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Leonardo Paiano, Console Onorario della Repubblica del Cile a Firenze: “Una sede consolare acquista valore attraverso le persone che vi trovano sostegno e le relazioni che vi possono nascere”

Redazione by Redazione
29 Ottobre 2026
in Interviste
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Leonardo Paiano, Console Onorario della Repubblica del Cile a Firenze: “Una sede consolare acquista valore attraverso le persone che vi trovano sostegno e le relazioni che vi possono nascere”
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Dottore commercialista, revisore dei conti e console onorario della Repubblica del Cile a Firenze, Leonardo Paiano interpreta il suo incarico con lo stesso rigore che caratterizza la sua attività e con una profonda attenzione alle relazioni umane. Laureato in Economia aziendale all’Università degli Studi di Firenze, con esperienze formative e professionali maturate tra l’Italia, Melbourne e Siviglia, ha sviluppato una naturale vocazione internazionale e una particolare sensibilità verso il dialogo tra culture. Nelle sue parole emerge una diplomazia fatta di ascolto, servizio e costruzione paziente di legami tra persone, istituzioni e territori. “La mia esperienza professionale mi ha insegnato che le collaborazioni più solide nascono dalla conoscenza reciproca”, afferma, sintetizzando così una visione che guarda oltre gli aspetti economici per valorizzare il dialogo tra culture.

Non sorprende, dunque, che nell’affrontare i temi degli investimenti e della cooperazione economica tra Italia e Cile, il console richiami proprio l’importanza della preparazione e della conoscenza diretta dei contesti: “Prima di avviare un progetto è essenziale conoscere il mercato, individuare interlocutori affidabili e approfondire le condizioni doganali, fiscali e organizzative della propria attività”. Un approccio pragmatico che si accompagna a una forte dimensione umana, nella convinzione che “visitare il territorio, ascoltare chi vi opera e dedicare tempo alle persone è il primo passo per costruire fiducia”.

Nominato console onorario nel 2022, Paiano ha dedicato il suo mandato a rafforzare i rapporti tra il Cile e la Toscana, promuovendo iniziative che coinvolgono istituzioni, università, artisti e imprese. Dal sostegno ai cittadini cileni presenti sul territorio alla costruzione di nuove opportunità di cooperazione, il suo impegno punta oggi a trasformare l’amicizia tra i due Paesi in occasioni concrete di incontro e sviluppo. Una missione che trova forse la sua espressione più efficace nella convinzione che una sede consolare acquisti valore attraverso “le persone che vi trovano sostegno e le relazioni che da lì possono nascere”.

In questa conversazione, Paiano racconta il proprio percorso umano e professionale, le prospettive delle relazioni tra Toscana e Cile e le sfide di un incarico vissuto quotidianamente come servizio alla comunità.

Console, come si lega la sua storia personale al Cile? “Il mio legame con il Cile nasce da una passione per l’America Latina, cresciuta insieme al desiderio di conoscere persone, culture e modi diversi di guardare al mondo. Durante gli studi universitari ho trascorso un anno alla Monash University di Melbourne; successivamente ho vissuto un anno a Siviglia, dove ho sviluppato importanti rapporti professionali. Esperienze che mi hanno insegnato ad ascoltare e a comprendere prospettive diverse dalla mia. Con il Cile avvertivo già una particolare vicinanza, alimentata dai legami storici e dalle affinità politiche tra i nostri Paesi, nel comune riferimento alla democrazia e al dialogo. L’incarico consolare ha trasformato questo sentimento in una responsabilità concreta, che vivo con passione e gratitudine”.

Cosa significa per lei rappresentare il Cile in una città come Firenze, crocevia di cultura, impresa e relazioni internazionali? “Rappresentare il Cile a Firenze significa inserirsi in una storia di incontri che ha reso questa città un patrimonio universale. Qui arte, ricerca e impresa offrono possibilità straordinarie di collaborazione, e il Cile ha molto da condividere in ciascuno di questi ambiti. Accanto alla promozione delle relazioni, sento profondamente il compito di essere vicino ai cittadini cileni presenti in Toscana. Desidero che il Consolato sia un luogo nel quale trovare ascolto, rispetto e orientamento. Credo che la fiducia nelle istituzioni cresca anche attraverso questa esperienza quotidiana: sapere che qualcuno prenderà a cuore la propria richiesta e cercherà, con serietà, di offrire un aiuto”.

Se dovesse descrivere il Cile di oggi con tre parole, quali sceglierebbe e perché? “Sceglierei identità, creatività e apertura. Identità, per la forza di una storia e di tradizioni che attraversano territori molto diversi e alimentano un profondo senso di appartenenza. Creatività, per il talento dei suoi artisti e la capacità dei ricercatori e degli imprenditori di immaginare nuove possibilità. Apertura, per la vocazione al dialogo internazionale e l’attenzione a sfide come la sostenibilità, l’energia e la conoscenza scientifica. Sono qualità che ho riconosciuto nelle persone incontrate in questi anni. Attraverso le loro esperienze ho scoperto un Paese che merita di essere conosciuto nella sua complessità, nella sua sensibilità e nelle sue aspirazioni”.

Come giudica lo stato attuale delle relazioni tra Toscana e Cile, sia sul piano istituzionale sia su quello economico e culturale? “Le considero relazioni vive, sostenute da un’amicizia che trova espressione in molte affinità: la cultura, la qualità delle produzioni, la ricerca e il legame con il territorio. Abbiamo lavorato per dare forma a questa vicinanza attraverso occasioni diverse, dall’incontro all’Osservatorio di Arcetri alla presenza degli artisti cileni alla Biennale di Firenze, fino al dialogo avviato a Montalcino con una delegazione della Valle del Maule. Ciascuna esperienza ha aperto una possibilità di conoscenza. Ora il nostro impegno è accompagnare questi rapporti nel tempo, affinché possano maturare collaborazioni utili alle comunità e capaci di coinvolgere anche le nuove generazioni”.

La presenza italiana ha lasciato un’impronta significativa nella storia del Cile. Quanto è ancora vivo oggi questo legame e in quali ambiti si manifesta maggiormente? “È un legame profondamente vivo, custodito nelle famiglie e rinnovato nelle relazioni tra i nostri Paesi. Gli italiani che raggiunsero il Cile portarono lavoro, competenze e tradizioni, contribuendo alla società che li accolse e costruendo una nuova appartenenza. Questa eredità continua nelle imprese, nelle università, nell’arte e nelle tante storie personali che attraversano l’oceano. Mi colpisce soprattutto il modo in cui le nuove generazioni riscoprono le proprie origini: una memoria familiare può diventare il desiderio di studiare, lavorare o avviare un progetto nell’altro Paese. È una risorsa preziosa, che abbiamo il dovere di coltivare con attenzione e lungimiranza”.

Quale aspetto della cultura cilena ritiene meno conosciuto dagli italiani e meritevole di maggiore attenzione? “La vitalità dell’arte cilena e il contributo delle sue artiste meritano maggiore attenzione. Alla Biennale internazionale di Arte moderna di Firenze ho incontrato numerosi artisti cileni, le cui opere hanno saputo esprimere sensibilità originali e dialogare con un pubblico internazionale. Penso anche alla scultrice Rebeca Matte Bello, profondamente legata a Firenze, alla quale abbiamo contribuito a rendere omaggio a Palazzo Pitti nel 2025. Il prezioso lavoro della ricercatrice María Ester González ha permesso di riportare l’attenzione sulla sua figura. Valorizzarne l’eredità significa riconoscere il talento e la determinazione di una grande donna e riscoprire una storia culturale che appartiene a entrambi i nostri Paesi”.

Quali opportunità offre oggi il Cile alle imprese italiane interessate a investire o a sviluppare collaborazioni commerciali nel Paese? “Il Cile è un interlocutore di grande interesse per le imprese italiane. L’Italia è il terzo partner commerciale del Cile nell’Unione europea e il sesto investitore estero nel Paese. Nel 2025 l’interscambio bilaterale ha raggiunto circa 2,1 miliardi di euro. Vedo prospettive nelle energie rinnovabili, nelle infrastrutture, nella gestione dell’acqua, nell’agroindustria, nei macchinari e nelle tecnologie legate alle attività minerarie. L’accordo commerciale tra Unione europea e Cile facilita gli scambi e prevede l’eliminazione dei dazi per la quasi totalità delle esportazioni europee, secondo le condizioni applicabili ai singoli prodotti. Vedo soprattutto l’opportunità di unire competenze complementari: l’esperienza industriale italiana può incontrare esigenze concrete dell’economia cilena e favorire progetti di innovazione e sviluppo condiviso”.

Quale consiglio darebbe a un imprenditore italiano che desidera approcciarsi al mercato cileno per la prima volta? “Gli consiglierei di avvicinarsi al Cile con curiosità, preparazione e rispetto. Prima di avviare un progetto è essenziale conoscere il mercato, individuare interlocutori affidabili e approfondire le condizioni doganali, fiscali e organizzative della propria attività. L’Ambasciata, la Camera di Commercio Italiana in Cile e gli organismi di promozione economica possono offrire un orientamento prezioso. La mia esperienza professionale mi ha insegnato che le collaborazioni più solide nascono dalla conoscenza reciproca. Visitare il territorio, ascoltare chi vi opera e dedicare tempo alle persone è il primo passo per costruire fiducia”.

C’è un episodio o un incontro vissuto durante la sua attività consolare che conserva con particolare piacere? “Ricordo con particolare piacere la visita ufficiale a Santiago del Cile, durante la quale ho incontrato l’Ambasciatrice d’Italia Valeria Biagiotti e il Presidente della Camera di Commercio Italiana in Cile, Luciano Marocchino. Poter dialogare direttamente in Cile con chi lavora ogni giorno per rafforzare i rapporti tra i nostri Paesi è stata un’esperienza di grande valore. Da quegli incontri è nata la volontà di approfondire progetti condivisi, con particolare attenzione alle opportunità per i giovani e alla collaborazione tra il mondo della formazione e quello delle imprese. Mi auguro che questo lavoro possa contribuire a rendere ancora più vicine le nostre comunità”.

Qual è il ricordo più significativo maturato nel corso del suo mandato di Console Onorario? “L’inaugurazione della sede consolare a Firenze, nel febbraio 2023, resta un ricordo speciale. La presenza dell’Ambasciatore Ennio Vivaldi, delle autorità, dei rappresentanti consolari e della precedente Console onoraria Maria Teresa Ricasoli ha dato a quella giornata un significato profondo. Ho avvertito con emozione la fiducia che mi veniva accordata e la responsabilità di darle seguito. Da allora ho cercato di tradurla in disponibilità e impegno, mettendo a disposizione tempo, esperienza e passione. Mi accompagna ancora la consapevolezza di quel giorno: una sede consolare acquista valore attraverso le persone che vi trovano sostegno e le relazioni che da lì possono nascere”.

Qual è stata invece la sfida più complessa che ha dovuto affrontare in questi anni? “Una delle esperienze più intense ha riguardato un cittadino cileno di 83 anni che, dopo il furto del passaporto, si trovava in stato confusionale e si era smarrito a Firenze. Il gruppo con cui viaggiava aveva proseguito il tour senza di lui, mentre suo figlio, dal Cile, cercava con grande preoccupazione di avere sue notizie. Mi sono attivato insieme alle forze dell’ordine per le ricerche, fino a quando è stato ritrovato in ospedale. Gli ho quindi prestato assistenza e, grazie alla grande collaborazione del Consolato Generale del Cile a Roma, siamo riusciti a ottenere i documenti necessari e a organizzare il suo rientro in Cile, sano e salvo, dal figlio. È una vicenda che porto nel cuore. Aver contribuito al suo ritorno a casa e al ricongiungimento con il figlio resta una delle soddisfazioni più profonde del mio incarico e mi ricorda quanto il servizio consolare possa incidere nella vita delle persone”.

Tra le personalità istituzionali, diplomatiche, culturali o imprenditoriali incontrate nel suo percorso, ce n’è una che l’ha particolarmente colpita? “Tra i momenti che ricordo con maggiore emozione c’è la cerimonia per il centenario dell’Università degli Studi di Firenze, alla quale ho partecipato nel 2024, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella. Mi hanno colpito la sua capacità di ascolto, l’empatia e l’attenzione verso le persone. Nel suo modo di rappresentare le istituzioni ho riconosciuto l’equilibrio, il rispetto e il senso di responsabilità che danno valore al servizio pubblico. È un esempio al quale guardo con profonda stima: la sua autorevolezza, accompagnata da una grande misura umana, indica una strada che cerco di seguire anche nella funzione consolare, dedicando attenzione alla dignità e alle esigenze di ciascuno”.

Il Cile vanta una straordinaria varietà geografica e paesaggistica. Quali luoghi ed esperienze consiglierebbe a un visitatore italiano che desideri scoprirne l’essenza più autentica? “Consiglierei di dedicare al Cile il tempo che merita e di lasciarsi sorprendere dalla sua varietà: il deserto di Atacama e i suoi cieli, Santiago e Valparaíso, le valli del vino, i laghi e i vulcani del sud, fino alla Patagonia. Il Cile offre paesaggi che invitano a fermarsi e cambiare il ritmo del viaggio. Consiglierei anche di conoscere la cucina, le tradizioni e la vita quotidiana dei territori, cercando il confronto con chi li abita. La bellezza dei luoghi resta impressa nella memoria, una conversazione o un gesto di accoglienza, invece, possono farci sentire parte di un Paese e accompagnarci anche dopo il ritorno”.

C’è un luogo del Cile che ritiene particolarmente rappresentativo dell’identità e dell’anima del Paese? “Sceglierei Valparaíso, con il suo porto affacciato sul Pacifico, le case sulle colline e la sua storia di incontri, partenze e ritorni. È una città che ha ispirato poeti e artisti e che custodisce una personalità forte, fatta di creatività e memoria. Naturalmente il Cile è troppo vasto e ricco di sfumature per essere racchiuso in un solo luogo. Valparaíso, però, mi sembra una porta d’ingresso suggestiva: invita ad avvicinarsi alla storia del Paese attraverso il mare, l’arte e la vita delle persone che lo abitano”.

Quali iniziative sono attualmente in corso o in fase di sviluppo per rafforzare i rapporti tra il Cile e la Toscana? “Stiamo preparando progetti maturati attraverso un dialogo paziente con istituzioni, università e imprese, aprendo anche nuove opportunità per i giovani. Tra questi, un percorso di amicizia tra due città, con la prospettiva di un futuro gemellaggio, e una collaborazione universitaria alla quale mi dedico da oltre due anni. L’obiettivo è rendere possibili percorsi di doppio titolo, che consentano agli studenti di conseguire un titolo da ciascuna delle due università attraverso un programma concordato; l’ufficializzazione dell’iniziativa è prevista per gennaio 2027. Per dicembre prepariamo inoltre la partecipazione di una realtà imprenditoriale cilena a un importante evento enogastronomico. Presenteremo prossimamente i dettagli: il nostro desiderio è creare opportunità che possano crescere nel tempo, coinvolgendo giovani, imprese e comunità”.

Intervista di Marco Finelli

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