L’attacco russo di ieri a un treno in Ucraina vicino alla frontiera con la Polonia “è un altro segnale della Russia che dice: attenzione, non aiutate troppo l’Ucraina“. Lo ha detto il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani a 24 Mattino su Radio 24. “Certamente la Russia manda segnali, fa provocazioni, testa le reazioni dell’Occidente“, ha aggiunto Tajani, secondo cui “in questo caso bisogna sempre essere fermi” perché “la Russia non può continuare con questa aggressività“, ma “senza perdere la capacità di mediazione, di dialogo“. “Certamente non ci facciamo intimidire, ma siamo sostenitori di una forte azione di pace e ci auguriamo che i colloqui si possano realizzare tra Putin e Zelensky e magari con la mediazione americana o ben venga anche mediazioni dell’India, della Cina“, ha aggiunto il ministro a Radio 24. “È importante che si raggiunga la pace“, ha anche detto, precisando che l’Italia “continua a sostenere l’Ucraina“.
Tra Russia ed Europa, ha aggiunto il titolare della Farnesina “c’è una grande tensione, ma io credo che nessuno abbia intenzione di fare la guerra. Anche la Russia non credo che abbia intenzione di fare alcuna guerra, perché saprebbe bene di perderla contro l’Occidente. La Russia verrebbe sconfitta, quindi non credo che convenga alla Russia“, ha aggiunto Tajani a Radio 24, secondo cui i Paesi europei devono “continuare a lavorare per la pace“.
“È chiaro – ha aggiunto il Ministro commentando la sollecitazione di Donald Trump al presidente ucraino Volodymyr Zelensky di “fermare gli attacchi” contro le raffinerie russe. – che gli attacchi alle raffinerie russe provocano danni anche al prezzo del petrolio, ma i danni al prezzo del petrolio vengono soprattutto da quello che accade a Hormuz e a Bab el Mandeb“, quindi “sul fronte medio-orientale“.
Sulla Missione Aspides, Tajani ha infine precisato che “continuerà, andrà avanti nella speranza di non dover intervenire, ma ci sarà una ‘close protection’, cioè un’azione di forte controllo, di forte protezione vicina ai nostri mercantili perché guai a bloccare il mercato mondiale, guai a bloccare la libertà di navigazione. Già c’è una situazione complicata a Hormuz, evitiamo che ci sia anche Bab el Mandeb. È chiaro – ha concluso Tajani – che gli iraniani stanno forzando la mano e attraverso i loro proxy, cioè gli Houthi, Hezbollah, Hamas, per cercare di dimostrare la loro forza e convincere gli americani a lasciar perdere il conflitto“.

