso la SAPE (Société des Ambianceurs et des Personnes Élégantes). Ben più di uno stile “vestimentario”, la Sape è un’autentica arte di vivere, fondata sull’eleganza, la dignità e l’orgoglio culturale. Essa incarna la creatività e l’identità del popolo congolese e continua a rappresentarne uno dei simboli più riconoscibili e affascinanti. È importante ricordare che la cultura congolese è, prima di tutto, una cultura del dialogo, della resilienza e della condivisione. Si esprime attraverso la musica, la letteratura, le tradizioni orali e un rapporto profondamente umano con l’altro. Ed è proprio questa ricchezza, viva e plurale, che desideriamo far conoscere sempre di più al pubblico italiano”.

Lei come si trova a Roma? “Vivere a Roma è un privilegio. È una città assolutamente straordinaria, all’interno della quale le architetture di tutte le epoche si sovrappongono con un’armonia affascinante. Come dico spesso ai miei genitori e ai miei amici, a ogni incrocio o rotatoria basta alzare gli occhi per scoprire patrimoni culturali unici. Passeggiare per Roma significa incontrare la bellezza, ma anche l’immortalità di una città veramente eterna”.

Coltiva qualche hobby? “Certamente. Da ex giocatore di pallamano, rimango molto legato alla pratica sportiva, in particolare alla camminata, che pratico regolarmente. Ho recentemente smesso di correre. Vivere a Roma mi ha anche permesso di scoprire altri piaceri semplici, come andare al ristorante o passeggiare la domenica nei luoghi di memoria storica. Purtroppo devo dire che, il carico del lavoro legato alle mie funzioni, al momento mi lascia poco tempo per considerare altre attività di svago”.

Se le chiedessi di selzionare un aneddoto significativo legato alle sue funzioni? “Organizzare il vertice Italia–Congo nello splendore del Centro Congressi “Fontana di Trevi” è stato molto più di una missione diplomatica: è stata una sfida personale, intensa e carica di adrenalina. Il ricordo è ancora vivo. Appena una settimana dopo che la Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, Giorgia Meloni, aveva calcato quello stesso palco, ci siamo ritrovati nello stesso luogo prestigioso sotto l’egida del Presidente della Repubblica del Congo, S.E. Denis Sassou N’Guesso. Come Ambasciatore, ho provato un misto di orgoglio e “vertigine”. Ricordo ancora gli ultimi aggiustamenti in quella sala maestosa, il silenzio sospeso prima dell’arrivo delle delegazioni e quel sentimento unico di portare la voce del mio Paese nel cuore della Città Eterna. Oltre ai discorsi ufficiali, ciò che rimane davvero impresso è questa emozione pura: vedere una visione trasformarsi in realtà alla vigilia del grande vertice Italia–Africa. Un istante di grazia in cui la diplomazia smette di essere solo protocollo e diventa, semplicemente, un’avventura umana”.

C’è un luogo di Roma che l’ha particolarmente colpita? “Senza esitazione dico il Campidoglio. Più ancora dell’edificio in sé, a mio avviso, sono le sue scale monumentali a renderlo un luogo unico. Salirle dà la profonda sensazione di entrare in uno spazio carico di storia, nel quale la memoria delle grandi figure che hanno segnato generazioni sembra letteralmente venirti incontro”.

Tra le tante personalità incontrate nell’ambito della sua carriera diplomatica, ne ricorda una che l’ha particolarmente impressionata? “Sì, devo ammettere che Giorgia Meloni mi ha particolarmente colpito, per la sua capacità di unire un pragmatismo raro a una grande sensibilità. Il suo “dinamismo” e, soprattutto, la sua visione della geopolitica mondiale ne fanno una figura eccezionale nel panorama internazionale attuale. Un’altra figura che ricordo sempre volentieri è Nelson Mandela, che ho avuto la fortuna di incontrare di persona a Johannesburg in modo del tutto casuale. Passeggiando in una strada quasi deserta, con mia moglie abbiamo notato alcune persone fermarsi attorno a una piccola auto parcheggiata, salutando con emozione la persona seduta all’interno. Avvicinandoci, abbiamo scoperto, stupefatti, che era proprio Nelson Mandela, seduto accanto al suo autista, in attesa di qualcuno. È stato un momento assolutamente irreale ma decisamente emozionante”.

In definitiva, qual è il suo ricordo più bello legato della carriera diplomatica? “La cerimonia di presentazione delle mie lettere credenziali. L’incontro con il Presidente italiano, Sergio Mattarella, mi ha profondamente segnato, in particolare per la qualità dell’accoglienza, l’attenzione che mi è stata riservata e la ricchezza dei nostri scambi. Ho poi appreso che avevamo ampiamente superato il tempo previsto, ma che il protocollo presidenziale aveva scelto di non interromperci. Questo gesto di considerazione mi ha particolarmente toccato”.

C’è un progetto di cui è particolarmente fiero? “Sì, il Piano Mattei. Molte cancellerie africane non vi credevano all’inizio. Da parte mia, ricordavo il discorso della Presidente Meloni a Brazzaville. Ho quindi utilizzato tutte le mie energie per fare di questo progetto un nuovo pilastro solido della cooperazione tra i nostri due Paesi, convincendo nel frattempo diverse cancellerie africane a unirsi a noi. Oggi, i risultati in Congo sono visibili sul campo. Il programma sanitario, in particolare, procede egregiamente e con soddisfazione di entrambe le parti, come confermato dalle recenti visite ufficiali del Ministro della Sanità e del Vice Ministro della Cooperazione Internazionale a Brazzaville”.

Qual è stato l’aspetto più difficile della sua missione? “Per il momento, onestamente, non ne vedo. Tutti i progetti selezionati, compresi quelli portati direttamente da partner privati italiani, potrei citare ad esempio Bonifiche Ferraresi, il gruppo Ottonello o il gruppo Cestari, avanzano nel modo giusto, ciascuno con il proprio ritmo”.

Chiuderei questa intervista chiedendole un consiglio su un buon libro da leggere? “Senza esitazione, le consiglierei due opere: Le Chercheur d’Afrique dello scrittore e uomo politico congolese Henri Lopes, e L’Étrange destin de Wangrin dello scrittore maliano Amadou Hampâté Bâ, pubblicato nel 1973″.

Intervista di Marco Finelli

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