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Luca Franchetti Pardo, Ambasciatore a Varsavia: “Italia e Polonia condividono una visione strategica sempre più vicina. L’Europa deve imparare a essere più resiliente”

Redazione by Redazione
16 Ottobre 2026
in Interviste
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Luca Franchetti Pardo, Ambasciatore a Varsavia: “Italia e Polonia condividono una visione strategica sempre più vicina. L’Europa deve imparare a essere più resiliente”
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La carriera diplomatica dell’Ambasciatore Luca Franchetti Pardo si sviluppa lungo alcune delle principali direttrici della storia contemporanea, tra Medio Oriente, Stati Uniti, NATO e Unione Europea. Un percorso che, grazie a una profonda conoscenza delle dinamiche politiche e strategiche internazionali, lo ha portato a confrontarsi con molti dei dossier più complessi degli ultimi decenni, maturando un’esperienza che unisce visione geopolitica, capacità negoziale e attenzione ai delicati equilibri della sicurezza internazionale.

Uno sguardo particolarmente prezioso oggi a Varsavia, in una fase storica segnata da profondi mutamenti. La Polonia, infatti, si è affermata come uno degli attori più influenti nel dibattito sulla sicurezza europea, nella cooperazione euro-atlantica e nelle riflessioni sul futuro dell’Ucraina. Temi che l’Ambasciatore osserva quotidianamente da una prospettiva privilegiata, forte di un percorso professionale che lo ha visto operare nei principali centri decisionali occidentali.

Eppure, dietro il diplomatico abituato ai tavoli negoziali e alle questioni geopolitiche, emerge anche una visione profondamente umana della professione. “La molla che mi spinge è la curiosità di conoscere mondi, culture e mentalità differenti”, racconta, mentre tra gli insegnamenti più preziosi ricevuti ricorda quello trasmessogli dal padre: “dare centralità al rapporto umano”. Una convinzione che lo accompagna da quando, 37 anni fa, pronunciò il giuramento di fedeltà alla Repubblica, ricordo che ancora oggi considera “indelebile”.

In questa conversazione, l’Ambasciatore ripercorre le sfide della sicurezza europea, il ruolo crescente della Polonia nello scenario internazionale, la solidità del rapporto tra Roma e Varsavia e alcune delle esperienze che hanno contribuito a formare uno dei diplomatici italiani più autorevoli nel campo degli affari politici e strategici.

Ambasciatore, come descriverebbe oggi lo stato delle relazioni tra Italia e Polonia e quali sono i settori nei quali la cooperazione bilaterale sta crescendo con maggiore intensità?  “I rapporti tra Italia e Polonia sono eccellenti, e non si tratta di una affermazione di circostanza, ma di una realtà confermata dai fatti. Le nostre relazioni si sviluppano a tutto campo – tanto a livello bilaterale quanto nei fori di cooperazione multilaterali – a livello politico, economico e nel partenariato di sicurezza. Ne è prova – solo per limitarci al periodo del mio mandato quale Ambasciatore in Polonia – l’intensità delle visite bilaterali ad alto livello politico: ben sei tra incontri a livello di Capi di Stato e di Governo, senza contare gli incontri a livello ministeriale e quelli nelle sedi delle istituzioni europee. Tale dinamismo è facilitato dal fatto che Italia e Polonia condividono due direttrici politiche essenziali: la comune appartenenza all’Unione europea e la vocazione atlantista. Tra i settori in cui la nostra cooperazione è stimolata da una convergenza di interessi strategici mi limito a nominare il processo di allargamento dell’UE, la transizione energetica, la politica industriale e la gestione dei flussi migratori”.

La Polonia è oggi una delle economie più dinamiche d’Europa. Quali opportunità offre alle imprese italiane e in quali comparti si registra il maggiore interesse per il Made in Italy? “Le opportunità più interessanti, a mio parere, nascono dall’incontro fra le competenze italiane e i programmi di investimento polacchi in un contesto già particolarmente dinamico e ricco di legami industriali ed economici. Nel 2025 il PIL della Polonia è cresciuto del 3,6%, contro l’1,5% della media UE, e l’interscambio con l’Italia ha raggiunto 36,7 miliardi di euro, di cui 20,8 miliardi di esportazioni italiane. I macchinari, i prodotti in metallo e i mezzi di trasporto guidano le nostre vendite; moda e alimentari restano molto presenti. Guardando avanti, con un occhio agli ambiziosi piani di investimento infrastrutturale di questo Paese, penso alle reti elettriche, alle ferrovie, all’aerospazio e alla difesa. Si tratta di progetti distribuiti in tutto il territorio polacco, per questo durante il mio incarico ho svolto numerose viste in diversi voivodati incontrando autorità locali, università e comunità d’affari legate all’Italia per individuare le opportunità di ciascun territorio. Sono missioni che avvicinano l’Ambasciata e il Sistema Italia alle imprese fuori dai grandi centri, rendendo più accessibile la nostra assistenza e aiutandoci a fare rete e a sviluppare progetti comuni”.

Italia e Polonia condividono profonde radici culturali e una forte appartenenza europea. Quali sono gli elementi che rendono oggi particolarmente solido il rapporto tra i due Paesi? “Il popolo italiano e quello polacco sono uniti da legami di amicizia davvero profondi e da un senso di vicinanza valoriale e culturale capace di superare la distanza geografica. Nel corso della storia, vi sono stati numerosi passaggi in cui le vicende dei due popoli si sono intrecciate. Basti pensare alle comuni battaglie per l’indipendenza nazionale in epoca risorgimentale, al contributo dei soldati polacchi, sotto il comando del Gen. Anders, alla Liberazione dell’Italia dal nazifascismo o, più di recente, alla straordinaria figura di Papa Wojtyła, amato tanto in Italia quanto nel suo paese natio. Oggigiorno, Italia e Polonia non solo condividono l’appartenenza all’UE e alla NATO, ma sono unite anche da un rapporto bilaterale estremamente florido sotto tutti i punti di vista: rapporti politico-istituzionali molto intensi; sintonia di vedute sui principali dossier europei e sul quadro di sicurezza internazionale; un interscambio commerciale in continua espansione, con la Polonia che a livello globale è divenuto il settimo mercato di destinazione per il nostro export; una forte presenza di imprese italiane ben inserite nel tessuto produttivo polacco. Fondamentale è poi il contributo delle comunità di residenti – italiani in Polonia (ad oggi gli iscritti AIRE ammontano ad oltre 13 mila) e polacchi in Italia – che con la propria operosità contribuiscono ogni giorno a irrobustire il legame tra i due Paesi”. 

Quali sono i principali dossier bilaterali sui quali l’Ambasciata è maggiormente impegnata in questa fase?  “Oltre alla cooperazione economica di cui ho parlato poc’anzi, siamo impegnati a espandere ulteriormente le basi della nostra collaborazione bilaterale, sulla scia del Memorandum in materia di consultazioni strutturate e cooperazione strategica firmato dai due Ministri degli Esteri lo scorso aprile. Si rafforza anche la nostra cooperazione scientifica, grazie alla promozione di reti di ricerca e accordi quadro che stimolano la mobilità di scienziati e ricercatori”.

La Polonia ha assunto un ruolo centrale nel dibattito sulla sicurezza europea. Come valuta l’evoluzione del suo peso politico e strategico all’interno dell’Unione Europea e della NATO?  “Gli ingenti programmi di espansione e ammodernamento delle Forze Armate, che si accompagnano ad una spesa per la difesa tra le più alte della NATO a livello di percentuale sul PIL, contribuiscono a fare della Polonia un attore chiave della politica di difesa in ambito NATO e UE, in modo particolare per la protezione del fianco Est dell’Europa. La Polonia assume un ruolo cruciale anche in una prospettiva di ricostruzione dell’Ucraina, in primis per la sua prossimità geografica, ma anche per il già intenso livellodi cooperazione economica tra Varsavia e Kiev e l’esperienza acquisita dalle imprese polacche sui mercati ucraini”.

La guerra in Ucraina ha riportato la geopolitica al centro della vita quotidiana degli europei. Ritiene che le nuove generazioni abbiano oggi una maggiore consapevolezza del valore della diplomazia rispetto al passato? “Non si può nascondere che viviamo in una fase di profonda ridefinizione del sistema internazionale post-Guerra fredda ed è comprensibile che ci si possa sentire disorientati. Tuttavia, come ha detto il Presidente Mattarella in occasione dell’ultima Festa della Repubblica, questa tendenza regressiva dell’ordine internazionale “non deve indurre alla rassegnazione in nome di un malinteso realismo che, oltre che moralmente deprecabile, rappresenterebbe un grave errore di valutazione”. I modelli autoritari – tanto nella governance interna quanto nelle relazioni internazionali – in ultima analisi non riescono a fornire un’alternativa credibile a quello spazio di libertà senza precedenti che è l’Europa. Rimango ottimista anche perché credo fermamente nell’impegno dell’Italia e della maggioranza di Stati che – come noi e la Polonia – riconoscono il contributo essenziale del multilateralismo e della cooperazione fra Paesi nell’assicurare la pace e nel rispondere alle sfide contemporanee”.

Il conflitto in Ucraina ha profondamente trasformato gli equilibri del continente. Da Varsavia, quale percezione si coglie delle sfide che l’Europa dovrà affrontare nei prossimi anni? “L’aggressione brutale e immotivata della Russia all’Ucraina è una flagrante violazione dell’ordine internazionale basato sulle regole. Essa impone all’Europa l’esigenza di assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza, in piena sintonia con gli impegni nel quadro della NATO. La Polonia ha mostrato una notevole lungimiranza nel suonare il campanello di allarme circa la serietà della minaccia. La sfida maggiore – che qui in Polonia è ben presente – è rendere l’Europa resiliente di fronte ad una minaccia che si fa al contempo multiforme e persistente. Basti pensare a fenomeni subdoli come la disinformazione, il “cyberwarfare” e le attività ibride”.

Qual è l’immagine dell’Italia che incontra più frequentemente tra i cittadini polacchi? “L’Italia è nel cuore dai Polacchi e non da oggi. Ne ho prova quotidianamente nei miei contatti, ma lo confermano anche dei riscontri concreti: il nostro Paese è in assoluto la prima destinazione estera per i turisti polacchi, nei sondaggi sul popolo più amato spiccano sempre gli Italiani e da ultimo registriamo anche una forte crescita negli acquisti di seconde case in Italia”.

Quali eccellenze italiane suscitano oggi il maggiore interesse in Polonia, sia dal punto di vista economico sia da quello culturale? “E’ difficile dare una risposta netta, perché i Polacchi sono dei profondi conoscitori dell’Italia e della grande varietà di tradizioni artistiche, culturali e culinarie che ci caratterizza. È però indubbio che la cucina italiana, anche quella regionale, è qui altamente apprezzata. Aggiungerei poi tutta l’ampia gamma di nostri prodotti che coniugano in maniera unica al mondo design e tecnologia. Infine, due annotazioni forse poco note ma secondo me molto indicative: la Polonia è il terzo mercato europeo per l’acquisto di diritti di traduzione di opere italiane e nel Paese si tengono diversi Festival di cinema italiano, che risultano sempre affollati”.

Nel corso della sua carriera diplomatica ha svolto incarichi in realtà molto diverse tra loro. Quali esperienze l’hanno formata maggiormente come diplomatico? “E’ vero, mi sono sforzato di avere una carriera variegata, per aree geografiche e per tipologie di incarichi alla Farnesina come all’estero e questo perché la molla che mi spinge è la curiosità di conoscere mondi, culture e mentalità differenti. Mi è quindi difficile, per non dire impossibile, stilare una graduatoria perché da ogni esperienza ne sono uscito arricchito, in qualche modo trasformato, e nella persona e nel diplomatico che sono oggi vi è un poco di tutto ciò che assorbito negli anni”.

Che cosa significa oggi rappresentare l’Italia a Varsavia in una fase così delicata della storia europea? “Rappresentare l’Italia è sempre un grande privilegio e motivo di profondo orgoglio: in particolare farlo in Polonia per i legami profondi che uniscono i nostri due Paesi e per il crescente ruolo che questo Paese ha assunto in Europa. E questo a prescindere dai drammatici sviluppi legati alla brutale e ingiustificata aggressione russa all’Ucraina. La Polonia negli ultimi vent’anni ha registrato una straordinaria trasformazione, passando da una situazione economica di Paese post comunista ad essere oggi circa la ventesima economia al mondo. In questa trasformazione l’Italia è sempre stata al fianco della Polonia e lo resterà ancora, per le affinità culturali che ci caratterizzano e per un interscambio economico in costante crescita e fortemente complementare”.

Se dovesse descrivere la Polonia in tre parole, quali sceglierebbe? “Cultura, dinamismo, accoglienza”.

C’è un aspetto della società polacca che l’ha particolarmente colpita e che in Italia è ancora poco conosciuto? “Direi la qualità della vita, che si ritrova in molteplici aspetti. Ai Polacchi piace vivere bene e quindi si trovano moltissimi ottimi ristoranti, le città sono molto curate e l’offerta culturale è ampia (cinema, tetro, musica, balletto, mostre) e di grande livello”.

Quali luoghi della Polonia consiglierebbe a un viaggiatore interessato non solo alle grandi città ma anche all’identità autentica del Paese? “Più che singoli luoghi, il mio suggerimento e di viaggiare molto attraverso il Paese. Un dato forse poco noto agli Italiani è che, anche per ragioni storiche, un poco come l’Italia la Polonia è caratterizzata da una grande varietà di tradizioni locali che meritano di essere conosciute ed esplorate”.

Ricordo più bello da diplomatico? “Ce ne sono ovviamente tanti in quasi quarant’anni di vita diplomatica, ma sicuramente resta indelebile il ricordo di quando ho firmato il Giuramento di fedeltà alla Repubblica al momento del mio ingresso in quella che resta una splendida Carriera”.

E quello più difficile? “La perdita di alcuni colleghi e colleghe cui ero molto legato”.

Coltiva qualche hobby in particolare? “Non qualche hobby in particolare, ma amo molto la natura e quindi cerco di fare viaggi anche in posti remoti o comunque lontani da luoghi affollati”.

Tra le personalità incontrate nel corso della sua carriera, ce n’è una che le ha lasciato un insegnamento particolarmente prezioso? “Ho avuto la fortuna di lavorare con diversi grandi maestri e da ciascuno ho imparato molto, ma sopra a tutti vi è mio padre, scomparso l’anno scorso, che era anche lui Diplomatico. Mi ha insegnato soprattutto a dare centralità al rapporto umano, sia con i collaboratori che con gli interlocutori esterni: senza empatia e una certa dose di umiltà, mi diceva, diventa molto difficile fare bene questa professione”.

Come consuetudine, concludo chiedendole il titolo di un libro che ritiene particolarmente significativo e che consiglierebbe ai lettori di Gazzetta Diplomatica. “Chissà, forse le storie di Corto Maltese di cui sono un grande fan…”.

Intervista di Marco Finelli

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