La Pinacoteca Comunale di Città di Castello dedica una mostra a Bepi Romagnoni (Milano, 1930 – Capo Carbonara, 1964), una delle figure più originali e radicali dell’arte italiana del secondo dopoguerra.
La mostra, Bepi Romagnoni. 2 piani, a cura di Mario Amodeo e Lorenzo Fiorucci, è realizzata in collaborazione con il Comune di Città di Castello – Assessorato alla Cultura, presieduto da Michela Botteghi – con l’Archivio Bepi Romagnoni e Montrasio Arte. Attraverso una selezione di opere, l’esposizione ripercorre il rapido e intenso percorso dell’artista, dagli anni della formazione fino agli ultimi lavori del 1964.
Una vicenda artistica concentrata in poco più di un decennio e interrotta tragicamente quando Romagnoni aveva appena trentatré anni, nel momento in cui la sua ricerca aveva raggiunto una piena autonomia e una dimensione internazionale. Proprio negli ultimi anni della sua vita l’artista elabora i Racconti, opere nelle quali pittura, disegno e frammenti fotografici si incontrano attraverso una personale interpretazione del collage, consapevolmente radicata nelle sue origini storiche ma capace di trasformarsi in un nuovo strumento di analisi della realtà contemporanea.

Nato a Milano il 21 novembre 1930, Giuseppe Romagnoni, detto Bepi, è il primo di nove figli. Nel 1942, durante la guerra, si trasferisce con la famiglia a Viggiù, per poi tornare a Milano alla fine del conflitto. Dopo essersi iscritto all’Istituto Tecnico per Geometri, tra il 1947 e il 1948 comincia ad avvicinarsi con sempre maggiore interesse al disegno e alla pittura. Abbandonati gli studi tecnici, nel 1950 frequenta la scuola serale di nudo dell’Accademia di Belle Arti di Brera, dove successivamente si iscrive ai corsi regolari, seguendo gli insegnamenti di Aldo Carpi e Italo Valenti. È in questo ambiente che entra in contatto con alcuni protagonisti della nuova generazione artistica milanese: Mino Ceretti, Giuseppe Banchieri, Giuseppe Guerreschi, Gianfranco Ferroni, Tino Vaglieri e Floriano Bodini. Le prime esperienze pittoriche, fino al 1953, sono caratterizzate da una ricerca prevalentemente astratta e geometrizzante. Il disegno assume tuttavia fin dall’inizio un ruolo centrale nella sua formazione: Romagnoni vince il Premio Junk nel 1954 e il Premio Diomira nel 1955 e nel 1956 partecipa, nella sezione grafica, alla Biennale di Venezia. Una svolta importante avviene durante il servizio militare, iniziato nel luglio del 1956 tra Orvieto e Roma. Nella capitale Romagnoni apre uno studio in via del Babuino e modifica progressivamente il proprio linguaggio. La pittura acquista una più forte intensità espressiva e si popola di soldati, armi, episodi di violenza e figure sottoposte a una tensione drammatica. Questi lavori vengono presentati nel marzo del 1957 alla Galleria Bergamini di Milano, con la quale l’artista avvia un rapporto di collaborazione, e successivamente alla Galleria La Bussola di Roma. In questa occasione Romagnoni conosce Enrico Crispolti, con il quale nascerà un dialogo critico destinato ad accompagnare gli sviluppi decisivi della sua ricerca. Nel 1958 Crispolti lo invita infatti alla mostra Colore-immagine/Segno e materia presso la Galleria La Medusa di Roma. Il nuovo decennio coincide con un momento cruciale di trasformazione. Nel 1960 partecipa alla mostra Possibilità di relazione alla Galleria L’Attico di Roma, curata attraverso il dialogo tra Enrico Crispolti, Roberto Sanesi ed Emilio Tadini. È la stagione nella quale Romagnoni affronta consapevolmente il superamento dell’Informale, cercando una diversa costruzione dello spazio e nuove possibilità narrative per la pittura. Nel dicembre dello stesso anno gli viene assegnato il Premio Apollinaire a Milano. Con la personale del 1961 alla Galleria Bergamini, accompagnata da un testo di Emilio Tadini, questo processo giunge a un punto decisivo. Dopo alcuni esperimenti nei quali introduce elementi fotografici all’interno del disegno, Romagnoni approda al collage, elaborandone una tecnica assolutamente personale. Frammenti di fotografie provenienti dalle grandi riviste e dai rotocalchi dell’epoca vengono isolati, ricomposti e messi in relazione attraverso interventi pittorici e grafici. Fotografia e pittura non sono più linguaggi separati, ma elementi di una stessa costruzione mentale e visiva. Nascono così i Racconti, titolo che da questo momento ricorre nella maggior parte delle sue opere: immagini discontinue, frammentarie, nelle quali la realtà sembra continuamente scomporsi e ricomporsi. Corpi, oggetti, ambienti, cronaca e memoria convivono nello stesso spazio senza obbedire a una narrazione lineare. Nel collage Romagnoni trova uno strumento capace di restituire la simultaneità e le contraddizioni dell’esperienza contemporanea, senza rinunciare alla centralità della pittura. Il 1962 segna definitivamente l’apertura internazionale della sua ricerca. Romagnoni perfeziona la tecnica del collage e nello stesso anno Enrico Crispolti lo invita ad Alternative Attuali al Castello Cinquecentesco dell’Aquila, importante ricognizione dedicata alle nuove possibilità della ricerca pittorica italiana. Parte quindi per Londra, dove soggiorna per circa due mesi insieme a Valerio Adami. Grazie ai rapporti tra Luca Scacchi Gracco e Godfrey Pilkington espone alla Piccadilly Gallery e, nel dicembre dello stesso anno, tiene una mostra personale all’Institute of Contemporary Arts – ICA. Tra febbraio e aprile del 1963 si susseguono tre importanti personali: alla Galleria La Mutina di Modena, alla Galleria del Leone di Venezia, e alla Galleria Il Punto di Torino. Proprio durante la mostra torinese Romagnoni incontra un giovane Michelangelo Pistoletto, del quale apprezza il lavoro suggerendogli di presentarlo alla Galleria Sonnabend di Parigi. Nello stesso periodo viene invitato da Giulio Carlo Argan alla IV Biennale di San Marino. Il 1964 rappresenta insieme l’apice e il tragico epilogo della sua vicenda. Dopo una personale alla Galleria La Polena di Genova, grazie all’attenzione di Giuseppe Marchiori e Werner Haftmann, Romagnoni viene invitato a partecipare a Documenta III di Kassel, dove espone tre importanti tele nella stessa sezione di Larry Rivers e Robert Rauschenberg. A soli trentatré anni il suo lavoro entra così in una delle più importanti rassegne internazionali dedicate all’arte contemporanea. Negli stessi mesi, insieme al mercante Trivulzio, Romagnoni riflette anche sulla possibilità di una diversa e più democratica circolazione dell’arte. Nasce il progetto 13 Festoman, che coinvolge tredici artisti (tra i quali Alechinsky, Arroyo, Lam, Matta e Recalcati) chiamati a rendere replicabile un’opera attraverso manifesti litografici di grande formato, sottraendo così l’immagine artistica all’unicità dell’originale e rendendola più accessibile. La mostra verrà realizzata soltanto nel 1965 tra Milano e Parigi e sarà simbolicamente inaugurata da un grande falò pubblico nel quale verranno bruciate le opere originali, attribuendo alla loro riproduzione litografica il valore di testimonianza dell’idea iniziale. Romagnoni non vedrà realizzato il progetto. Il 19 luglio 1964, durante una battuta di pesca subacquea a Capo Carbonara, in Sardegna, rimane intrappolato tra gli scogli e perde la vita nonostante il tentativo dell’amico Mino Ceretti di soccorrerlo.
Bepi Romagnoni. 2 piani torna oggi su questa esperienza breve e straordinariamente intensa, restituendo la figura di un artista che, nel volgere di pochi anni, seppe attraversare alcune delle questioni centrali della ricerca italiana ed europea del secondo dopoguerra: il superamento dell’Informale, il ritorno all’immagine, il rapporto tra pittura e fotografia, la nascita di una nuova figurazione e la possibilità di trasformare il collage in uno strumento di racconto del presente.
— Per effetto della “forza rotatoria”, le cose e le figure in Romagnoni si allungano, si deformano, entrano in un vortice di luci e di spessori che danno l’idea di un movimento incessante. Lo stesso di cui, in famoso scritto parla anche l’artista: è il passaggio sulla stanza con la porta alle spalle che dà su un’altra stanza, o su un corridoio, con il telefono, la televisione e tanti altri angoli di fuga possibili. C’è anche una poltrona e, forse, qualcuno è seduto o forse nessuno. Ci sono, poi, gli altri appartamenti e il viale esterno e gli occhi dell’autore che, come un cineasta, non smette di indagare quanto lo circonda. —
Ermanno Krumm, Romagnoni e la nera crudeltà di una sedia, in Bepi Romagnoni. Il racconto interrotto 1930-1964, Allemandi & C., 2015
La mostra è inserita negli eventi della XXII Giornata del Contemporaneo promossa da A.M.A.C.I. e si colloca nel percorso che, da alcuni anni, il Comune di Città di Castello e l’Assessorato alla Cultura dedicano, in occasione della manifestazione, a specifici approfondimenti sul tema della Nuova Figurazione. Bepi Romagnoni. 2 piani costituisce il secondo appuntamento di questo percorso, dopo la retrospettiva Leonardo Cremonini. L’enigma della quiete, ospitata alla Pinacoteca Comunale dal 12 ottobre 2024 al 2 marzo 2025. L’esposizione offre al pubblico l’occasione di riscoprire un autore la cui precoce scomparsa non ha impedito all’opera di occupare una posizione autonoma e significativa nella storia dell’arte italiana del secondo Novecento.

L’esposizione è accompagnata da un catalogo edito da Montrasio Arte, con testi dei curatori Mario Amodeo e Lorenzo Fiorucci e un contributo di Flaminio Gualdoni.
Bepi Romagnoni
2 piani
a cura di Mario Amodeo e Lorenzo Fiorucci
Pinacoteca Comunale Città di Castello, Perugia
inaugurazione: 10 ottobre 2026, ore 16.00
periodo espositivo: 11 ottobre 2026 – 17 gennaio 2027

