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Luca Gori, Ambasciatore in Serbia: “EXPO 2027 Belgrado rappresenta un moltiplicatore strategico di visibilità e opportunità. Quando dico che sono l’Ambasciatore d’Italia, vengo sempre accolto da un sorriso”

Redazione by Redazione
10 Maggio 2026
in Interviste
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Luca Gori, Ambasciatore in Serbia: “EXPO 2027 Belgrado rappresenta un moltiplicatore strategico di visibilità e opportunità. Quando dico che sono l’Ambasciatore d’Italia, vengo sempre accolto da un sorriso”
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La carriera di Luca Gori, fiorentino del 1968, sembra attraversare il mondo seguendo un filo naturale: dagli studi a Firenze all’ingresso in diplomazia, dalle prime missioni a Mosca ai dossier europei di Bruxelles, fino agli anni americani a Washington e agli incarichi più delicati tra Farnesina e Quirinale. Un percorso che ha affinato uno sguardo capace di leggere le trasformazioni globali e, allo stesso tempo, di cogliere la dimensione umana della politica estera.

Oggi, alla guida dell’Ambasciata d’Italia in Serbia, Gori descrive un Paese “dinamico, resiliente e in trasformazione”, un luogo dove le relazioni con l’Italia vivono una stagione particolarmente intensa, sostenute da “un dialogo politico costante e una cooperazione economica solida”. Belgrado è diventata per lui un crocevia di energie nuove: una città che si muove veloce, che sperimenta, che accoglie. È qui che nascono iniziative come “Play with IT”, pensata per promuovere un laboratorio di creatività italiana, ed è qui che prende forma l’impegno verso EXPO 2027, che l’Ambasciatore definisce “un moltiplicatore strategico di visibilità e opportunità”. Nel suo racconto affiora anche la parte più intima del mestiere: la sorpresa di essere accolto “sempre da un sorriso” quando si presenta come Ambasciatore d’Italia, il legame con il Danubio e la Sava, la memoria degli incontri inattesi che hanno segnato una vita diplomatica vissuta tra continenti e centri decisionali.

Oggi, come Commissario italiano per EXPO 2027, Gori immagina un padiglione capace di raccontare un’Italia contemporanea, curiosa, creativa, profondamente connessa al mondo. Una visione che riflette la sua passione per la scrittura, l’arte, il cinema e lo sport, e che continua a guidarlo con la stessa bussola che lo accompagna dall’inizio: il senso dello Stato.

Ambasciatore, come descriverebbe oggi lo stato delle relazioni bilaterali tra Italia e Serbia, sia sul piano politico che economico? “Le relazioni tra Italia e Serbia sono oggi eccellenti e si fondano su un dialogo politico costante e su una cooperazione economica particolarmente solida. Esiste un legame profondo tra i nostri Paesi, alimentato da una lunga tradizione di rapporti e da una forte sintonia culturale. Sul piano economico, l’Italia si conferma tra i principali partner della Serbia, con 5 miliardi di euro di interscambio commerciale e oltre 1.200 aziende a capitale italiano registrate sul territorio.  A questo si affianca un’intensa attività di diplomazia della crescita, culturale e dell’innovazione promossa dall’Ambasciata, che contribuisce a rendere il rapporto ancora più dinamico e contemporaneo. In queste settimane abbiamo, ad esempio, lanciato “Play with IT”: l’iniziativa di punta dell’Ambasciata d’Italia in Serbia per il 2026, che ha l’obiettivo di trasformare Belgrado nella “Capitale della Creatività Italiana”. Al centro del progetto vi è il concetto di “gioco” che prende forma attraverso cinque eventi di riferimento — Play with Design, Play with Sound, Play with Sport, Play with Tech e Play with Food”.

Se dovesse descrivere la Serbia di oggi con tre aggettivi, quali sceglierebbe? “Descriverei la Serbia come un Paese dinamico, resiliente ed in trasformazione. Dinamico perché capace di attrarre investimenti e sviluppare nuove partnership internazionali; resiliente perché, anche in una fase segnata da molte tensioni interne, continua ad offrire opportunità ed a mantenere una prospettiva di crescita; ed in trasformazione perché sta evolvendo da un modello basato prevalentemente su costi competitivi dei fattori produttivi verso un’economia sempre più orientata all’innovazione ed a settori ad alto valore aggiunto.  In questo quadro, EXPO 2027 Belgrado, la prima Esposizione specializzata nei Balcani occidentali, rappresenta un moltiplicatore strategico di visibilità e opportunità: abbiamo recentemente firmato il contratto per la realizzazione del padiglione italiano, confermando l’impegno dell’Italia ad essere protagonista di questo appuntamento globale, che riunirà oltre 130 Paesi e attrarrà milioni di visitatori. Parallelamente, come Ambasciata abbiamo elaborato la guida “Diplomazia della crescita: EXPO 2027 Belgrado”, primo strumento operativo pensato per accompagnare imprese, istituzioni e stakeholder italiani nella valorizzazione delle opportunità offerte dall’Esposizione”.

Quali settori dell’economia serba offrono, a suo avviso, le migliori prospettive per le imprese italiane? “Le prospettive più promettenti si collocano nei settori legati alla trasformazione tecnologica, alla sostenibilità ed all’agricoltura. Penso in particolare all’intelligenza artificiale, all’agri-tech, alla transizione verde ed alla sostenibilità energetica, ambiti nei quali l’Italia può mettere a disposizione competenze e tecnologie di alto livello. L’obiettivo è intercettare e accompagnare il passaggio della Serbia verso un’economia sempre più moderna, competitiva ed ancor più integrata nei circuiti europei.In questa direzione si inserisce anche l’organizzazione a maggio di un Business Forum con Confindustria Serbia focalizzato su energia, infrastrutture e sicurezza industriale in Europa centrale, orientale e Balcani occidentali. Oltre a ciò, a giugno realizzeremo sempre qui a Belgrado un Forum sull’Innovazione dedicato al tema della “Human-Centered Innovation”, co-organizzato con partner quali Arduino, Intesa Sanpaolo Innovation Center, Generali, Cassa Depositi e Prestiti (CDP), Confindustria Serbia, Agenzia ICE, SIMEST ed i principali hub dell’innovazione, oltre ai parchi tecnologici serbi. Il Forum prevede un programma articolato che include pitch di startup, sessioni di mentorship, incontri B2B e due hackathon dedicati a sfide sociali e tecnologiche”.

Come si sta evolvendo la percezione del “Made in Italy” nel mercato serbo? “Il “Made in Italy” gode in Serbia di una reputazione estremamente positiva, consolidata nel tempo e legata a concetti quali qualità, affidabilità e capacità innovativa. Tuttavia, oggi più che mai è necessario accompagnare questa immagine tradizionale con una rinnovata presenza sul mercato ed una nuova consapevolezza dei prodotti da parte del pubblico locale. Proprio a tal fine abbiamo avviato in questi mesi la campagna di valorizzazione del “Made in Italy”, promossa dall’Ambasciata in collaborazione con l’Ufficio ICE di Belgrado. L’iniziativa, avviata durante la Settimana della cucina italiana nel mondo lo scorso novembre, mira a rafforzare la conoscenza dei prodotti italiani autentici nella grande distribuzione serba, con particolare attenzione alle eccellenze italiane DOP e IGP. La campagna prevede una strategia integrata tra media tradizionali e piattaforme social, affiancata da degustazioni e attività promozionali capillari nei punti vendita dei supermercati serbi “Aroma” e “City”, coinvolgendo diverse città del Paese”.

In quali settori ritiene invece che ci sia un potenziale ancora non pienamente espresso nella cooperazione? “Esiste ancora un ampio potenziale da sviluppare, soprattutto nei settori più innovativi e strategici, a cominciare dall’agricoltura.La cooperazione agricola tra Italia e Serbia è stata ulteriormente rafforzata dalla firma, ad aprile di quest’anno alla fiera Vinitaly di Verona, di un Memorandum of Understanding fra il Ministro dell’Agricoltura, delle Foreste e delle Risorse Idriche, Dragan Glamočić, ed il suo omologo italiano, Francesco Lollobrigida, che prevede lo sviluppo della collaborazione in 22 ambiti, tra cui lo scambio di esperienze, progetti di gemellaggio e la partecipazione congiunta a fiere di settore. In questo quadro si inserisce anche la partecipazione dell’Italia – avvenuta a maggio dello scorso anno in qualità di partner strategico – alla Fiera Internazionale dell’Agricoltura di Novi Sad, uno dei principali appuntamenti del settore nella regione”.

In generale, com’è percepita l’Italia in Serbia? “L’Italia è percepita come un Paese amico e particolarmente vicino alla Serbia. Esiste una forte affinità culturale, che si traduce in una naturale facilità di dialogo ed in una profonda sintonia tra le nostre società. Per molti serbi, l’Italia rappresenta un “Occidente vicino”, meno distante e più aperto, caratterizzato da una dimensione latina e mediterranea che suscita interesse ed attrazione. Le iniziative culturali promosse dall’Ambasciata – come la mostra “Fumetto Made in Italy. Generazioni”, ospitata in questi mesi presso il Museo di Jugoslavia e che omaggia appunto il fumetto italiano – mostrano come tradizione e innovazione possano dialogare, raccontando un’Italia contemporanea capace di parlare alle nuove generazioni serbe”.

Qual è oggi il ruolo della Comunità Italiana nella vita culturale e istituzionale del Paese? “La presenza italiana in Serbia svolge un ruolo fondamentale nel rafforzare i legami tra i due Paesi. La comunità italiana, ormai pienamente integrata nel tessuto sociale locale, è attiva in molteplici ambiti, da quello professionale e artistico a quello sportivo. In questo contesto, l’Ambasciata contribuisce a consolidare ulteriormente tali relazioni attraverso un articolato programma di iniziative culturali e linguistiche: dai corsi di lingua italiana promossi dall’Istituto Italiano di Cultura, agli aperitivi presso la Residenza dell’Ambasciatore dedicate alla lingua italiana ed all’italofonia, sino alla partecipazione dell’Ambasciata e dell’Istituto Italiano di Cultura al Salone del Libro di Belgrado, dove abbiamo allestito incontri con autori italiani, fra cui la vincitrice del premio Campiello Federica Manzon, ed attività di lettura per bambini con Elisabetta Dami, creatrice di Geronimo Stilton.   L’Ambasciata, infine, sostiene attivamente le collaborazioni con scuole e università serbe, contribuendo allo sviluppo delle cattedre di italianistica, alla realizzazione di programmi accademici congiunti ed alla promozione di borse di studio che offrono agli studenti l’opportunità di proseguire il proprio percorso formativo in Italia. Al riguardo, proprio nelle scorse settimane abbiamo organizzato l’evento “Study in Italy”, realizzato in collaborazione con Uni-Italia, che ha visto la partecipazione di 15 università italiane e oltre 1.000 studenti serbi, offrendo momenti di orientamento, incontri diretti con i rappresentanti accademici e sessioni informative sui percorsi di studio universitario in Italia”.

C’è un episodio della sua esperienza in Serbia che l’ha colpita in modo particolare? “Mi colpisce sempre il fatto che, quando mi presento e dico che sono l’Ambasciatore d’Italia, vengo sempre accolto da un sorriso. L’amore dei serbi per l’Italia è qualcosa di unico”.

Ha un ricordo di viaggio o di lavoro che conserva con particolare affetto, o un luogo al quale si sente particolarmente legato? “Sono molto legato al Danubio e alla Sava. Questi due fiumi, e le fortezze che in vari luoghi li sovrastano, rappresentano una parte importante dell’identità serba e disegnano un panorama naturalistico straordinario. La loro confluenza a Belgrado, sotto la fortezza, è un punto che esprime una potenza straordinaria”.

In generale, qual è il suo ricordo più bello legato alla carriera diplomatica? “Quando ricevetti il telegramma che avevo superato il concorso scritto. Ricordo ancora il senso di stupore. Un sentimento che ha continuato ad accompagnarmi nelle bellissime esperienze che ho fatto a Mosca, Bruxelles, Washington e Belgrado”.

E il più brutto? “In carriera, non ci sono momenti brutti. Ci sono sfide e difficoltà. Ma questo fa parte del gioco. E dobbiamo essere pronti a gestirle”.

C’è un momento o una scelta che considera decisiva nel suo percorso professionale? “L’esperienza americana. Washington ti cambia lo sguardo sulle relazioni internazionali. Ti permette di capire come nasce l’agenda internazionale. Tocchi con mano ciò di cui è davvero fatta la politica estera”.

Qual è stato l’incontro più sorprendente o inatteso che ha vissuto da Ambasciatore? “Con Fidel Castro. Da giovane diplomatico, appena entrato in carriera, mi assegnarono il compito di liaison officer per Fidel Castro che era in visita a Roma per un vertice FAO. Ricordo ancora i suoi racconti su Cuba e l’America Latina”.

Fra le tante personalità conosciute, ne ricorda una in particolare? “Ricordo, da membro delle delegazioni governative in visita, gli incontri al Cremlino con Putin e quelli nello studio ovale con Obama. Due personalità che esprimevano due diverse visioni del mondo e dell’esercizio del potere”.

Che cosa la ispira quotidianamente nel suo lavoro? “Il senso dello Stato. L’orgoglio e la responsabilità di lavorare per il mio Paese”.

Qual è la qualità umana che apprezza di più nei suoi collaboratori? “La capacità progettuale e di lavorare in squadra”.

C’è un progetto futuro che le sta particolarmente a cuore e che può condividere? “Sono stato da poco nominato Commissario italiano per Expo Belgrado 2027. Si tratta di una manifestazione, come accennavo, importante, dedicata al concetto del gioco, allo sport e alla musica. L’Italia avrà uno dei padiglioni più grandi per cui stiamo già lavorando per renderlo una vetrina dei nostri territori e del Made in Italy”.

A suo avviso, come sta cambiando il mestiere del diplomatico in un mondo segnato da crisi, conflitti e trasformazioni tecnologiche? “Sta cambiando molto, anzitutto alla luce della rivoluzione tecnologica cui assistiamo e degli strumenti di comunicazione di cui dobbiamo servirci. Resta tuttavia forte l’esigenza che il diplomatico, soprattutto quello occidentale, si mantenga curioso e capace di capire le culture di politica estera degli altri Paesi. Solo da questa premessa possono nascere dialogo e cooperazione che restano il cuore della nostra professionalità. A questa dimensione piu’ geopolitica si aggiunge la necessità per ogni diplomatico di promuovere il Made in Italy in tutte le sue espressioni, ricorrendo ad una diplomazia economica dinamica e innovativa, fortemente promossa dal Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, On. Tajani”.

Quale può essere il valore aggiunto della diplomazia italiana nel contesto internazionale attuale? “In un mondo dove sono tornati centrali volontà di potenza, aspirazione egemonica e diplomazia coercitiva, l’Italia può far valere una tradizione di politica estera fatta di autostima, ma non di arroganza. Nello scenario multipolare in cui viviamo questo approccio è indispensabile se vogliamo favorire una coesistenza pacifica tra diverse civiltà”.

Chiuderei questa intervista chiedendole, come consuetudine, un consiglio su un buon libro da leggere… “Consiglio “Geopolitica dell’intelligenza artificiale” di Alessandro Aresu. Racconta il futuro tecnologico che sta già plasmando anche il modo di fare politica estera”.

Intervista di Marco Finelli

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