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Commonwealth Day all’insegna del dialogo globale: Istituzioni, Diplomazia e Imprese riunite alla Camera dei Deputati

Redazione by Redazione
10 Marzo 2026
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Commonwealth Day all’insegna del dialogo globale: Istituzioni, Diplomazia e Imprese riunite alla Camera dei Deputati
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L’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati ha ospitato ieri un’edizione del Commonwealth Day particolarmente densa di contenuti politici e diplomatici, confermando la crescente attenzione dell’Italia verso una comunità internazionale che oggi riunisce 56 Paesi e oltre 2,5 miliardi di persone. L’iniziativa, organizzata dal Commonwealth Club of Rome con il supporto della Camera, ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, diplomatici, esponenti del mondo economico e della società civile.

Ad aprire i lavori è stato Fabio Porta, deputato eletto nella Circoscrizione Estero e Presidente del Gruppo interparlamentare di amicizia Italia–Guyana, che nel suo intervento ha dato un’impronta all’intera giornata. Riprendendo il suo discorso “The Evolution of International Institutions and Global Governance”, Porta ha definito il Commonwealth “un laboratorio di un nuovo multilateralismo democratico”, sottolineando come non debba essere letto come “il residuo di un passato imperiale, ma un vero e proprio laboratorio di futuro”.

Il deputato ha richiamato le tensioni che attraversano l’ordine internazionale – dalla guerra in Europa alle disuguaglianze economiche e climatiche – indicando nel Commonwealth una “rete di reti” capace di sperimentare forme di concertazione innovative. Centrale anche il riferimento al ruolo dell’Italia, Paese non membro ma “partner naturale” di molte nazioni del Commonwealth, grazie ai valori condivisi e alla presenza di comunità italiane radicate in numerosi Stati membri.

Porta ha poi insistito sulla necessità di un multilateralismo che includa i Parlamenti: «Parlare di governance globale senza Parlamenti significa rischiare una tecnocrazia distante dai cittadini; pensare a Parlamenti chiusi entro i confini nazionali significa condannarci all’impotenza di fronte a sfide che non conoscono frontiere». Un appello a una “doppia fedeltà: alla sovranità popolare e alla responsabilità globale”.

Accanto a Porta, Gianni Lattanzio, Segretario generale dell’Istituto per la Cooperazione con i Paesi Esteri e il Presidente del Commonwealth Club of Rome Edward Mura, a più riprese nel corso dei lavori hanno evidenziato la necessità di rafforzare i ponti tra Italia e Paesi del Commonwealth, con particolare attenzione ai temi della cooperazione economica, della sostenibilità e della diplomazia parlamentare.

Di grande rilievo anche la presenza di un qualificato panel diplomatico nel corso del quale sono intervenuti: Ayike Margaret, Deputy Head of Mission dell’Ambasciata del Camerun, Assorow Ben, Ambasciatore del Ghana presso la Santa Sede, Mashao Mmathari, Deputy Head of Mission dell’Ambasciata del Sudafrica e Rodrigo Satya, Ambasciatore dello Sri Lanka.

I diplomatici hanno offerto prospettive complementari sulle sfide comuni: sviluppo sostenibile, sicurezza alimentare, transizione energetica, mobilità giovanile e cooperazione economica. Le loro testimonianze hanno confermato la vitalità del Commonwealth come piattaforma di dialogo Sud–Sud e Nord–Sud.

La seconda parte dell’evento ha dato spazio al mondo produttivo e associativo, con gli interventi di Gaetano De Vito, Presidente di AssoHolding, John Law, Vicepresidente della British Chamber of Commerce in Italy, Riccardo Di Vizio, Presidente del Rotary Club Rome International e Indra Perera, Presidente onorario di CNA World Roma.

Il confronto ha evidenziato come le relazioni con i Paesi del Commonwealth rappresentino un’opportunità strategica per le imprese italiane, soprattutto nei settori della tecnologia, dell’agroalimentare, delle infrastrutture e della formazione professionale. Particolare attenzione è stata dedicata all’Expo Sri Lanka 2026, vista come occasione per rafforzare la presenza italiana nell’area indo-pacifica.

La lettura del Commonwealth Message di Re Carlo III ha ricordato i valori fondanti dell’organizzazione: democrazia, diritti umani, stato di diritto, sviluppo sostenibile. Valori che, come sottolineato da Porta, possono contribuire a una riforma più ampia della governance globale, capace di tenere insieme “memoria e innovazione, identità e apertura”.

L’evento si è concluso con un dibattito aperto e un momento di sintesi che ha ribadito la volontà di proseguire su un percorso di collaborazione strutturata tra Italia e Paesi del Commonwealth, in un’ottica di responsabilità condivisa e di costruzione di un ordine internazionale più equo.

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