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Colombia, il nuovo Presidente accorpa le Rappresentanze a Roma e annuncia la chiusura di 14 Ambasciate

Redazione by Redazione
28 Luglio 2026
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Colombia, il nuovo Presidente accorpa le Rappresentanze a Roma e annuncia la chiusura di 14 Ambasciate
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La futura architettura diplomatica della Colombia cambierà radicalmente dal 7 agosto, quando Abelardo de la Espriella assumerà ufficialmente la presidenza. In un messaggio diffuso sui social, il leader conservatore ha anticipato una revisione profonda della rete estera del Paese: una riforma che comporterà la chiusura di ben quattordici ambasciate, quindici consolati e l’accorpamento di diverse rappresentanze, tra cui quelle di Parigi e Roma. Nella capitale italiana, la sede bilaterale colombiana assorbirà la missione presso la Fao, segnando una razionalizzazione che punta a concentrare risorse e funzioni in un’unica struttura diplomatica, mentre l’Ambasciata in Francia si fonderà con quella presso l’Unesco.

La decisione più dirompente riguarda però la rottura delle relazioni diplomatiche con Cuba e Nicaragua. De la Espriella, che si è proclamato vincitore delle presidenziali di giugno, ha definito i governi dell’Avana e di Managua “tirannie”, sostenendo che la Colombia non manterrà legami con regimi che considera incompatibili con i propri valori istituzionali. Una scelta che arriva in un momento di crescente pressione statunitense su entrambi i Paesi e che segue l’annuncio del presidente nicaraguense Daniel Ortega di non voler più considerare lo svolgimento di elezioni nel suo Paese.

La riforma non si limita alle rotture politiche. Verranno chiuse anche le sedi diplomatiche in Algeria, Azerbaigian, Barbados, Repubblica Ceca, Etiopia, Ghana, Haiti, Malesia, Romania, Senegal, Sudafrica e Ungheria. De la Espriella ha precisato che la sospensione delle attività non comporterà la fine delle relazioni con questi Stati, ma rappresenterà un intervento di razionalizzazione volto a ridurre la spesa pubblica e a riallocare fondi verso settori considerati prioritari: sicurezza, sanità, istruzione e infrastrutture.

Il presidente eletto ha annunciato inoltre un audit tecnico nei primi cento giorni di governo per valutare l’efficacia delle missioni diplomatiche rimanenti, sostenendo che la Colombia necessita di una diplomazia “moderna, efficiente e al servizio degli interessi nazionali”. In parallelo, ha confermato la riapertura dell’Ambasciata colombiana a Gerusalemme, chiusa nel 2024 dal presidente uscente Gustavo Petro, e l’apertura di una nuova sede in Nigeria, considerata strategica per rafforzare la presenza colombiana nel continente africano.

Anche la cerimonia di insediamento rompe con la tradizione. De la Espriella ha scelto Cali come sede dell’evento, scartando Bogotá per ragioni logistiche e di sicurezza. Una decisione che ha suscitato critiche da parte del presidente uscente, arrivato a ironizzare sulla possibilità che l’evento si tenesse a Miami, dove il futuro Capo di Stato possiede uno studio legale. Il cambio di sede si inserisce nel clima di tensione che ha accompagnato la campagna elettorale, incentrata sulla promessa di un inasprimento della lotta ai gruppi armati e sull’abbandono della politica della “pace totale” promossa dal governo Petro.

La riforma annunciata da De la Espriella segna dunque un cambio di passo netto nella proiezione internazionale della Colombia: una diplomazia più snella, più selettiva e più allineata alle priorità interne, con Roma destinata a diventare uno dei nuovi poli della presenza colombiana in Europa.

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