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Maurizio Marchetti Morganti, Console Onorario della Repubblica di El Salvador ad Ancona e a San Marino: “Da una missione umanitaria è nato un rapporto di stima che dura da venticinque anni. Ho sempre cercato di essere utile a chi può avere bisogno di me”

Redazione by Redazione
18 Agosto 2026
in Interviste
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Maurizio Marchetti Morganti, Console Onorario della Repubblica di El Salvador ad Ancona e a San Marino: “Da una missione umanitaria è nato un rapporto di stima che dura da venticinque anni. Ho sempre cercato di essere utile a chi può avere bisogno di me”
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Nel corso di una carriera che attraversa mezzo secolo di servizio pubblico, Protezione Civile, accademia e diplomazia, Maurizio Marchetti Morganti ha imparato che il prestigio non coincide con il rango, ma con la credibilità che si conquista sul campo. Cinquant’anni nei Volontari dei Vigili del Fuoco, incarichi nazionali nella gestione delle emergenze, una lunga esperienza universitaria come responsabile della sicurezza, docenze internazionali, missioni umanitarie nei Balcani e in Centro America. È proprio in Centro America che si intreccia il filo che lo porterà alla diplomazia: “Dopo una missione a seguito di un tifone caraibico – racconta – fui contattato dall’Ambasciatore di El Salvador, Roberto Andino Salazar. Da quell’occasione nacque un rapporto di stima reciproca che portò alla mia nomina a Console Onorario“. Da allora, il suo impegno è guidato da un principio semplice: “Anzitutto il senso del dovere: nessuno mi ha obbligato ad accettare la nomina, è stato un onore e quindi un dovere viverla nel modo più corretto“.

Oggi, dopo quasi venticinque anni di attività consolare, Marchetti Morganti continua a considerare El Salvador un Paese “vulcanico, vivace e raccolto”, e la comunità salvadoregna nelle Marche un esempio di integrazione “perfetta e completa”. Il suo Consolato, unico in Italia ad accogliere soggetti impegnati in lavori socialmente utili in accordo con il Tribunale di Ancona, è diventato un punto di riferimento stabile per cittadini, istituzioni e imprese. E mentre prosegue nel dialogo con università, ospedali e aziende, guarda avanti con la stessa sobrietà con cui ha sempre operato: stimolare nuove collaborazioni, sostenere chi ha bisogno, valorizzare chi si distingue. Senza enfasi, sempre con un basso profilo, ma con la fermezza di chi ha attraversato emergenze, terremoti, missioni internazionali e incontri inattesi, come quello con il Ministro degli Esteri di Cuba, che ancora oggi illumina la sua storia con un sorriso di sorpresa portando alla luce uno spirito apparentemente semplice, ricco di cultura classica e tecnica, di sensibilità e di grande determinazione nel risolvere i problemi che gli si pongono innanzi.

Console, come si lega la sua storia personale a El Salvador? “Per cinquant’anni ho fatto parte del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco assegnato al Comando Provinciale di Ancona come personale discontinuo in servizio volontario e Dirigente nazionale dell’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco Volontari con sede a Torino con vari incarichi: Capo Ufficio Nazionale Cerimoniale e Protocollo, Coordinatore Nazionale della Protezione Civile, Presidente Regionale e Provinciale. Dopo una missione in Centro America a seguito di un tifone caraibico, sono stato contatto dall’allora Ambasciatore della Repubblica di El Salvador a Roma, Roberto Andino Salazar, il quale, dopo avermi ringraziato, mi chiese di organizzare una visita istituzionale nelle Marche. Da quell’occasione è nato un bellissimo rapporto di stima reciproca, che ha portato alla mia nomina a Console Onorario nella Regione. Nomina che, qualche anno dopo, si è estesa alla Repubblica di San Marino”.

Quali motivazioni e valori guidano il suo impegno nel ruolo consolare? “Anzitutto il senso del dovere: nessuno mi ha obbligato ad accettare la nomina, è stato un onore accettarla da parte mia e, a questo punto, è stato – ed è tuttora – un dovere viverla nel modo più corretto. Poi, il forte desiderio di essere utile a chi può avere bisogno di me. Ho concepito il mio volontariato nei Vigili del Fuoco proprio nello stesso modo. Anche se potrebbe sembrare un mero opportunismo – ma posso garantire che così non è – non potrei continuare a fare un buon lavoro se vicino a me non avessi l’Ambasciatore Efrén Arnoldo Bernal Chévez ed il Ministro Consigliere Luis Armando Montano Lemus che, oltre a essere miei superiori, sono divenuti subito sinceri amici sulla cui professionalità e comprensione poter sempre confidare”.

Se dovesse descrivere El Salvador utilizzando tre aggettivi, quali sceglierebbe e perché? “Vulcanico, in quanto il paese è noto come la “Terra dei Vulcani” per via dei suoi numerosi coni attivi e spenti che plasmano il paesaggio. Vivace, essendo la cultura locale ricca di colori, tradizioni forti, mercati affollati e una gastronomia molto saporita. Raccolto, essendo lo stato più piccolo dell’intera America Centrale, caratterizzato da distanze brevi tra montagne, laghi e oceano”.

Quali elementi della cultura salvadoregna ritiene più importanti da far conoscere al pubblico italiano? “La natura, essendo la terra dei vulcani, delle spiagge e dei surf e della Ruta de las Flores. La cultura, avendo moltissimi siti archeologici, villaggi Maja protetti dall’UNESCO (tra i più belli il sito di Joja de Cerèn) nonchè il Paese di Nahuizalco, nel Dipartimento di Sansonate, dove le Comunità locali preservano le usanze Nahuatl come il modo di vestire, le ricette e la lingua. La gastronomia: il piatto nazionale sono le Popusas, tortiglie di mais cotte su una piastra, hojas de platano, yuca con chicharròn. Vari piatti possono essere accompagnati da varie salse, tra cui il Curtido e la salsa roja”.

Come si è integrata la comunità del Paese nelle Marche? “In maniera perfetta e completa; molto attaccati alla famiglia e al loro lavoro; generalmente hanno figli inseriti nei vari gradi scolastici. Si tratta di cittadini che ricevono subito la fiducia dei loro datori di lavoro, integrati nel Paese che li ha ricevuti, ma anche legati alle loro tradizioni religiose, gastronomiche e linguistiche. Si pensi solo che, in quasi 25 anni di Consolato, non ho mai ricevuto una segnalazione dalle Questure regionali per fermi o arresti di un solo cittadino salvadoregno”.

In che modo il Consolato dialoga con le istituzioni locali, le università e il tessuto produttivo marchigiano? “I contatti sono continui anche grazie alla firma di diverse convenzioni con le nostre Università e con i nostri Ospedali per l’interscambio di personale sanitario sia docente che specializzando”.

Quali ambiti di collaborazione tra i due Paesi stanno mostrando, a suo avviso, maggiore dinamismo? “I numerosi progetti commerciali, culturali e turistici. Con l’avvento del Presidente Bukele, il Salvador ha cambiato completamente modo di essere: in pochi anni è diventato il Paese più sicuro dell’America Centro-meridionale nel quale molti imprenditori, a livello mondiale, stanno investendo con le massime garanzie, anche grazie al dollaro americano come moneta ufficiale”.

Quali opportunità possono cogliere oggi le imprese italiane interessate al mercato salvadoregno? “Le imprese italiane possono investire con sicurezza nel Salvador, approfittando anche di zone franche e contributi statali. Qualche esempio? Macchinari e tecnologia: i macchinari industriali rappresentano la voce principale dell’export italiano nel Paese, con una forte domanda di beni strumentali avanzati per modernizzare la produzione locale. Energia e rinnovabili, con spazi aperti per la geotermia e le fonti pulite, sulla scia della storica presenza di operatori come Enel Green Power e Turboden. Costruzioni e opere pubbliche, attraverso investimenti statali e privati in strade, porti, aeroporti, edilizia turistica e commerciale. Agroalimentare e beni di consumo: esistono ampi margini per i prodotti italiani originali, contrastando la diffusione di merci di imitazione grazie a una crescente domanda di qualità, preservando in questo modo anche il Made in Italy. Infine suggerisco di prestare attenzione ai programmi istituzionali, sfruttando le iniziative di diplomazia economica e di accelerazione promosse dalla Farnesina e monitorate localmente dall’Ambasciata d’Italia a San Salvador”.

In definitiva, qual è il suo ricordo più bello da Console? “Non ho particolari ricordi belli”.

E il più brutto? “I ricordi più tristi – e quindi più brutti – sono quelli relativi alle attività consolari con vittime salvadoregne. Ne ricordo solo due: recentemente un trentenne morto per infarto sul treno alla stazione di Rimini. Sono andato a parlare con il Medico Legale dell’Ospedale, raccogliendo informazioni e predisponendo gli atti relativi al decesso. Un altro ricordo triste è legato al terremoto del 2016, quando l’Ambasciata mi  chiese di intervenire a Norcia perché due cittadini salvadoregni erano deceduti nel crollo della loro abitazione. In questo caso la mia attività consolare si legò al servizio che stavo facendo, su disposizione della Regione Marche, in qualità di Vigile del Fuoco Volontario proprio sul territorio di Norcia”.

Tra le tante personalità conosciute attraverso il suo ruolo di Console ne ricorda qualcuna in particolare? Naturalmente il lavoro consolare mi ha portato a contatto con molti vertici della diplomazia italiana e internazionale. Ricordo con affetto il lungo rapporto di amicizia che ebbi con l’Ambasciatore Giuseppe Balboni Acqua e ricordo anche un particolare episodio. “Anni fa, per l’insediamento della nuova Ambasciatrice, fu organizzato un ricevimento presso la sede della Comunità di Sant’Egidio, un prestigioso palazzo alle spalle di Piazza Navona. Eravamo una trentina di invitati, tutti di alto livello politico ed istituzionale, stranieri e italiani. Io ero l’unico invitato di basso livello istituzionale. Ebbene, mentre stavamo sorseggiando un ottimo spumante, fui contattato da un elegante signore. Ci presentammo: era il Ministro degli Esteri di Cuba. Tra varie chiacchiere, mi chiese un parere su una decisione adottata dal Presidente Obama relativa a Guantanamo. Per qualche secondo mi trovai spiazzato, infatti in quell’ambiente ero il peggiore soggetto che potesse dare un parere a quei livelli. Riflettei un momento e poi gli risposi secondo quello che pensavo. Per qualche secondo alzò lo sguardo verso l’alto, quasi a rimuginare le idee, rimase in silenzio, ma poi mi fece i complimenti dicendo che il mio era un punto di vista cui lui non aveva pensato e che lo riteneva politicamente e diplomaticamente molto corretto perché soddisfaceva gli interessi di entrambi i Paesi. Non seppi cosa pensare. Il giorno dopo, sul treno che mi riportava ad Ancona, ridevo con me stesso pensando che dopo poche ore avrei ripreso ad occuparmi dei molto più modesti e quotidiani problemi dei nostri Vigili Volontari: pochi soldi in cassa anche per fare rifornimento ai fuoristrada, le divise operative che invecchiavano, le bollette delle utenze da pagare e così via”.

Prossime iniziative in programma? “Continuare ad implementare quelle attualmente in atto: sempre maggiore vicinanza ed aiuto ai cittadini salvadoregni, stimolare le aziende italiane ad investire in Salvador, intrecciare rapporti con Enti ed Istituzioni regionali. Sto anche pensando di istituire un riconoscimento di merito con il mio Consolato Onorario, da conferire periodicamente ad Imprenditori e alle personalità che si sono maggiormente distinte per la collaborazione con El Salvador, nonchè a cittadini salvadoregni benemeriti per opere di lavoro e solidarietà”.

Chiuderei questa intervista chiedendole qualche consiglio di viaggio rivolto agli italiani che desiderano visitare El Salvador. “Prima di tutto organizzare e programmare il viaggio con una Agenzia seria, facendo presente quale sia lo scopo: turistico, commerciale, di studio, e via dicendo. In secondo luogo informare, prima della partenza, l’Unità di Crisi della Farnesina del viaggio e dei luoghi dove si vuole andare e infine memorizzare, sul proprio cellulare, i telefoni del Consolato Generale o dell’Ambasciata a San Salvador per ogni informazione utile. Nel Paese i viaggiatori troveranno sempre – da parte dei cittadini e delle Istituzioni salvadoregne – grande cortesia e disponibilità”.

Intervista di Marco Finelli

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