È stata approvata in via definitiva al Senato la proposta che consente ai cittadini italiani residenti all’estero in Paesi extra-europei di usufruire del servizio sanitario nazionale, anche per le cure programmabili e non-emergenziali, a fronte del pagamento di un contributo di 2000 euro l’anno. L’iter è partito da due proposte di legge, una a prima firma dell’On. Di Giuseppe (FdI), che prevedeva un contributo fisso, l’altra a prima firma dell’On. Di Sanzo (PD) che prevedeva invece un contributo proporzionale al reddito e con esenzioni per determinate categorie.
Le proposte sono state abbinate, ma il testo base scelto è stato quello della maggioranza, che prevedeva appunto un contributo di 2.000 euro senza esenzioni.
“Il provvedimento finale approvato presenta forti limiti rispetto alla mia proposta originaria” – commenta Christian Di Sanzo, Deputato del PD eletto nella Ripartizione Nord e Centro America, aggiungendo – “come Partito Democratico avevamo presentato una proposta a mia prima firma proprio per includere gli italiani all’estero residenti nei Paesi extra-europei nel servizio sanitario nazionale. Purtroppo molto della mia proposta non è stato recepito, avremmo infatti voluto un contributo proporzionale al reddito, e non un costo fisso di 2.000 euro; una esenzione per gli studenti iscritti a corsi di laurea o di dottorato; una esenzione per i pensionati che già pagano le tasse sulla pensione in Italia. Avevamo anche proposto – spiega il parlamentare dem – la possibilità di poter avere l’opzione della sola copertura delle visite del medico di base con 80 euro all’anno: una misura a costo zero per lo stato, ma importante per tanti italiani all’estero, anche questa tuttavia è stata rifiutata. A ciò si aggiunge una norma particolarmente penalizzante introdotta dalla maggioranza: chi inizia a versare il contributo è obbligato a farlo per tutta la vita, pena il pagamento degli arretrati. Un vincolo pesante, che trasforma il diritto in una trappola. Questa legge è quindi una prima base, ma presenta forti criticità – conclude Di Sanzo, aggiunendo – nei prossimi mesi, continuerò a battermi per emendare questo provvedimento e renderlo davvero equo e inclusivo per tutti gli italiani all’estero“.

