Le Vallje sono tornate a risuonare tra le vie di Civita, riportando in Calabria uno dei riti più identitari e magnetici della tradizione arbëresh. Un appuntamento che non è soltanto folklore, ma un vero atto di memoria collettiva: la rievocazione della vittoria di Giorgio Castriota Skanderbeg, che il 24 aprile 1467 – secondo il calendario giuliano – respinse l’avanzata ottomana salvando la cittadella di Kruja. Una storia che continua a vivere, anno dopo anno, nel martedì successivo alla Pasqua.
L’edizione 2026 ha confermato la forza di un rito che unisce generazioni e comunità. Civita, con il suo centro storico sospeso tra pietra e silenzi, ha accolto visitatori e appassionati offrendo, grazie alla collaborazione con l’Ente Parco del Pollino, anche un percorso di visite guidate alla scoperta del borgo. Un modo per intrecciare patrimonio materiale e immateriale, radici e territorio.

La giornata si è aperta alle 10 con la proiezione del documentario Vallja, dedicato alle danze civitesi e realizzato dall’Ambasciatrice d’Albania presso la Santa Sede, Majlinda Frangaj, presente in sala. Subito dopo, spazio alla presentazione del volume Un borgo che attira e che accoglie: scopriamo perché, a cura di Francesco Grisolia, ulteriore tassello nella narrazione di una comunità che custodisce e rinnova la propria identità.

Alle 16 il borgo si è trasformato in un palcoscenico a cielo aperto. Le strade, animate da costumi tradizionali e ritmi ancestrali, hanno accolto la sfilata dei gruppi folkloristici protagonisti delle Vallje 2026: “Shkembi” di Acquaformosa, Gruppo Pro Loco “Arberia” di Lungro, Gruppo “Vallja” di Santa Sofia d’Epiro, “Shen Mertiri Tamburi Band” di San Martino di Finita, “Katundi Jon” di San Marzano di San Giuseppe, Vallja Pro Loco Civita e Le Vallje Civitesi.
Un mosaico di voci e movimenti che, intrecciandosi, ha restituito l’immagine di un popolo che non dimentica e che continua a raccontarsi attraverso la danza.

La giornata si è conclusa davanti al Municipio con il concerto della “Grill Band”, che ha trasformato la piazza in un luogo di festa condivisa, suggellando un’edizione particolarmente partecipata e sentita.

