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Anna Licia Balzan, Console Onorario del Principato di Monaco a Venezia: “Il fascino della cultura monegasca risiede in un equilibrio raro tra stile di vita e rigore istituzionale”

Redazione by Redazione
26 Febbraio 2026
in Interviste
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Anna Licia Balzan, Console Onorario del Principato di Monaco a Venezia: “Il fascino della cultura monegasca risiede in un equilibrio raro tra stile di vita e rigore istituzionale”
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Da oltre venticinque anni Anna Licia Balzan rappresenta il Principato di Monaco a Venezia, incarnando una diplomazia che unisce rigore, visione internazionale e la concretezza della migliore tradizione imprenditoriale veneta. Nominata dal Principe Ranieri III, ha trasformato il Consolato Onorario in un centro propulsore di relazioni culturali, economiche e sociali, radicato nel cuore della città, a pochi passi dal Ponte di Rialto, dove da secoli si intrecciano potere mercantile e vita delle istituzioni. “Accettai quell’incarico con orgoglio”, ricorda, “ma con la convinzione di interpretarlo come un ruolo diplomatico attivo”.

Cresciuta in una famiglia di imprenditori, Balzan ha portato nel suo mandato una mentalità manageriale dinamica, capace di tradurre la diplomazia in progetti concreti: dal primo Padiglione del Principato alla Fiera dell’Oro di Vicenza alle missioni economiche tra imprenditrici venete e monegasche, dagli eventi culturali alla Biennale ai grandi appuntamenti musicali e sportivi, che hanno portato a Venezia la Filarmonica e i Ballets de Monte‑Carlo e le Vele d’Epoca del Trofeo Principato di Monaco.

Decano del Corpo Consolare veneziano, ha guidato negli anni un’intensa attività di sensibilizzazione e formazione, promuovendo forum, convegni e collaborazioni con Ca’ Foscari, Banca d’Italia e le principali istituzioni culturali e universitarie della città. Parallelamente, ha sostenuto con forza i temi cari al Principe Alberto II, dalla tutela dell’ambiente alla sicurezza dell’infanzia, fino alla recente collaborazione con la Fondation Princesse Charlène che ha portato alla nascita del primo Jesolo Water Safety Day. “La diplomazia di prossimità”, afferma, “è una diplomazia del fare, capace di trasformare ideali in azioni quotidiane”.

Il suo percorso è costellato di riconoscimenti, fra tutti quelli di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana e Officier de l’Ordre de Grimaldi. Ma soprattutto è segnato da una costante: la volontà di far dialogare due territori unici al mondo, Venezia e Monaco, attraverso cultura, sostenibilità, eccellenza e responsabilità. Una missione che continua a rinnovarsi, forte di una visione che guarda al futuro con la stessa energia degli inizi.

Console, come si lega la sua storia personale al Principato di Monaco? “La mia storia con il Principato nasce da un incontro di visioni. In una stagione di forte prosperità per il Nord-Est d’Italia, il Principe Ranieri III era alla ricerca di una figura di alto profilo che potesse rappresentarlo in Laguna. La mia attività di imprenditrice mi ha consentito di accogliere questa sfida con naturalezza, anche grazie al vivere e conoscere profondamente Venezia che, al pari di Monaco, fonda la propria identità su una supremazia culturale secolare. Ricordo ancora l’emozione del momento in cui il Sovrano mi propose l’incarico: accettai con orgoglio, ma con la convinzione di interpretare quel titolo non come una semplice onorificenza, bensì come un ruolo diplomatico attivo. Desideravo essere un ponte dinamico tra Venezia e il Principato, trasformando il prestigio della carica in progetti concreti in ambito sportivo, culturale, economico e turistico. A distanza di quasi ventisei anni, quella visione continua a guidare ogni mio passo”.

Se dovesse descrivere Monaco con tre aggettivi, quali sceglierebbe e perché? “Il primo aggettivo è dinamico: il Principato è una realtà in costante evoluzione, capace di proiettarsi nel futuro attraverso investimenti in innovazione, sostenibilità e grandi eventi internazionali. Il secondo è tradizionale, perché l’essenza stessa di Monaco risiede nella continuità storica garantita dalla Famiglia Grimaldi. Da oltre otto secoli la dinastia rappresenta il cuore pulsante dello Stato, custode di valori immutabili come l’amore per la famiglia, il senso del dovere e il rispetto delle proprie radici. Il terzo è sicuro: una sicurezza intesa non solo come ordine pubblico, ma come stabilità delle istituzioni e capacità di accoglienza. Questa serenità rende Monaco un luogo unico, dove la qualità della vita è una priorità concreta”.

Quali aspetti della cultura monegasca pensa siano più affascinanti per gli italiani? “Per il pubblico italiano, e in particolare per quello veneziano, il fascino della cultura monegasca risiede in un equilibrio raro tra stile di vita e rigore istituzionale. Il binomio tradizione–glamour è certamente uno degli elementi più attrattivi: una monarchia che ha saputo restare profondamente legata ai valori familiari, pur diventando un’icona globale. Un altro aspetto centrale è il rapporto con il mare e l’impegno per la tutela ambientale, incarnato personalmente dal Principe Alberto II. Attraverso la Fondation Prince Albert II, questa sensibilità si è trasformata in una missione etica di respiro internazionale. Infine, lo sport, vissuto come elemento identitario e testimoniato direttamente dalla Coppia Principesca, entrambi con un passato da atleti olimpici”.

C’è un luogo nel Principato al quale si sente particolarmente legata? “Il Principato di Monaco è per me una vera e propria geografia dell’anima, dove ogni luogo custodisce un’emozione. Sulla terrazza dello Yacht Club, tra il vento e il molo, percepisco un’eleganza senza tempo e uno sguardo aperto sull’orizzonte. Salendo verso Monaco-Ville, l’atmosfera diventa più raccolta e autentica; nella maestosità della Salle Garnier, durante l’intronizzazione del Principe Alberto II, ho avvertito con forza il senso storico della mia missione. Il Café de Paris resta però il mio osservatorio privilegiato sulla vitalità del Principato: un salotto vivace dove si respira l’anima autentica di Monaco, sospesa tra mondanità e spontaneità”.

Quali sono oggi le principali priorità del Consolato Onorario del Principato di Monaco a Venezia? “Le priorità del Consolato riflettono l’evoluzione di una diplomazia sempre più orientata alla promozione strategica e alla sostenibilità. Al centro vi è la sensibilizzazione sulle tematiche ambientali, in linea con l’impegno del Principe Alberto II. In una città fragile come Venezia, il Consolato favorisce lo scambio di buone pratiche per la tutela del mare, in collaborazione con la Fondation Prince Albert II. Un altro ambito fondamentale è la sicurezza dell’infanzia, attraverso la diffusione dei valori della Fondazione Princesse Charlène: educazione alla prevenzione, rispetto del mare, disciplina e solidarietà”.

C’è un episodio della sua esperienza consolare che l’ha segnata in modo particolare? “In oltre venticinque anni, i ricordi sono molti, ma due momenti vissuti al Teatro La Fenice sintetizzano il mio legame con il Principato. Il primo è stato il 150° anniversario della Filarmonica di Monte-Carlo, alla presenza del Principe Alberto II. Il secondo, la prima ufficiale dei Ballets de Monte-Carlo con S.A.S. la Principessa Carolina. Accompagnare i Principi in città e vedere l’eccellenza artistica monegasca su uno dei palcoscenici più prestigiosi al mondo ha rappresentato il coronamento di un lungo lavoro. È in occasioni come queste che si coglie la vera missione di un Console: creare ponti di bellezza destinati a restare nella memoria collettiva”.

La Console Anna Licia Balzan con la Principessa Caroline

E un progetto o un’iniziativa recente del Consolato di cui va particolarmente fiera? “Un’iniziativa che considero particolarmente significativa è l’organizzazione del primo Jesolo Water Safety Day. Un progetto dedicato ai bambini della Giocolonia di Jesolo, nato dalla collaborazione tra Consolato, Comune di Jesolo e Federazione Italiana Nuoto. Non si è trattato di una semplice giornata sportiva, ma di un percorso educativo sull’etica del salvataggio e sulla prevenzione dell’annegamento, in linea con i valori della Fondazione Princesse Charlène. Promuovere la cultura della sicurezza significa investire nel futuro e nella tutela della vita umana”.

Tra le personalità conosciute finora ne ricorda qualcuna in particolare? “Nel mio percorso consolare ho avuto il privilegio di incontrare figure che hanno segnato la storia del nostro tempo. Ricordo con profonda emozione gli incontri con i Pontefici: la profondità teologica di Papa Benedetto XVI, l’umanità di Papa Francesco, la compostezza diplomatica, la sensibilità e il sorriso benevolo di Papa Leone. Sul piano internazionale, restano indelebili gli incontri con Shimon Peres e Kofi Annan, che ho avuto l’onore di ospitare a Venezia. Un posto speciale nel mio cuore lo occupa Joaquin Navarro-Valls: da un rapporto istituzionale è nata un’amicizia profonda, la cui perdita ha rappresentato per me un momento di grande dolore”.

Ha in programma progetti futuri per rafforzare la cooperazione tra Venezia e Monte Carlo? “Certamente. La mia priorità è trasformare il legame storico tra Venezia e il Principato in un laboratorio attivo di innovazione sostenibile e sicurezza sociale. Tra i progetti in programma vi sono il XIII Trofeo Principato di Monaco – Vele d’Epoca in Laguna, concepito come piattaforma di sensibilizzazione sulla tutela dei mari, e la seconda edizione del Water Safety Day, con un coinvolgimento sempre più ampio di bambini e famiglie”.

Lei è fra l’altro il Decano del Corpo Consolare di Venezia. Che ruolo può avere la diplomazia “di prossimità” in un mondo sempre più interconnesso ma anche più fragile? “La diplomazia di prossimità è, a mio avviso, la risposta più efficace alle fragilità del nostro tempo. In un mondo interconnesso ma frammentato, il ruolo dei Consoli supera la burocrazia per diventare presenza concreta sul territorio. È una diplomazia del fare, capace di tradurre ideali in azioni quotidiane a beneficio delle comunità”.

Come si è evoluto nel tempo il ruolo del Corpo Consolare nella città lagunare? “Negli ultimi venticinque anni il Console Onorario è passato da funzione prevalentemente protocollare a istituzione dinamica e operativa. Oggi è un centro propulsore di relazioni economiche, culturali e turistiche, nonché un interlocutore strategico per le istituzioni locali e il mondo universitario”.

Venezia è un crocevia internazionale da secoli: quali sfide e opportunità comporta questa peculiarità per il lavoro consolare oggi? “Venezia rappresenta un osservatorio privilegiato sulle dinamiche globali. La sfida è trasformare la sua fragilità in un laboratorio di cooperazione internazionale per la tutela del patrimonio, mentre l’opportunità risiede nella capacità di attrarre e connettere eccellenze mondiali in un contesto unico”.

In qualità di Decano, quali sono le priorità che ritiene fondamentali per mantenere un dialogo efficace tra le rappresentanze straniere e istituzioni locali? “La priorità è coltivare una diplomazia della fiducia, capace di armonizzare le esigenze delle comunità internazionali con le dinamiche del territorio. Il Corpo Consolare deve agire come facilitatore di sinergie e promotore di soluzioni condivise”.

Il Corpo Consolare può avere un ruolo attivo nel sostenere la vocazione internazionale di Venezia, anche in ambito culturale e turistico? “Assolutamente sì. Il Corpo Consolare è un connettore di eccellenze, promotore di un turismo di qualità e facilitatore di partnership culturali e istituzionali. L’obiettivo è fare di Venezia non solo una meta, ma un palcoscenico vivo dove la diplomazia genera cultura, innovazione e rispetto per il territorio”.

Intervista di Marco Finelli

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