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Nepal, De Priamo (FDI): “Cordoglio per le vittime, trasparenza sul disastro”

Redazione by Redazione
29 Agosto 2026
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Nepal, De Priamo (FDI): “Cordoglio per le vittime, trasparenza sul disastro”
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L’Intergruppo Parlamentare Italia-Tibet, tramite il suo Presidente, Senatore Andrea De Priamo, esprime “profondo cordoglio per le vittime della catastrofica alluvione che ha colpito il Tibet meridionale e il Nepal. Le ricostruzioni disponibili sembrano indicare che il disastro abbia avuto origine dal collasso di un’enorme massa di ghiaccio e roccia nell’area di Gyirong, in territorio tibetano amministrato dalla Cina. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha inoltre chiarito che il segnale inizialmente classificato come terremoto di magnitudo 4,4 non fu un evento tettonico, ma fu generato dallo stesso collasso e dalla successiva colata di detriti. Restano anche da accertare scientificamente le cause che hanno determinato il cedimento iniziale“. E’ quanto si legge in una nota.

Per questo, continua De Priamo, “è necessario garantire piena trasparenza, accesso ai dati e un’indagine approfondita su tutti i possibili fattori ambientali e antropici. Il ritardo con cui sono emerse le prime informazioni dalla zona colpita non può essere considerato automaticamente una prova di insabbiamento da parte delle autorità cinesi, come hanno sottolineato anche autorevoli fonti giornalistiche. Infatti la catastrofe ha interrotto strade, elettricità e telecomunicazioni. Tuttavia, quanto accaduto ripropone il problema della possibilità di ottenere dal Tibet informazioni tempestive, verificabili e indipendenti. Particolare preoccupazione desta inoltre il funzionamento dei sistemi di allerta transfrontaliera. È indispensabile assicurare uno scambio tempestivo delle informazioni provenienti dal territorio tibetano, fondamentale per proteggere le popolazioni dei Paesi situati a valle“.

Secondo De Priamo “la tragedia richiama anche l’attenzione sulla straordinaria fragilità dell’intero ecosistema himalayano. L’Himalaya è una delle aree a maggiore pericolosità sismica del pianeta, oltre ad essere sempre più esposta agli effetti del cambiamento climatico, allo scioglimento dei ghiacciai e al rischio di improvvise inondazioni glaciali. Quali che siano le cause di questo specifico evento, è certo che da oltre 50 anni la Cina Popolare sta profondamente alterando l’ambiente naturale del Tibet all’interno di un miope concetto di sviluppo che non tiene conto delle reali esigenze della popolazione locale e delle realtà ambientali. In questo contesto desta particolare preoccupazione il programma cinese di realizzazione di grandi infrastrutture idroelettriche e dighe sul Plateau tibetano, compreso il gigantesco progetto sullo Yarlung Tsangpo. Opere di questa dimensione, realizzate in un territorio geologicamente e sismicamente complesso e all’origine di alcuni dei più importanti sistemi fluviali asiatici, richiedono valutazioni complessive trasparenti e indipendenti. Le loro possibili conseguenze non riguardano infatti soltanto il Tibet, ma anche la sicurezza idrica e delle popolazioni di India e Bangladesh, situate a valle“.

Allo stato attuale, continua De Priamo, “non esistono prove scientifiche che colleghino direttamente queste infrastrutture alla catastrofe di Gyirong. È tuttavia necessario valutare con la massima trasparenza l’impatto cumulativo delle grandi opere su un ecosistema tanto fragile. Il Dalai Lama, nel corso degli ultimi decenni, ha più volte ricordato come simili calamità impongano di interrogarsi sulle loro cause profonde, a partire dal cambiamento climatico e dalla tutela dell’ambiente himalayano. L’Intergruppo Italia-Tibet, tramite il suo Presidente, chiede quindi piena trasparenza sulle cause della catastrofe, condivisione dei dati ambientali e idrologici, sistemi efficaci di early warning tra il Tibet e i Paesi a valle, valutazioni indipendenti sull’impatto delle grandi infrastrutture e la possibilità per ricercatori, osservatori e mezzi d’informazione terzi di accedere al territorio tibetano. La tutela ambientale del Tibet non riguarda soltanto il popolo tibetano: ciò che accade sul ‘tetto del mondo’, sui suoi ghiacciai e sui suoi grandi fiumi può avere conseguenze dirette per la sicurezza e la vita di centinaia di milioni di persone in tutta l’Asia“, conclude De Priamo.

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