Orgogliosamente valdostana, formata con lode a Trieste e cresciuta professionalmente tra Buenos Aires, Berlino, Il Cairo e Roma, Alessandra Tognonato appartiene a quella generazione di diplomatici che hanno trasformato la mobilità internazionale in una forma di conoscenza profonda. Oggi, a Ho Chi Minh City, dove ha assunto l’incarico di Console Generale nell’agosto 2025, porta con sé un bagaglio di esperienze che attraversa Europa, Medio Oriente e America Latina, e una naturale predisposizione alla curiosità, alla mediazione culturale, alla diplomazia scientifica che ha guidato gli ultimi anni della sua carriera.
Qualità ideali in una città che corre veloce, una megalopoli di quattordici milioni di abitanti che la Console definisce “molto giovane e dinamica“, capace di sorprendere per la gentilezza e la curiosità delle persone. Qui, dove l’Italia gode di una percezione positiva e affettuosa, Tognonato lavora per rafforzare la presenza del Sistema Italia, convinta che “la tutela dei connazionali e la promozione delle eccellenze italiane” siano due leve complementari per consolidare relazioni bilaterali sempre più intense.
“I nuovi investimenti puntano su scienza e innovazione“, osserva, individuando nel Sud del Paese le opportunità più promettenti per la cooperazione. E mentre racconta la vitalità della comunità italiana a Ho Chi Minh City, la Console lascia emergere anche un tratto personale, quasi intimo: l’amore per i piccoli giardini coltivati ovunque, per lo street food che scandisce la vita urbana, per quella disciplina mattutina che porta giovani e anziani a fare sport all’aperto all’alba.
Un percorso diplomatico ricco, una visione chiara del ruolo dell’Italia nel mondo e una sensibilità che unisce rigore e apertura: è in questa sintesi che si colloca la sua missione in Vietnam, dove ogni giorno lavora per “rafforzare i ponti tra i nostri Paesi“, con la stessa passione che l’ha accompagnata fin dal concorso del 2001, “una felicità immensa” che ancora oggi, dice, non si è affievolita.
Console, quali sono oggi le priorità strategiche del Consolato Generale d’Italia a Ho Chi Minh City e come si inseriscono nel quadro più ampio delle relazioni bilaterali tra Italia e Vietnam? “Siamo focalizzati su due priorità, tra loro sinergiche: la tutela di connazionali e imprese, e la promozione delle eccellenze italiane in ambito culturale-accademico, scientifico-tecnologico e produttivo. L’obiettivo, in sinergia con tutte le articolazioni del Sistema Italia qui presenti, è rafforzare l’immagine del Paese per renderlo sempre piú attraente agli occhi dei vietnamiti, facilitando così il rafforzamento degli scambi in tutti i settori”.
In quali ambiti ritiene ci siano le maggiori opportunità di crescita nella cooperazione tra i due Paesi, in particolare nel Sud del Vietnam? “La società vietnamita, specie quella saigonese, guarda con fiducia e ambizione all’avvenire. I nuovi investimenti puntano su scienza e innovazione, ed è proprio dei settori ad alto contenuto tecnologico che vedo le opportunità più promettenti”.
Parliamo un po’ di lei. Qual è stata la sua prima impressione di Ho Chi Minh City e cosa l’ha colpita maggiormente della società vietnamita? “La prima cosa che ho notato è che HCMC è una città molto giovane e dinamica. Pur essendo una megalopoli di 14 milioni di abitanti, mi colpisce nel contempo la gentilezza e la curiosità delle persone”.
C’è un luogo, un’abitudine o un aspetto culturale del Vietnam che sente particolarmente vicino? “Piú d’uno! In primo luogo il rapporto con la natura: anche in spazi molto piccoli, i vietnamiti amano coltivare dei piccoli giardini, creando degli angoli di paradiso dove fermarsi a leggere o conversare. Amo molto anche la cultura dello street food: sedersi all’aperto, da soli o in compagnia, a degustare piatti tipi a ogni ora del giorno e della notte. E poi il fatto che le persone, anche molto anziane, abbiano l’abitudine di fare sport all’aperto di primo mattino: nei parchi, in spiaggia, in aree attrezzate o improvvisate”.
In generale, come viene percepita l’Italia nella società vietnamita contemporanea e quali elementi della nostra identità risultano a suo avviso più attrattivi? “L’Italia è considerata come un punto di riferimento per stile e qualità della vita, e gli italiani sono qui accolti con affetto e simpatia. Il Made in Italy, espressione del bello e ben fatto, è molto apprezzato dal pubblico vietnamita. Credo che il motivo sia innanzitutto l’associazione con luoghi iconici del nostro Paese, ma anche per la capacità dei nostri prodotti di coniugare funzionalità ed estetica”.
Come si è evoluta la presenza italiana a Ho Chi Minh City e quali sono oggi le esigenze principali dei connazionali? “La presenza italiana è passata da una dimensione inizialmente istituzionale e commerciale a una realtà oggi articolata e in forte crescita. L’attività promozionale svolta dagli attori del Sistema Italia promuove investimenti, fiere e partenariati, accompagnando un’espansione trainata da una crescita economica sostenuta e da relazioni bilaterali sempre più intense. A Ho Chi Minh City, cuore economico del Paese, risiede una comunità operosa, coesa e ben integrata di quasi 900 connazionali, pari a due terzi dei cittadini italiani in Vietnam. Si tratta di una comunità imprenditoriale che contribuisce attivamente alla programmazione dell’attività di valorizzazione delle nostre eccellenze, grazie anche a formati di consultazione per condividere informazioni, condividere idee e fare rete”.
Quali sono state le sfide più significative affrontate dal Consolato e quali i risultati più gratificanti? “Credo che in questo contesto la sfida principale sia essere sempre aggiornati e saper anticipare gli sviluppi, sociali ed economici. La lingua vietnamita è di difficile apprendimento, e quindi bisogna fare uno sforzo ancora maggiore per cogliere tempestivamente gli sviluppi in corso. Il Vietnam evolve ad una velocità per noi inusuale, ma vedo nel contempo crescere con altrettanto dinamismo l’interesse per l’Italia”.
Quali elementi del suo percorso diplomatico ritiene più utili per comprendere la realtà vietnamita? “Quello che mi ha maggiormente aiutata, più che il mio percorso, sono state la curiosità e lo spirito di apertura che nutro verso questo Paese e in generale verso l’Asia. Tra tutte le esperienze professionali maturate, quella che si sta rivelando di maggior utilità è stata quella nella Direzione per la Promozione Economica, dove mi occupavo in particolare di diplomazia scientifica: un tema che qui è ampiamente apprezzato e valorizzato a tutti i livelli, e che oltretutto permette al meglio di superare la barriera linguistica”.
In definitiva, qual è il suo ricordo più bello legato alla carriera diplomatica? “Il giorno in cui ho superato il concorso, realizzando il mio sogno. Una felicità immensa! Tanto più che il Concorso l’abbiamo vinto, nella stessa tornata, sia io che il compagno di università con cui ho studiato. Era il dicembre 2001, e da allora la soddisfazione per questo traguardo e l’entusiasmo per questa professione sono rimasti fortissimi”.
E il più brutto? “Il Cairo 2015-2016”.
Coltiva qualche hobby in particolare? “Viaggi e lettura. Più che semplici hobbies sono due grandi passioni che hanno guidato le mie aspirazioni e scelte di vita”.
Fra le tante personalità conosciute, ne ricorda qualcuna in particolare? “Papa Francesco, che ho incontrato durante il Viaggio Apostolico in Egitto ad aprile 2017; ne ho ammirato il carisma, il coraggio e l’umiltà”.
Quale messaggio desidera rivolgere alla comunità italiana e ai partner vietnamiti? “Il Consolato Generale e tutte le articolazioni del Sistema Italia sono sempre in ascolto, pronti ad accogliere nuovi stimoli e idee per rafforzare i ponti tra i nostri Paesi”.
Chiuderei questa intervista chiedendole un consiglio su un buon libro da leggere… “Prima di partire per il Vietnam consiglio assolutamente “Continental Saigon” di Philippe Franchini. Mi è piaciuto per 3 motivi: per la prima volta la storia di questi luoghi viene raccontata anche dal punto di vista vietnamita; abbraccia un secolo di storia, dall’arrivo dei francesi nel 1859 alla caduta della città nel 1975, momento in cui la città ritrova la sua identità asiatica dopo trent’anni di guerra, cambiando nome. Pochi giorni fa ho partecipato alla sentita cerimonia commemorativa per i 50 anni di Ho Chi Minh City”.
Intervista di Marco Finelli

