L’espulsione dell’addetto militare italiano a Mosca e di un suo collaboratore è stata definita dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani come un provvedimento “senza alcun fondamento”. In un post pubblicato sui social, il titolare della Farnesina ha denunciato la decisione russa come una ritorsione diretta e plateale, arrivata dieci giorni dopo l’allontanamento dall’Italia di due addetti militari dell’Ambasciata della Federazione russa a Roma, coinvolti in un caso di spionaggio.
Secondo Tajani, la differenza tra i due episodi è netta: mentre i funzionari russi erano stati “colti in flagranza” durante attività ostili alla sicurezza nazionale, l’espulsione del personale italiano non sarebbe accompagnata da alcuna motivazione concreta. Il Ministro ha ricordato come l’indagine della Procura di Roma, avviata il 9 luglio, avesse portato alla luce prove schiaccianti di operazioni illecite condotte dai due militari russi, immediatamente qualificate come una “grave e inaccettabile ingerenza” e inserite nel quadro più ampio delle strategie di “guerra ibrida” attribuite al Cremlino.
La Farnesina aveva imposto ai due funzionari russi di lasciare il territorio nazionale entro tre giorni. Da Mosca era arrivata una reazione immediata, accompagnata dalla promessa di una risposta “adeguata” e da un attacco diretto al governo italiano, accusato di non avere figure “della levatura di Vladimir Putin”. Le tensioni avevano poi reso necessario convocare l’Ambasciatore russo a Roma, in un clima diplomatico già appesantito da settimane di frizioni.

