C’è un filo che unisce Roma ad Atene e attraversa secoli, idee, popoli. Un filo antico, ma tutt’altro che logoro. Lo sa bene Paolo Cuculi, Ambasciatore d’Italia presso la Repubblica Ellenica, che definisce le relazioni tra i due Paesi con tre aggettivi che sembrano una dichiarazione d’intenti: “profonde, olistiche e proiettate verso il futuro”. Parole che non sorprendono se pronunciate da chi, nella sua carriera, ha attraversato continenti e crisi globali, portando con sé una visione della diplomazia come esercizio di lucidità, ascolto e lungimiranza.
Nato a Roma nel 1967, formatosi alla LUISS ed entrato giovanissimo in carriera diplomatica, l’Ambasciatore ha servito in alcuni dei crocevia più sensibili del pianeta: dal Sudan al Sudafrica, da Bangkok a New York, fino alle grandi Organizzazioni Internazionali a Ginevra. Un percorso che gli ha insegnato che, oggi più che mai, il diplomatico deve saper leggere il mondo con rapidità e profondità, perché – come ricorda lui stesso – “dinamiche che un tempo si sviluppavano in decenni oggi cambiano in poche settimane”.
Eppure, è proprio ad Atene che questa traiettoria globale sembra trovare una sintesi naturale. In un luogo dove la storia affiora a ogni angolo di strada, l’Ambasciatore Cuculi vive la sua missione come un ritorno alle radici: culturali, politiche, identitarie.
Oggi, mentre Italia e Grecia affrontano insieme le sfide del Mediterraneo allargato – dai flussi migratori all’innovazione tecnologica, dalla sicurezza alla cultura – la sua voce racconta un rapporto bilaterale vivo, concreto, in espansione. Un rapporto che non guarda solo al passato condiviso, ma soprattutto al futuro possibile.
Ambasciatore, se dovesse descrivere le relazioni diplomatiche fra Italia e Grecia con tre aggettivi, quali sceglierebbe? “Direi profonde, olistiche e proiettate verso il futuro. Profonde perché le radici delle relazioni tra Italia e Grecia trascendono la dimensione nazionale e affondano nei millenni di storia mediterranea condivisa, basti pensare alla Magna Grecia; olistiche perché il livello di integrazione tra i nostri due Paesi interessa tutti i settori della vita sociale, economica e culturale; proiettate verso il futuro perché Roma e Atene sono chiamate ad affrontare sfide epocali per lo sviluppo sostenibile, quali flussi migratori, cambiamenti climatici, innovazione scientifica e tecnologica”.
Quali sono oggi le priorità strategiche nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi? “Italia e Grecia condividono la visione del Mediterraneo allargato quale quadrante strategico per la stabilità regionale e globale, da promuovere in ambito di Unione Europea e NATO. In una fase storica caratterizzata da tensioni e conflitti armati deflagrati senza soluzione di continuità dall’Africa saheliana al Baltico, è infatti essenziale garantire la difesa del fianco sud dell’Alleanza Atlantica, attuare politiche che consentano una gestione efficace dei flussi migratori e valorizzare il potenziale di dialogo e progresso civile di cui è ricca l’identità culturale dell’Europa mediterranea, in particolare quella italiana e greca. Si tratta di un aspetto, quest’ultimo, che occorre costantemente valorizzare, come ricordato dal Ministro della Cultura Giuli nella sua missione dello scorso giugno ad Atene. A ciò si somma una elevatissima integrazione economica tra i nostri due Paesi”.
Quali settori economici offrono le maggiori opportunità di collaborazione tra imprese italiane e greche? “Con un interscambio di quasi 12 miliardi di euro nel 2025, l’Italia è il primo cliente della Grecia, che rimane uno dei più importanti mercati di destinazione per le nostre esportazioni, le quali lo scorso anno hanno superato i 7 miliardi di euro. Sono peraltro convinto che esistano ulteriori margini per consolidare la cooperazione industriale, tanto in settori tradizionali – energia, trasporti, agroalimentare – quanto in quelli più innovativi e strategici, quali digitale, spazio, cibernetica, intelligenza artificiale. In presenza di minacce senza precedenti alla stabilità regionale e globale, la difesa può costituire un ulteriore ambito privilegiato di collaborazione tra aziende italiane e greche, con l’obiettivo di prevenire e respingere azioni ostili di natura convenzionale o ibrida. Non bisogna poi dimenticare che milioni di turisti italiani e greci già visitano ogni anno i nostri Paesi. Le imprese italiane possono offrire ai partner greci prodotti di qualità e soluzioni innovative per i servizi di accoglienza (alberghi, strutture ricettive, centri congressi) e nell’enogastronomia, mentre vi sono interessanti prospettive per sviluppare pacchetti turistici congiunti suscettibili di valorizzare destinazioni e territori meno conosciuti”.
Cosa significa per lei rappresentare l’Italia in un Paese con cui condividiamo così tante radici storiche e culturali? “Essere Ambasciatore d’Italia in Grecia è per me un immenso onore e una grande responsabilità. La sfida principale è elevare ulteriormente il quadro di relazioni politiche, economiche e culturali già fittissime, che affondano in un patrimonio unico di tradizioni comuni. Aggiungo che, per chi come me è nato e cresciuto a Roma, prestare servizio in Grecia equivale a riscoprire con emozione le radici della cultura greco-romana che hanno definito l’identità dell’Europa moderna. Italiani e greci, inoltre, condividono la capacità di interpretare l’evoluzione della politica internazionale in una prospettiva di lungo periodo, prevedendo prima di altri sviluppi e dinamiche anche in contesti di crisi”.
Cosa la colpisce di più della percezione della cultura italiana in Grecia, e viceversa? “Italiani e greci condividono la stessa visione della cultura quale aspetto qualificante della propria storia e della propria vita quotidiana. In Grecia c’è grande entusiasmo per il nostro cinema, la musica, la letteratura e la cucina, così come in Italia si guarda con ammirazione al patrimonio storico e artistico greco. Questa reciprocità rende la cooperazione culturale intensa e fertile, e ci stimola a offrire iniziative di qualità, sempre accolte con notevole calore”.

La cultura è dunque un ponte naturale tra Italia e Grecia. Quali iniziative recenti ha promosso l’Ambasciata per valorizzare questo legame? “Nel dialogo culturale tra Italia e Grecia, il 2025 è stato un anno particolarmente intenso, con l’Ambasciata impegnata in iniziative di grande profilo e visibilità. Mi piace ricordare, tra le tante, la mostra “Byzantium-Ravenna. Icons of Italian Fashion”, curata dal Direttore di POLIMODA Firenze Massimiliano Giornetti e ispirata all’influenza della cultura bizantina sui grandi stilisti della moda italiana, e le due rappresentazioni di “Medea” presentate dal Teatro Patologico di Dario D’Ambrosi, che unisce attori professionisti e ragazzi con disabilità, alla presenza dei Ministri della Cultura Alessandro Giuli e Lina Mendoni. Grazie all’azione di Istituto di Cultura e ICE, l’Italia è poi stata ospite d’onore del Festival Internazionale del Libro di Salonicco, con la partecipazione di decine di case editrici, autori e artisti. Voglio altresì ricordare la rassegna “Cinema Made in Italy”, realizzata in collaborazione con Cinecittà presso l’Archivio Cinematografico di Atene e i concerti dei musicisti dell’Opera di Roma, in occasione delle celebrazioni della Festa della nostra Repubblica, e dei Solisti Veneti, entrambi presso il prestigioso Centro Culturale della Fondazione Stavros Niarchos”.
Prossime iniziative in programma? “Anche il 2026 si preannuncia denso di appuntamenti interessanti. Abbiamo già realizzato con successo, nelle scorse settimane, la mostra “Mediterranea. Visioni di un mare antico e complesso” presso la Fondazione Eugenides – principale ente di promozione scientifica della Grecia – e il primo Festival della Letteratura Italiana in Grecia, curato dall’Istituto di Cultura. Nelle prossime settimane organizzeremo presso il Museo Benaki di Atene una mostra dedicata a Maria Callas sull’eccellenza italiana nella realizzazione di costumi di scena per cinema e teatro, curata dal pluripremiato costumista Massimo Cantini Parrini, due concerti – ad Atene e Rodi – dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino per celebrare l’ottantesimo anniversario della proclamazione della Repubblica Italiana, e un’edizione estiva di “Cinema Made in Italy” per promuovere il cinema italiano contemporaneo. Ci tengo inoltre a ricordare che quest’anno la Grecia sarà ospite d’onore del Salone del Libro di Torino, come già lo scorso anno l’Italia a Salonicco”.
Lei come si trova ad Atene? “E’ una città splendida, accogliente, con una vita culturale vivacissima. Dopo il servizio prestato in molte sedi extraeuropee, vivere ad Atene è come sentirsi a casa”.
Se dovesse scegliere un momento simbolico della sua missione ad Atene che racchiude il senso del suo lavoro, quale sarebbe? “Il Vertice Intergovernativo presieduto dai Primi Ministri Meloni e Mitsotakis e tenutosi a Roma lo scorso maggio ha costituito un passaggio di particolare rilievo nel rafforzamento dell’amicizia e della solidità delle relazioni politiche ed economiche tra Italia e Grecia, culminato nella firma di numerose intese in settori strategici per la prosperità dei nostri Paesi”.
E un luogo che l’ha particolarmente colpita? “La veduta di Atene, della sua acropoli e del Pireo che si gode dalla collina di Licabetto, è una esperienza difficile da dimenticare”.
In generale, come si è integrata la Comunità italiana in Grecia? “In Grecia vivono circa 14 mila italiani iscritti all’Anagrafe degli Italiani all’Estero, molto attivi e perfettamente integrati nel tessuto sociale, culturale ed economico locale. Ci sono molti bravissimi professionisti che lavorano per le importanti aziende italiane le quali hanno investito nel Paese, o che operano nei servizi e nel commercio. Numerosi connazionali sono docenti universitari, ricercatori e operatori delle industrie creative, insieme a studenti Erasmus e pensionati. L’Ambasciata e una rete consolare onoraria presente in venti località sono impegnate ad offrire servizi e assistenza agli italiani residenti e ai più di due milioni di turisti che ogni anno visitano la Grecia. Desidero poi citare il Com.It.Es., l’organismo rappresentativo della nostra collettività, e il COASIT, che coadiuva l’Ambasciata nell’assistere cittadini italiani in stato di bisogno”.

Lei ha ricoperto incarichi in contesti molto diversi, dal Sudan al Sudafrica, fino a Bangkok e New York. In definitiva, qual è il suo ricordo più bello legato alla sua prestigiosa carriera diplomatica? “Senza dubbio la conferma del prestigio e della stima di cui l’Italia gode a livello internazionale e dei vincoli che legano i connazionali ai valori e alle tradizioni del nostro Paese”.
E il più brutto? “Lasciare, al termine del servizio, i Paesi in cui si è vissuti per anni, costruendo amicizie e rapporti interpersonali, che è stato doloroso abbandonare”.
Come si è evoluto il suo approccio alla diplomazia nel corso degli anni, soprattutto in relazione ai cambiamenti geopolitici globali? “Più che in passato, il diplomatico è oggi chiamato a un costante aggiornamento professionale che gli consenta di saper leggere dinamiche ed evoluzioni sulla scena internazionale che prima si sviluppavano in decenni e oggi in poche settimane, mantenendo intatta la disposizione a comprendere – che non significa sempre condividere – posizioni e priorità dei nostri interlocutori”.
Fra le tante personalità incontrate nell’arco della sua carriera diplomatica, ne ricorda qualcuna in particolare? E per quale motivo? ”Conoscere George Bizos, avvocato di Nelson Mandela cresciuto in Sud Africa in una famiglia greca, e capace di salvare dalla condanna a morte il futuro Premio Nobel e paladino della lotta all’apartheid, mi ha profondamente toccato. La sua incredibile storia umana e professionale mi ha confermato che la forza del diritto è in grado di prevalere sul diritto della forza”.
Chiuderei questa intervista, come consuetudine, chiedendole un consiglio su un buon libro da leggere. “Ho appena terminato di leggere “Il Demone della Nostalgia” del professor Mauro Bonazzi – prossimo ospite dell’Istituto di Cultura di Atene – che traccia un interessantissimo excursus sull’influenza dei classici greci sul pensiero filosofico del Novecento. L’ho trovato una riflessione profonda e affascinante su quanto la nostra cultura moderna deve alla Grecia antica”.
Intervista di Marco Finelli

