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“Ora l’Ucraina ci insegna come fare la guerra!”, l’Editoriale dell’Ambasciatore Bruno Scapini

Redazione by Redazione
29 Agosto 2026
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“Ora l’Ucraina ci insegna come fare la guerra!”, l’Editoriale dell’Ambasciatore Bruno Scapini
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di Bruno Scapini

Difficile capire quale altra motivazione si possa celare dietro l’attuale linea politica del nostro Ministro della Difesa, se non quella di puntare ad una finalizzazione bellica del nostro Sistema Paese onde trarne benefici economici in favore del complesso industrial-militare.

Confermerebbe questa percezione la recentissima nomina fatta dal Ministro Crosetto di Mykhailo Fedorov, ex Ministro della Difesa ucraino (peraltro appena licenziato dal Governo), quale consulente ministeriale per l’innovazione tecnologica militare. Una mossa, questa, che ci getta nel più fosco sconcerto. E varie sono le ragioni. In primo luogo, viene spontaneo domandarci se ci fosse veramente tanto bisogno di una consulenza straniera per un Paese come l’Italia ritenuto tradizionalmente tra i più avanzati nell’industria bellica e nella sperimentazione tecnologica a finalità militare.

No. Sembrerebbe non bastare alla nostra Difesa disporre di tutti quei poligoni militari sparsi sul territorio nazionale per sperimentare nuovi tipi d’arma o per portarli a gradi successivi di efficientamento. A noi serve – ed è questa la giustificazione in versione ufficiale – proprio l’esperienza dell’Ucraina! Neanche quella acquisita da Paesi amici ed alleati, come gli Stati Uniti, che in decenni di guerre combattute in varie configurazioni di teatri bellici, avrebbero offerto certamente maggiori garanzie di esperienza e affidabilità.

Con un conflitto armato in pieno corso contro la Russia, e con una crisi economica alle spalle che lascia sempre più vittime tra gli italiani già in sofferenza, Crosetto sceglie la consulenza di un ucraino. Decisione gravissima!

Primo, perché porta l’esposizione del nostro Paese a livelli preoccupanti di rischio per un suo coinvolgimento diretto nella guerra contro la Russia. L’Italia, infatti, diventa così parte primaria attiva del conflitto considerando che la decisione assunta ora dal nostro Ministro fa seguito ad un’altra iniziativa, parimenti pericolosa e gravida di conseguenze, quella di aver consentito alla Leonardo S.p.A. di fondare, già dal mese di maggio scorso, una società direttamente in territorio ucraino (la Leonardo-Ukraine) per la produzione in loco di armi, aggirando in tal modo financo quelle poche restrizioni ormai residuali che verrebbero imposte dalla Legge 185/90 in tema di esportazione e transito di materiali d’armamento.

Ma la nomina del nuovo consulente ministeriale ci lascia molto perplessi anche per via dei non affidabili trascorsi dell’uomo. Trascorsi che lo hanno visto coinvolto, o per lo meno sospettato, in un vasto caso di corruzione nel Paese. Pur in assenza di formali incriminazioni, infatti, Fedorov è stato citato dalle agenzie ucraine per l’anti-corruzione Nabu/Sapo, e dallo stesso Parlamento, a causa di un suo supposto collegamento con l’Operazione Midas, la grande inchiesta su tangenti milionarie aperta dalla Magistratura nel settore energetico e nucleare e con altri casi consimili. Quali garanzie potrà, dunque, mai offrire un tale soggetto ai fini di una consulenza attendibile e trasparente?

Ma insiste un terzo aspetto di questa nomina che si rileva di particolare gravità: sullo sfondo di uno scenario politico interno dell’Ucraina fortemente turbolento, instabile, e in cui prevalgono sfiducia e diffidenze riconducibili ad una situazione estera assai critica – soprattutto per i negativi esiti dell’impegno militare sul terreno – la decisione di Crosetto non si conforma affatto ai più genuini interessi strategici dell’Italia. Fedorov è, infatti, fattore di altissimo rischio per la nostra sicurezza nazionale che potrebbe incontrare seri e irreparabili pregiudizi proprio attraverso una consulenza per la quale sarebbe impossibile, per realizzarla, evitare la conoscenza o la trasmissibilità di dati sensibili concernenti i nostri apparati e strutture di difesa.

Ma al di là di questi aspetti di portata selettivamente rilevante per la tutela e la protezione degli eco-sistemi militari nazionali, c’è una riflessione che giunge legittima: la linea politica che il nostro Ministro sta oggi conducendo con spavalda caparbietà non promette nulla di buono. Non apre nessuna via alla distensione, e tanto meno è indicativa di un processo di “de-escalation” del conflitto in corso. Obiettivo, questo, che sarebbe ben apprezzabile se il vero interesse perseguito dal nostro Governo fosse quello di ricercare, senza ipocrisie e dissimulazioni, una strada verso la costruzione della pace. Tutt’altro, invece. Cosi agendo, il nostro Ministro svela il suo vero malcelato intendimento: ovvero, approfittare della guerra in corso per promuovere e favorire gli interessi speculativi del nostro complesso industrial-militare. Ma forse, la carta acquisita ora con la nomina di Federov a consulente ministeriale – in assenza di contro-indicazioni da parte di Bruxelles e dei “volenterosi” – almeno in questo potrebbe essere quella vincente!.

Bruno Scapini, Ambasciatore d’Italia

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