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Siciliani nel mondo, Arcobelli: “Non basta contare i posti, bisogna valutare i risultati”

Redazione by Redazione
6 Novembre 2026
in Curiosità
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Siciliani nel mondo, Arcobelli: “Non basta contare i posti, bisogna valutare i risultati”
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Nel dibattito sulla riforma dell’emigrazione siciliana interviene anche Vincenzo Arcobelli, presidente emerito della Confederazione dei Siciliani in Nord America e componente del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. Al centro della sua riflessione ci sono tre questioni che considera decisive per il futuro della Consulta dei Siciliani nel Mondo: l’equilibrio della rappresentanza, la distinzione dei ruoli e la capacità di misurare concretamente l’efficacia delle politiche pubbliche.

“Il confronto sulla riforma dell’emigrazione, richiamato da Alloranews! nell’articolo del 9 ottobre, con le dichiarazioni dei vertici dell’USEF deve affrontare tre questioni concrete: l’equilibrio della rappresentanza, la distinzione delle funzioni e l’efficacia della spesa“, afferma.

Per Arcobelli la riforma rappresenta un passaggio necessario per adeguare gli strumenti istituzionali alla dimensione globale raggiunta dalle comunità siciliane all’estero. Un obiettivo che, a suo giudizio, rischia però di essere offuscato da una discussione concentrata soprattutto sulla distribuzione dei seggi all’interno della Consulta. “L’iniziativa riformatrice del Governo regionale merita sostegno. Aggiornare la legislazione significa costruire strumenti adeguati alla dimensione internazionale della Sicilia, evitando che il dibattito si riduca alla distribuzione dei posti nella Consulta“.

Uno dei punti richiamati riguarda la composizione dell’organismo consultivo e il peso delle diverse componenti rappresentate. “Un dato merita attenzione: rispetto agli otto rappresentanti del testo originario, l’articolo 3, lettera f), dell’emendamento A179 ne prevede dieci designati dalle associazioni regionali di promozione sociale e culturale dei Siciliani all’estero aventi sede nella regione, operanti da almeno tre anni“.

Un incremento che, secondo il componente del CGIE, deve essere valutato tenendo conto della particolare natura della rappresentanza estera, chiamata a dare voce a comunità distribuite in numerosi Paesi e continenti. “Un aumento del 25% per le organizzazioni insediate in Sicilia, mentre la rappresentanza estera deve articolarsi tra comunità distribuite in Paesi e continenti diversi. L’equilibrio dell’organismo va valutato tenendo conto anche di questa differenza territoriale“.

Altro tema centrale è la necessità di distinguere nettamente tra chi partecipa alle decisioni e chi, invece, contribuisce con competenze specialistiche. “Occorre poi distinguere con precisione la rappresentanza dotata di diritto di voto dal contributo delle organizzazioni chiamate a intervenire sulle materie nelle quali possiedono competenze specifiche“.

Per Arcobelli il patrimonio di conoscenze espresso da associazioni, patronati, organizzazioni sindacali e realtà professionali rappresenta una risorsa preziosa per la definizione delle politiche dedicate ai siciliani nel mondo. Una ricchezza che, tuttavia, non deve essere confusa con il potere deliberativo. “Associazioni, patronati, organizzazioni sindacali e realtà professionali possono offrire apporti preziosi: il loro coinvolgimento deve valorizzarne la preparazione, senza confonderlo con il potere deliberativo“.

Il rischio, osserva, è quello di alterare gli equilibri della Consulta e di riproporre dinamiche dettate da rapporti di forza tra organizzazioni. “Essere ascoltati per le proprie competenze e concorrere alle decisioni attraverso il voto sono funzioni diverse. Sovrapporle rischia di alterare il peso delle componenti e di riprodurre una politicizzazione dell’organismo attraverso gli equilibri tra organizzazioni“.

La riflessione si estende poi al tema dei finanziamenti pubblici destinati alle attività in favore delle comunità siciliane all’estero. Per Arcobelli la questione non riguarda soltanto le risorse disponibili, ma soprattutto la loro capacità di generare effetti concreti e misurabili. “Se poi la preoccupazione riguarda i finanziamenti, il problema politico diventa ancora più serio. Le risorse pubbliche non possono essere considerate una prerogativa acquisita: devono rispondere a obiettivi chiari e produrre benefici verificabili per le comunità“.

Da qui la richiesta di una valutazione più approfondita degli interventi sostenuti nel tempo, capace di andare oltre la sola correttezza amministrativa. “Prima di rivendicare nuovi finanziamenti, occorre rendere conoscibile il bilancio degli interventi precedenti: quali attività sono state realizzate, quali comunità ne hanno beneficiato e quali risultati duraturi hanno prodotto?”.

Un passaggio che, secondo il rappresentante del CGIE, è indispensabile per misurare il reale impatto delle politiche adottate. “Nel dibattito richiamato dal giornale, questo bilancio non emerge. Eppure è essenziale: la correttezza della rendicontazione contabile, da sola, non misura l’utilità di una politica pubblica. Bisogna verificare anche ciò che le risorse hanno effettivamente generato“.

La nuova normativa, conclude Arcobelli, dovrebbe diventare l’occasione per ripensare in modo moderno il sistema della rappresentanza dei siciliani nel mondo, favorendo una governance orientata ai risultati e allo sviluppo. “I posti nella Consulta e i fondi erogati non bastano: contano i benefici concreti per le comunità. È tempo di superare l’assistenzialismo con un organismo snello, efficiente, innovativo e inclusivo, capace di promuovere incentivi agli investimenti e al turismo di ritorno, nell’interesse della Sicilia e dei Siciliani. Auspichiamo che si arrivi finalmente all’approvazione della norma in Aula“, conclude Vincenzo Arcobelli, presidente emerito della Confederazione dei Siciliani in Nord America e componente del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero.

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