di Costantino Salis*
Negli ultimi giorni, il centrodestra ha espresso forti preoccupazioni sulla sicurezza del voto degli italiani all’estero, in vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026. Le segnalazioni di possibili irregolarità nel voto per corrispondenza hanno riportato al centro dell’attenzione un tema che da anni riguarda milioni di connazionali nel mondo.
Il voto all’estero è un diritto costituzionale, ma il sistema attuale presenta limiti evidenti. Le schede vengono inviate all’ultimo indirizzo registrato, anche quando l’elettore si è trasferito o non risiede più in quel luogo. Questo può far arrivare i plichi a persone diverse dal destinatario legittimo, senza alcun controllo sull’identità di chi poi esprime il voto. A ciò si aggiungono ritardi, smarrimenti e differenze significative nei servizi postali dei vari Paesi, che spesso impediscono agli elettori di ricevere e restituire la scheda nei tempi previsti.
Queste criticità non equivalgono automaticamente a irregolarità, ma rappresentano punti deboli reali che richiedono interventi urgenti. Un sistema elettorale deve garantire certezza, trasparenza e affidabilità: oggi, nel voto estero, questi elementi non sono pienamente assicurati.
A questo si aggiunge un dato preoccupante: la partecipazione degli italiani all’estero alle elezioni politiche si ferma intorno al 20%, molto al di sotto dei livelli registrati in Italia. È un segnale di distacco crescente tra cittadini e istituzioni.
La mia esperienza personale lo conferma. Alle ultime elezioni per il rinnovo del Comites in Grecia, su oltre 13.000 iscritti all’AIRE hanno votato circa 400 persone. Per permettere al mio gruppo di partecipare, è stato necessario informare uno a uno i connazionali, spiegare l’obbligo di prenotarsi in ambasciata, raccogliere le firme richieste e, in molti casi, accompagnare fisicamente le persone al consolato per aggiornare i propri dati. Un lavoro enorme, che non dovrebbe ricadere sui candidati o sui cittadini, ma essere sostenuto da un sistema chiaro e funzionante.
In qualità di Presidente del Comites Grecia, considero questo impegno un dovere istituzionale. Le difficoltà sono le stesse che vivono le comunità italiane in tutti i Paesi: tutte sono coinvolte in egual misura da queste problematiche e tutte hanno diritto a un sistema elettorale più sicuro, moderno e affidabile.
È evidente che il modello attuale vada ripensato. Servono procedure più rigorose per l’identificazione degli elettori, controlli più solidi sui registri, maggiore certezza nella consegna e nella restituzione delle schede e una comunicazione istituzionale più efficace verso gli italiani nel mondo. Parallelamente, è necessario restituire valore al voto stesso: non un adempimento formale, ma un gesto di responsabilità e partecipazione che definisce la qualità della nostra democrazia.
Garantire un voto sicuro e credibile agli italiani all’estero non è una battaglia politica. È un dovere istituzionale. Significa assicurare a ogni cittadino, ovunque viva, le stesse tutele e la stessa dignità democratica riconosciute sul territorio nazionale. Solo così si può rafforzare la fiducia nella democrazia italiana e nella sua capacità di rappresentare davvero tutti.
*Presidente del Comites – Grecia
